Cosa si fa quando si sogna continuamente di essere traditi e inutili?
Mi inviti nella tua azienda, composita, corporate, tutta solo piani-terra, vialetti e giardini verdi: un campus; mi fai entrare nel tuo ufficio con finestra, tavolo, telefono e poltrona, stai lavorando.
mi chiamano lì, al tuo telefono, nel tuo ufficio, per una questione urgente, lei risponde col viva voce , dice "si è qua " mi passa la cornetta del cordless , toglie il vivavoce, per darmi un po' di privacy:
esco dall'ufficio, per non disturbare , mi aggiro nei corridoi mentre parlo, mi perdo.
il telefono entra in contatto con le altre basi, sento conversazioni private, dove si fanno trame e pettegolezzi.
ritrovo la linea: "pronto pronto, si c'erano interferenze ma ora ci sono...
ok ho capito, arrivo con urgenza" , chiudo la comunicazione.
Ho il cordless in mano, voglio tornare all'ufficio. Mi accorgo che mi sono perso, ci sono mille corridoi, e slarghi e open space, cerco di tornare, ma mi perdo sempre di più.
Non so cosa fare, e il mio cellulare è nel suo ufficio!
Allora decido di recarmi alla portineria per chiedere, "dove sta l'ufficio di tiza e caia, che è la mia fidanzata?"
Ricordo l'ingresso, e arrivo alla portineria.
Ci sono due giovani donne e una terza sulla 40-ina. Cerco di attirare l' attenzione, "scusi, ma avrei bisogno di una informazione". E proprio quest'ultima si avvicina al vetro, " cerco l'ufficio di tiza e caia, che è la mia fidanzata, mi son perso, saprebbe dirmi dove sta?"
Questa mi ascolta con attenzione, e poi quasi costernata mi risponde che non sanno il numero del suo ufficio, non abbiamo mai sentito questo nome, ci sono troppe persone non conosciamo tutti per nome.
Ma aggiunge "mi faccia vedere il cordless, lì ci sarà il numero dell'ufficio immagino?" Mi guarda come dire: non ci ha pensato di cercare lì, prima di venire qua?
Afferra il telefono, lo esamina con cura, parlotta con la collega che intanto si è avvicinata al vetro per capire che cosa succede, e a un certo punto sorridendo guarda la collega e le indica col dito un punto del cordless e dice a mezza voce: "vedi, è inciso qua! ---non se ne accorgono mai ! " e scuote la testa, con uno sguardo di intesa verso la collega portinaia e il tono paternalista di chi conosce ormai bene tutti i segreti tecnici e umani di una vera azienda corporate.
Io dico, "Mi scusi è la prima volta che vengo qua, non conosco il posto" e lo dico per difendermi dall'accusa di non sapere nulla di nulla della loro sacra e bella e onorevole azienda. E delle loro sacre collocazioni di numeri e di uffici.
Quindi la portinaia mi dice, "Non si preoccupi . Provo a chiamare, dal mio telefono, l'interno indicato sul cordless: qua, vede?". Le rispondo… "ma se la cornetta è qua, a che serve?" Poi capisco, vedo che davanti ha una tabella con i numeri di tutti gli interni, e i nomi. Lei compone 4 cifre, il telefono squilla nelle mie mani.
" Si è proprio questo" mi dice "quindi è questo ufficio" e indica la sua tabella "che sta qua e qua e qua" e agita il disto sulla mappa.
La mia fidanzata risponde alla chiamata usando il microfono della base del telefono, la portineria prontamente si spiega "il suo fidanzata si è perso, ed è venuto qua, glielo mando in ufficio? lo accompagniamo li se vuole"
Lei dice molto velocemente, "no, n, non importa stiamo già uscendo, vengo lì io. Lo trattenga".
parte 2
Viene fino alla portineria, come annunciato; mi vede e mi afferra per il braccio, mi rimprovera: " dove sei stato, non ti trovavo più... dobbiamo andare hanno annunciato uno sciopero e il traffico si sta bloccando , siamo in ritardo dovevamo partire gia' mezzora fa per evitarlo. Andiamo, l'auto è qua".
Le rispondo, un po frastornato: "ma è meglio iandare in metro se ci sono code blocchi"
Lei replica, "siamo in ritardo, si fa prima in auto, andiamo che è già tardi"
E' accompagnata da una collega, una ragazza molto giovane coi cappelli lunghi e ramati scuri, lo sguardo non molto sveglio, timida: siamo in tre, arriviamo all'auto, loro due si siedono davanti e io dietro.
L' auto è una Camaro grande e spaziosa, con moltissimi cavalli; potente e aggressiva. Lei la guida con furia, ma può procede solo per duecento metri, non riusciamo neanche a uscire dall'azienda: siamo tutti in coda, bloccati.
"C'è un fermo traffico in tutta la città!" dice spazientita, " siamo partiti tardi, si è già formata la coda ; ti avevo detto che dovevamo muoverci prima, ma tu dovevi perderti come al solito"
Le macchine sono tutte pazientemente in coda in una curva del vialetto di uscita. Non si muovono di un centimetro, il blocco è totale.
Lei attende e poi impazientita profferisce "è inutile stare qui così, il blocco durerà ore, fermiamo l'auto"
Ma è impossibile muoversi, siamo in un vialetto affollato di auto e tutti quanti sono in coda.
Noto che alcuni evidentemente colti dallo stesso pensiero hanno decise di eaccostare sul prato e parchegguare ridosso dell'alto muro di cinta aziendale. Sono lì alla bellemeglio.
Un gruppo di ragazzi ha fermato l'auto lungo il muro, poi si sono messi sul tetto della loro auto e sul bordo del muretto, e parlano, bevono, fanno passare il tempo, sbraitano un po', e ridono. Sono in canottiera, in t shirt colorate, intendo.
Lo nota anche lei e dice: "Ecco, lì", dice, "parcheggiamo lì!"
"Ma non ci stiamo lì", replico, "non c'è spazio!"
Lei non ascolta: per uscire dalla coda svolta velocemente e va con le ruote sul prato e dirige la testa dell'auto tra altre due che sono parcheggiate contro il muro.
Le dico " guarda.. che non ci sta in quello spazio stretto!",
Lei imperterrita e innervosita, infila diretta la testa dell'auto, decisa, irritata, tra le altre due auto ferme.
L' enorme Camaro ci entra a malapena, e chiaramente striscia contro l'auto dei ragazzi: un rumore sinistro di lamiere. Silenzio.
Nasce un battibecco, i ragazzi non ridono più, "fate attenzione" urlano,
Io le dico, "ti avevo detto che non ci stava", lei mi risponde "non fare il piantagrane"
I ragazzi ci rimproverano e si lagnano dell'auto che li ha danneggiati. Lei si irrita con me. I ragazzi con noi, io con lei e l'amica tace, prudentemente, per non dare nell'occhio.
Litigi aziendali? Auto aziendali di cui non pagano neanche l'assicurazione. Penso, io che c'entro. Che mi importa?
Esco dalla portiera spazientito e le dico "basta, io sono in ritardo, era meglio prendere la metropolitana: se c'è un blocco del traffico in tutta la città , non ha senso andare in auto; ma tu per testardaggine hai voluto prendere l'auto, per forza, col traffico bloccato! e poi ti irriti, e parcheggi male e crei pasticci, e strepiti con tutti! "
Lei risponde arrabbiata, mi dice cose come "non fare tragedie, come sei catastrofista, che ne sapevo, eravamo in ritardo per colpa tua che ti sei perso!"
Irritato a morte per quest'ultima osservazione, le dico, " potevamo stare in coda come tutti, ma dovevi esagerare come sempre, parcheggiare dove non si può e dove non c'è spazio: che cambiava, tanto la coda è ferma. Cosa cambia aspettare qua o lì, ma devi per forza fare di testa tua, danneggiare un auto, creare problemi inutili"
Lei mi guarda sbigottita, qualcuno dei ragazzi ci ascolta litigare e sghignazza sotto i baffi. Auto aziendali, non pagano i danni, penso, sono qua tutti a fare scene e inutili ripicche aziendali, e io sono di fretta.
Le dico, irritato da questa situazione, dagli atti bruschi e inutili, dalle risatine, "va bene, tu fa come vuoi , io vado a casa coi mezzi", come se stessi dicendo una cosa geniale.
Già ma dove, sono - penso - "in che punto della citta' sono?"
E' la sua città, dove lavora lei, io non sono mai venuto qua, e non so niente di questa città e non ho neanche il cellulare con me: sta ancora nel dannato ufficio.
Quindi le dico: "Ascolta, non so dove sono" , le dico "e non so se ci sono stazioni della metro vicine, ma non importa, sono stufo, fai pasticci, e mi dai la colpa" E aggiungo " io vado a casa, a costo di farmela anche tutta a piedi, ma vado!"
E mi incammino furioso per il vialetto aziendale per uscire da quel posto; mi infilo sui viottoli del giardino, cammino scocciato e velocemente;
svolto a sinistra, vado in fretta lungo un muretto, rimuginando cose come, "e mo' come ci torno a casa! col traffico bloccato anche i bus saranno in coda, e chissà se c'è una fermata del metro vicino; andrò a piedi fino al metro' : ci fossero anche 10 km da fare, una fermata la trovo sicuro ....e che vadano tutti a quel paese, lei e la sua stupida azienda!"
Mentre rimugino, lei mi appare alle spalle, palesemente dispiaciuta, quasi con le lacrime gli occhi; è dietro di me e mi segue a una 50 ina di metri e mi dice forte,
"Non te ne andare, non mi lasciare, tu mi vuoi lasciare per sempre lo so!"
Certo penso, arrabbiato. "Non mi seguire! vado da solo", le dico.
Lei mi guarda con uno sguardo implorante e dalla distanza mi dice,
"non mi lasciare ti prego! fermati, non te ne andare, vengo anche io".
Io continuo a camminare imperterrito, e veloce, lei mi segue disperata.
Svolto a sinistra: mi lancio dentro una stradina per seminarla.
Lei mi segue con forza. Corre.
Mi raggiunge. Mi afferra per la spalla: io mi giro.
"Non mi lasciare!" mi ripete, disperata.
La guardo bene negli occhi e le dico: "a cosa serve così? Fai sempre così, mi cerchi ma poi mi rimproveri. Mi rimproveri ogni giorno di mille cose di cui non ho colpa. Fai tutto tu, e poi mi accusi, mi usi! continuamente !"
Lei mi guarda, costernata.
Io sono sovraffollato di sentimenti e risentimenti: " dici sempre che mi ami. Ma poi mi mi accusi di cose false e mi usi dicendo che è colpa mia.
Non capisci? Non capisci che quando fai cosi, riapri vecchie ferite, di vecchi rapporti in cui sono stato usato e usato e usato e accusato e picchiato e preso in giro, e poi alla fine... lasciato! Il danno e la beffa... " le lacrime cominciano a calarmi dagli occhi mentre parlo-
"E allora era come ora : sono stato accusato, usato e lasciato. Lasciato e usato! Come una cosa !" ripeto disperato e sto male da morire nel dirlo.
" E quando fai così anche tu con me, mi strazi di nuovo il cuore, mi usi e mi accusi e mi usi come tutti , come la mia ex, la mia famiglia, i miei fratelli, come lei, come te!"
Il cuore mi scoppia, e le lacrime scendono copiose.
"Mi usi, e mi strazi, mi usi e mi laceri " le dico piangendo "come tutti, mi distruggi, e non ne ho colpa, e poi dici che sono io"
piango forte, il cuore gonfio.
Lei mi guarda affranta, "mi dispiace. scusa,"
e aggiunge di nuovo con forza, "mi dispiace, hai ragione, scusa, io ti amo, non volevo ferirti, non voglio mai ferirti. "
E poi ripete, "mi dispiace tanto, hai ragione"
Dopo una pausa aggiunge, " me lo merito, lo so me lo meriterei, ma non mi lasciare. Cambierò. Non voglio ferirti, io ti amo molto invece. Me lo merito… ma non mi lasciare"
E mentre sento le sue parole, ascolto le mie paure, le sue paure, piango.
Mi dispero, penso, piango.
Lei mi guarda con costernazione, dispiacere, amore. E mi guarda fisso negli occhi con le lacrime nelle pupille.
Cosa sta succedendo, penso.