POST SU DONNE CHE ODIANO UOMINI CHE ODIANO DONNE
Sta capitando sempre più spesso.
Leggo su Facebook lamentele maschili riguardo l’uso selvaggio di app-fotoritocco per le foto pubblicate sui socials. Leggo accanimento, astio e ripugnanza riguardo ipotetiche cesse che non meriterebbero di essere fotografate, pubblicate sui socials e, addirittura, nemmeno di respirare.
Leggo disapprovazione severa riguardo queste bellezze fake, magari non proprio naturali, non proprio universali ed oggettive. Non vanno bene nemmeno visi brutti su tette e culi sodi, piastrelle di cessi proletari e termosifoni anteguerra. L’uomo social 2.0 è esigente, moralmente irreprensibile, un aribiter elegantie a portata di click.
Nulla in contrario, si tratta di osservazioni ampiamente condivisibili. Se lo scrivete, lo pensate. Lineare. Siete ineccepibili. 45 minuti di standing ovation. Likes a pioggia. Don Mazzi è già sotto casa vostra per stringervi la mano.
il like fesso ve lo fate scappare sempre su:
lentine colorate (che nemmeno nel 2000)/ extentions/ trecce e code cinesi posticce/ parrucche/ filtro cagna/ filtro dea dell’olimpo/ occhi gialli/ occhi viola/reggiseni cinesazzi imbottiti più di un kamikaze/ efelidi disegnate con la matita/ contouring ai limiti della legalità/ sopracciglia tatuate col culo/ fiori in testa pure per andare a comprare il pane/ disagio sociale a pacchi/ intimo degno della più fetida delle baraccopoli.
Tutto imputabile a donne che non sono degne di essere annoverate nella categoria femminile della razza umana. Tutte donne presenti nella vostra lista di amici, comunque. Tutte monitorate con lo stesso disprezzo e dedizione che si potrebbe riservare alla peggiore delle pornostar del globo.
Horror et voluptas, insomma.
Queste donne avranno anche problemi di make-up, di autostima, di salute mentale, ma voi, di questo passo, resterete soli col vostro seghino asettico della sera. Quello triste, ma dovuto.
Siete noiosi e stucchevoli. Avete quell’attitudine lagnosa giusta per fare i pensionati, senza nemmeno avere alle spalle un anno di lavoro continuativo.
Continuerete a rincorrere ologrammi di inesistente perfezione femminile o, finalmente, spegnerete lo smartphone e vi guarderete intorno e poi allo specchio?
Siete teneri, servi della gleba.