Mimì e Gegè e tri caddozzi i sasizza. ( Caddozzu/i – porzione di salsiccia tra due nodi)
Gegè capì che Mimì era incazzata osservando come, entrando in casa, aveva buttato le chiavi sul mobiletto dell’ingresso. Generalmente le appoggiava delicatamente per non far saltare la vernice al mobiletto economico comprato all’Ikea di Catania. Invece quella sera, le buttò quasi con rabbia tanto che rimbalzando caddero per terra.
Imprecando le raccolse ributtandole sul mobile e dirigendosi come una furia verso la stanza da letto. Gegè quindi si mosse con attenzione, evitando di chiedere, apparecchiando con scrupolo, levando dalla sala da pranzo che fungeva anche da salotto, tutti quelle cose fuori posto che avrebbero fatto scoppiare la rabbia di Mimì.
Dopo aver fatto la doccia Mimì si sedette a tavolo con la faccia scura ed incominciò a mangiare senza parlare. Imboccò rabbiosamente alcune forchettate della pasta preparata da Gegè, lui decise che era venuto il momento di abbassare la pressione e chiarendosi la voce le chiese se volesse un po' di vino.
“No !! lo sai che poi mi viene l’acido! Possibile che non te lo ricordi mai? Tu basta che fai a mangiare non pensi ad altro! Non è che ti sai trovare un lavoro! no sempre a far da mangiare così mi ingrasso e sto male!!”
Lui le versò l’acqua e senza battere ciglio chiese in mondo neutrale
“Al lavoro tutto bene?”
“No che non è tutto bene: è un posto di pazzi con un capo strunzu e figghiu i buttana!”
“E’ successo qualcosa?” fece Mimì con un tono da parrino nel confessionale
“Si che è successo qualcosa! Ogni giorno succede qualcosa in quel posto di pazzi! Oggi una signora non ha pesato il pane, è arrivata alla cassa di Giusy e quando lei le ha fatto notare gentilmente che doveva pesarlo sta spasciata si è messa ad urlare. Giusy cercava di farla ragionare ma sta studduta ha incominciato a gridare ancora chiù fotti. Basta: è arrivato il capo e invece di mandare a fanculo la vecchia se l’è presa con Giusy. Io ho cercato di difenderla ma lui ha incominciato a prendersela anche con me. Poi ci ha chiamato in magazzino e ci ha fatto una shampata che non finiva più. Quando siamo uscite ho detto a Giusy di non prendersela e lei si è messa a piangere, dicendo che era tutta la vita che era sempre così, che se la prendevano tutti con lei anche se non ne aveva colpa e non sapeva come reagire. A me è dispiaciuto perché ultimamente le cose le vanno tutte storte. Un mese fa è morta sua mamma, quindici giorni fa ha investito la macchina, tre giorni fa è venuta una zalla al supermercato e le ha detto che quando il suo fidanzato viene a fare la spesa al supermercato lei non deve fare la gatta morta con lui e che lo deve lasciare in pace se no le tagliava la faccia. Ma Giusy è una che non guarda in faccia nessuno, timida com’è. Insomma se non è prossima al suicidio è solo perché le disgrazie non le danno tempo per poterlo fare.”
Finì il piatto e bevve un po' d’acqua e quindi continuò
“Eppure lei è bravissima, sempre pronta a dare una mano, gentile con tutti, educata. Mi aiuta sempre quando c’è un lavoro difficile o pesante da fare. Io non so cosa non farei per darle un po' di felicità”
Gegè continuò silenziosamente a fare la scarpetta al suo piatto. Ingoiato il boccone finalmente parlò
“Perché non l’inviti a pranzo questa domenica?”
“A pranzo è perché?”
“Io invito un mio amico, li facciamo conoscere e forse si mettono assieme e lei incomincia una relazione nuova, e si distrae!!”
“Ma chi dici! Ora sta puvirazza, chi guai che ha, figurati se pensa a fidanzarsi …”
“Non ti preoccupare che ho un amico di calcetto che è un pezzo di pane, proprio come lei. Secondo me si troveranno bene. Tu invitela e vedrai!”
“ma chi è? Lo conosco?”
“No, è arrivato da poco, ma è un bravissimo ragazzo, non preoccuparti!!”
Alla fine Mimì si fece convincere anche se non si fidava. Quando quella domenica finalmente lo vide si stupì perché una volta tanto Gegè aveva avuto ragione: era un bravissimo ragazzo. Alto e ben messo come corporatura, aveva capelli neri ben tagliati, gli occhi scurissimi e a mandorla ed era perfettamente rasato. Si capì subito che era educato, con un linguaggio pulito e ricco, ascoltava prima di parlare mentre sorrideva sempre mettendo a suo agio chi aveva di fronte. Certamente non era uno dei soliti zalleri che Gegè si portava a casa per guardare le partite e che erano più simili a degli uomini primitivi, malati di sticchiu e drogati di birra. L’unico difetto che notò, era che aveva un vestito abbondante, alla Tony PiTony. Ma questo era un difetto che una brava ragazza come Giusy avrebbe potuto aggiustare facilmente. Giusy si era presentata con un abitino semplice ma elegante, i suoi capelli ricci ben stirati con l’ombretto e il rossetto appena accennati, per non apparire una con i gusti grezzi e banali. I due incominciarono a parlarsi, e subito Mimì notò che il Leonardo, il ragazzo in questione sembrava essere più timido della sua amica e quando Giusy gli parlava, nel rispondere abbassava gli occhi come se si vergognasse di quanto diceva. Anche Giusy aveva notato questo modo di fare e per fortuna questo la spinse a cercare sempre di iniziare una conversazione adeguata, quasi volesse tirarlo fuori dal suo guscio. Comunque, alla lunga, Gegè ebbe la sensazione che Leonardo sarebbe stato ricordato da Giusy come un pesce da brodo: uno senza sostanza e capacità.
Poi Gegè fece una delle sue minchiate. Finito il piatto di pasta ncaciata, portò in tavola una teglia di sasizza ponendola dalla sua parte dove lui e Mimì erano seduti e quindi arrivò con una teglia di patate che mise di fronte ai due ospiti seduti vicini di fronte a loro. Ebbe cura però di metterla sulla destra di Leonardo invece che tra loro due. Per far posto alla teglia di salsiccia, Gegè spostò inoltre il calice del vino di Giusy pericolosamente vicino al bordo dove sedeva Leonardo. Più tardi, sulla base delle conseguenze che quella disposizione provocò, Mimì ebbe il sospetto che Gegè avesse fatto apposta a creare una trappola per Giusy ai danni di Leonardo.
Quando si sedette, dopo aver distribuito la salsiccia, Gegè chiese con noncuranza a Giusy se poteva dargli due patate e allungò il piatto sul tavolo, così che Giusy, per poter prendere le patate fu quasi obbligata ad urtare il suo calice di vino che cadde rovesciando il contenuto sul pantalone di Leonardo. Ne seguì un minuto di panico che fu presto risolto dal suggerimento di Gegè a Leonardo di seguirlo in camera da letto che gli avrebbe dato un pantalone pulito. Gegè torno di li a poco e si sedette al suo posto tutto serio, quasi preoccupato.
Mimì stava partendo con una sfuriata, educata ma sarcastica e cattiva nei suoi confronti, ma lui non le diede tempo e guardando Giusy disse velocemente e sottovoce:
“Ragazze mi raccomando, non mettetevi a guardare il difetto di Leonardo. Fate finta che è tutto normale!”
Le donne si guardarono e non capendo Mimì chiese anche lei sottovoce
“Ma quale difetto? Non mi è sembrato che ne avesse uno!”
“Perché aveva i pantaloni larghi e non si notava, ora gli ho dato i pantaloni della mia tuta, gli unici che sono abbastanza larghi per lui, ma il difetto si vede bene”
“Si ma qual è?” chiese ancora Giusy
“Come qual è! E’ lì davanti, il suo coso, è di dimensioni … ragguardevoli”
“come due caddozzi di sasizza?” chiese Mimì indicando la salsiccia nella teglia. Gegè sembrava non volesse rispondere, alla fine ammise
“magari anche tre!” Le donne dilatarono gli occhi incredule.
Finalmente apparve Leonardo con i pantaloni che benché larghi, avevano sul davanti un evidente rigonfiamento. Leo era chiaramente imbarazzato e aveva lasciato la camicia fuori dei pantaloni di Gegè nell’inutile tentativo di coprire il salsicciotto che aveva tra le gambe.
Giusy incominciò a scusarsi con lui ma Leo, educatamente, disse di non preoccuparsi, che avrebbe fatto pulire il pantalone in tintoria e incominciò a tagliare in piccoli pezzi la salsiccia del suo piatto fissandola senza dire una parola.
Intervenne Gegè.
“Leo, non ti preoccupare, anche se si vede Mimì e Giusy non ci fanno caso, Non è vero ragazze?”
“vero, Leonardo, è una cosa … normale. Cosa vuoi che sia” disse subito Mimì cercando di confortarlo
“Si Leonardo, non ci facciamo caso. – Incominciò Giusy con l’ansia di almeno alleviare l’imbarazzo di Leo - Tu hai tante altre qualità … sei educato, simpatico, intelligente … poi tutti noi abbiamo qualcosa che non ci piace che ci fa vergognare ma bisogna imparare a viverci assieme”
“Giusy ha ragione – incalzò Mimì – io ho questo sedere a mappamondo che fa provincia e a Gegè non bisogna far mangiare il finocchietto selvatico che se no è meglio se non vai in macchina con lui, perché produce un gas intestinale velenosissimo”
Tutti risero e Giusy aggiunse
“Si tutti abbiamo qualcosa che ci fa vergognare, vedi io ho qui il naso storto, la vedi questa gobba” e si avvicino a Leonardo indicando una leggera curvetta in mezzo al naso. Lui alzò gli occhi dal piatto e guardando Giusy replicò con voce melanconica
“Si ma tu hai degli occhi bellissimi: nessuno potrà mai notare quella piccola curvatura del naso!”
Giusy restò immobile con il dito che indicava il naso, folgorata dalle sue parole continuando a guardarlo come se con gli occhi volesse capire veramente chi fosse Leo.
Dopo qualche secondo aggiunse
“Lo vedi, sei capace di dire cose che possono far felice una ragazza! E’ questo quello che conta”
“Scusate – aggiunse infine Leonardo - è che ormai ho il complesso di questo mio corpo fatto male. Quando ero bambino, al mare, un mio cugino per scherzo mi tirò giù il costume e venne fuori la mia ciollitta che era come quella di un adulto-Le signore che erano di fronte a me incominciarono a gridare, a darmi del mostro e corsero a prendere e a portare via tutte le bambine grandi e piccole coprendogli gli occhi. I maschi invece si misero a ridere come se io fossi sbagliato. Da allora mi sono vergognato di questo mio coso”
“io te l’ho detto, - intervenne Gegè - ci sono maschi che pagherebbero oro per averlo come il tuo, invece tu te ne vergogni”
“Perché non mi serve a niente!” rispose lui seccato
“Ma se ci sono le MIFL che ti inseguono e ti saltano addosso per poterci giocare!”
“Ma solo perché si vogliono levare i piaceri più osceni. Mi usano, come si usa uno spazzolino per i denti o la carta igienica, che dopo averci pulito dalle cose sporche, si buttano via! Se devo essere solo usato, allora sto bene da solo”
“non devi dire così - disse Giusy scuotendo la testa, non è giusto – Io l’altro giorno avevo un umore come il tuo, mi sentivo punita dal mondo senza un motivo: tutte le cose che mi riguardavano erano diventate una disgrazia. Anche le clienti del supermercato se la prendevano con me senza un motivo. Ma Mimì mi ha invitato qui e mi ha detto che avrei conosciuto un ragazzo stupendo che mi avrebbe fatto capire che la vita non è una pioggia di disgrazie, e che può essere anche un incontro fortunato, una serata tra amici, una piccola oasi di felicità. E per me adesso è veramente così. Per noi tre, non sei un mostro o uno scherzo della natura, sei Leonardo, il nostro amico Leonardo. E basta”
“E’ vero, Leo, Giusy ha ragione” concluse Mimì.
Lui sorrise.
“Bene - fece Gegè – ora finiamo a sasizza che poi ci aspetta il dolce”
La serata continuò serenamente e alla fine Leo e Giusy uscirono insieme perché lui doveva portarla a casa visto che lei era senza macchina.
Il giorno dopo Gegè ricevette una chiamata da Mimì preoccupata perché Giusy non era al lavoro. Aveva provato a chiamarla al cellulare ma non rispondeva. Gegè le disse che aveva provato a chiamare Leo ma anche lui non rispondeva. Per tutta la giornata Mimì e Gegè cercarono inutilmente notizie dei loro amici. Il giorno dopo Giusy iniziò il turno alle due del pomeriggio, quando Giusy finiva il suo. Arrivò prima al lavoro chiedendo di lei e finalmente la trovò che si stava cambiando per uscire.
“Giusy – le disse appena la vide nel magazzino – Ma dove eri finita? Ieri ti ho chiamato tutto il giorno. Non sentendoti, ho avuto paura che ti fosse successo qualcosa”
“No, è che tornando, ho proposto a Leo di passare da casa mia dove ho la lavatrice e l’asciugatrice così gli avrei pulito subito i pantaloni e glieli avrei stirati, intanto avremmo bevuto qualcosa per digerire .. e poi …”
“e poi cosa? Non mi dire che hai fatto come le MIFL che usano Leo per levarsi le voglie più sporche?!” fece seria Mimì con la faccia da inquisitore spagnolo.
“ .. no è che sai, una cosa tira l’altra, ecco, poi è capitato … che ci siamo baciati …”
“E basta?”
“No poi … abbiamo fatto … tutta la notte”
“Nooo! Giusy, da te non me lo sarei aspettato. Ma il giorno dopo perché non hai risposto al telefono”
“Perché poi abbiamo fatto, … anche il giorno dopo … tutto il giorno … e la notte”
Mimì la guardò stupita
“GIUSY !! ma che ti è preso? Appena vedi un po' di sasizza diventi peggio di Messalina”
“No, è che lui … noi … ci vogliamo bene … ma non per la … sasizza! Ma perché mi ha detto che ho degli occhi bellissimi. Me lo aveva detto solo mio padre. E poi … è come me, uno che si vergogna di quello che è, … che non si sa difendere ed io che non so difendere me stessa, ecco sent0 che devo difenderlo, proteggerlo, e ho capito … insomma … che gli voglio bene”
“Si e magari perché ti ha fatto divertire …- fece ancora dubbiosa Mimì – hai già avuto una storia che è finita male e non puoi iniziarne alla leggera un'altra! Perché una notte ti ha fatto godere una volta, non puoi pensare che già ti vuole bene e ti ama alla follia.”
“Non una volta” disse timidamente Giusy, e lentamente apri le mani mostrando tutte le dita e poi abbasso tre dita della mano destra
“Sette volte” fece stupita Mimì
“No, diciassette la prima sera, poi … poi ho perso il conto”
Mimì la guardò stupita.
“Capisci, non posso non amarlo” continuò seria Giusy
“Giusy, c’è un signore che ti cerca” fece un collega mettendo la testa nel magazzino e indicando l’ingresso.
“E’ Leo , aveva detto che se poteva mi sarebbe passato a prendere, devo andare”
Si vestì velocemente e presa da una improvvisa fretta ansiosa corse a spazzolarsi i capelli e a spruzzarsi del profumo. In questo suo agitarsi incontrollato si fermò un attimo di fronte a Mimì
“Lo so che può sembrarti tutto così strano, anche a me tutto sembra che sia successo troppo velocemente. Ma fidati, ci vogliamo già un sacco di bene. Cercheremo di non farci del male, te lo prometto”
La baciò sulla guancia e la guardò sorridendo
“Grazie per il miracolo che hai fatto accadere” le disse infine e scappò via come se una colomba quando scappa da una gabbia. Mimì la guardò fuggire via e sorrise anche lei scuotendo la testa.
Quando la sera raccontò tutto a Gegè, lui tirò un sospiro e disse semplicemente
“U vidi chi fannu tri caddozzi i sadizza?”