Nella relazione perfetta, i pantaloni non li indossa nessuno. Restano sul pavimento.
M. Heathcliff
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M. Heathcliff

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Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: - Perché le persone gridano quando sono arrabbiate? - Gridano perché perdono la calma - rispose uno di loro. - Ma perché gridare se la persona sta al tuo lato? - disse nuovamente il pensatore. - Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti - replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: - Allora non è possibile parlargli a voce bassa? - Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore. Allora egli esclamò: - Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano. - Infine il pensatore concluse dicendo: - Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare. -
Mahatma Ghandi
Stamattina al bar un signore seduto mi guarda e mi dice: “Giovane…ma te sai cos’è l’amicizia?” Sto per rispondere e mi interrompe: “Lo vedi quel signore seduto laggiù? Quello è il mio migliore amico…siamo nati nel ‘39, siamo nati e cresciuti insieme. Io gli ho fatto da testimone a nozze e lui l’ha fatto a me. Abbiamo comprato la terra da lavorare insieme e tutti i giorni venivamo in questo bar, prendevamo un Bianchino e leggevamo le notizie…lui me le leggeva perché io non so leggere e io ascoltavo…sempre insieme… Nel ‘78 abbiamo litigato, ce le siamo anche date…e da quel giorno non ci siamo più parlati, neanche un ciao…Beh, ti dirò..dal 78, nonostante tutto, ogni giorno veniamo qui sempre alla stessa ora…ogni giorno ci vediamo, non ci salutiamo e ci sediamo in due tavolini differenti. Entrambi prendiamo un bianchino. Tutti i giorni prende il giornale e legge le notizie ad alta voce: la gente pensa che sia matto, ma lo fa per me..dal ‘78….”
(via laragazzadallasciarpaverde)
Ridi sempre, ridi, fatti credere pazzo, ma mai triste. Ridi anche se ti sta crollando il mondo addosso, continua a sorridere. Ci son persone che vivono per il tuo sorriso e altre che rosicheranno quando capiranno di non essere riuscite a spegnerlo.
— Roberto Benigni (via ilmioregalopiugrande)
"La mia stagione preferita sei tu. Da quando ti conosco non importa se piove o se c’è il sole, se ci sei tu, si può solo star bene.”

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E lei tutto ad un tratto non parlava, ma le si leggeva chiaro in faccia che soffriva.
Piccolo grande amore. (via volevostareconte)
Tutto si riduce all'ultima persona a cui pensi la notte. È li che è il tuo cuore.
Boh.
mi sono disperata una giornata intera, ho fissato la chat per ore e, quando mi sono rassegnata, è tornato, convinto che io mi sia imposta di non cercarlo. indovinando. poi ho esagerato, ho pubblicato una frase che mi ha scritto mesi fa, la più bella che un ragazzo mi abbia mai dedicato. risponde dicendo di essere solo mio, da tempo. sorrido, pensando di aver ritrovato l'equilibrio. tra foto e baci ribadisco ciò che provo. continua a non sbilanciarsi, fino a quando non gli viene in mente di vedermi. sabato notte, ore 3. rifiuto e si offende. non ho più voglia di sentirti, dice. ora?
Gli griderei in faccia che lo amo e lui risponderebbe di non urlare.

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4gennaio.
Il primo giorno senza te è stato infinito.
Se vuoi me, vieni qui e dimmelo. Altrimenti lasciami andare.
E' che ho iniziato a dire troppi no.
Articolo 31, Domani Smetto
#sonoiolastronza
- Oggi ho voglia di spiegarti, di farti capire come e perché sono così. Probabilmente sarà inutile; tu hai già deciso cosa fare di "noi" e l'etichetta della psicopatica me la sono guadagnata da tempo, ma non voglio salutarti pensando di non aver fatto abbastanza.
Ormai è chiaro che non riusciamo ad andare d'accordo. Cerchiamo cose totalmente diverse. Sembra che tu voglia divertirti senza menate, mentre io cerco, per una volta, di prendermi sul serio. Probabilmente sei arrivato nel momento sbagliato.
Non sono mai riuscita a stare con qualcuno. Ci ho provato due volte. Di uno ero innamorata, ma non gliel'ho mai detto; ci siamo rincorsi per sei anni, finché abbiamo capito che come amici stiamo meglio. All'altro l'ho detto e l'ho trovato a letto con un'altra. Con loro ho smesso di credere alle storie "serie". Non ho mai sopportato il dover render conto di ciò che facevo o ciò che dicevo. Ho sempre evitato di espormi per paura di star male, ma sono riuscita a prendermi bene anche per lo "scopamico". Quando abbiamo iniziato a sentirci, avevo appena lasciato il ragazzo con cui uscivo; volevo dare una svolta alla mia vita, partendo da quel rapporto; volevo provare a vivere una storia come la gente normale; mi son vista sbattere la porta in faccia e mi sono ripromessa di non provarci più, di non credere più alle belle parole. Te sei comparso, dal nulla, pieno di parole. Non concepivo il doverti sentire tutto il giorno, tutti i giorni. Odiavo le tue domande e mi sembrava una perdita di tempo il cercare di farmi conoscere. Non volevo sentire un perfetto estraneo sforzandomi di essere carina e simpatica. Non capivo cosa volessi da me, ma ero talmente stanca della gente che mi circondava, che ti ho lasciato fare. Insistevi e sembravi quasi interessato a capirmi. Quando non mi facevo le paranoie, mi stavi anche simpatico. Eri quello che mi faceva smettere di pensare. Mi sono abituata alla tua presenza e, dopo averti visto, ho provato ad essere me stessa. Mi hai rincorsa per baciarmi; credevo volessi davvero conoscermi, con e senza la luna storta. Mi sono convinta che non fosse tempo buttato quello che dedicavo a te. Ho provato ad avvicinarmi, a lasciarmi andare, ma più camminavo verso te, più tu ti allontanavi. Ho insistito tanto per vederti, ma hai sempre trovato scuse. Ho provato a far qualcosa; con fatica ho convinto un'amica ad uscire con te e i tuoi amici. Sei rimasto impassibile. Non hai capito. Più ti cercavo, più trovavo indifferenza. Mi dai dell'esagerata, ma ci sono rimasta male, davvero.
Quando mi sono stancata di rincorrerti, ti ho salutato. Era lo stesso discorso che avevamo fatto più volte, ma quella volta credevo fosse l'ultimo. Ero seria. Tu mi hai risposto che volevi continuare a sentirmi perché ti trovavi bene. Non mi hai mai dato nessuna certezza, mai una rassicurazione. Hai ripreso a rincorrermi e ho pensato fossi io la stronza. Ho ceduto un'altra volta e, non appena mi sono fatta avanti cercando attenzioni, mi hai risposto "Devo scriverti tutti i giorni? E' obbligatorio?". A questo punto, se ti senti obbligato a scrivermi, se per te è un peso chiamarmi, se continui a non volermi vedere, io mi arrendo.
Sembra assurdo, ma, per me, è stato difficile affezionarmi a te, pensando di aver davanti qualcuno a cui interessasse qualcosa di me. Evidentemente ho sbagliato e il passatempo sono io. Ciao P.

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Rissa.
Un vuoto immenso nello stomaco. Non sai cosa provi. Non sai cosa dire e hai paura. Paura di aver perso un amico e di esserti esposta troppo. Sanno di voi. Tutti i presenti sanno di voi. Amici e sconosciuti sanno che in mezzo alla rissa c'eri tu. Tu che hai commesso l'errore più grande di sempre raccontando a 'quello la' del tuo chiodo. 'Quello la' che ha fatto commenti spiacevoli e non ha mantenuto il segreto. Tu che ti sei sentita costretta a raccontare la verità a chi hai accanto da ormai nove mesi. Tu che hai fatto di tutto affinché se ne dimenticasse. Tu che hai cercato di mantenere calme le acque fino a ieri. Poi hai ceduto.
-"devo ancora dargliele per quest'estate." - fai quello che ti pare."
E tutto è scoppiato.
Finalmente balli. Non vuoi stargli addosso e lo saluti da lontano. Poi ti prende e parlate. Parli con lui e con il suo amico, quello viscido che grazie a Dio era presente ieri sera ed è riuscito a calmare tutti. Ridete e scherzate. Dietro di loro, di fronte a te, c'è 'quello la' che vi guarda e sogghigna ignaro. Sta per avvicinarsi e tu non riesci a dirgli di stare nel suo. Così ve lo trovate accanto, mentre cerca di fare lo sbroffo e il tuo chiodo lo invita ad andarsene. Scatta la scintilla. Un po' per capire la situazione, un po' per sfida, gli va sotto il muso con aria da duro. Putiferio e tu sei al centro. Sei la catena di congiunzione tra le scuse di uno e la rabbia dell'altro. Mille persone attorno. Tutti chiedono perché, ma non hai voglia di spiegare a nessuno. Qualcuno cerca di farli ragionare, mentre tu hai perso anche il bacio che ti spettava. Ti chiama per confermare la sua versione e, nel frattempo, ti abbraccia; sembrate davvero un tutt'uno, come una coppia. 'Quello la' se ne va. Incazzato con te e col mondo. Ti guarda male e ti insulta da lontano. La sua ex compare a chiedere spiegazioni, quando il tuo chiodoscacciachiodo a inizio serata ti aveva confidato di averci provato con lei solo per farti innervosire. Allora la scansi in malo modo. Vuoi che tutto finisca. Ti senti osservata e giudicata, in primo luogo dal suo amico. Quello che tanto amico non è, ma con cui sei uscita e di cui eri invaghita. Ti guarda e solo lui sa quello che pensa. Non saluta nemmeno, tanto per far capire la considerazione che ha di te. Ma te sei felice così. Sei felice di ricevere le scuse del tuo chiodo una volta a casa e ti piace pensare che, oltre che per gli sputtanamenti, la rissa era un po' anche per te. Così, tanto per rimettere quell'altro al suo posto e fargli capire di starti lontano. Sei felice di aver archiviato questo problema, nonostante il mal di testa e la serata bruciata. Sei felice del vostro rapporto, sempre più stretto.
Dubbi.
- Non so più cosa fare. Non so cosa dirti e cosa vuoi sentirti dire. Non capisco se hai voglia di sentirmi o se lo fai perché ti senti obbligato. Perché, nonostante tutte le discussioni e le incomprensioni, vorrei vederti, vorrei sentirti tranquillamente e sentire che anche te sei interessato. Invece continuo a trovarmi davanti un muro e, ogni volta che cerco di fare un passo avanti, tu mi rimetti al mio posto. Mantieni le distanze e fai scendere il gelo. Mi credi una perfetta estranea e non mi dai modo di cambiare le cose. Se vuoi che sparisca basta chiedere.