Accogli un immigrato, ricongiungi la sua famiglia, mantieni a tue spese una comunità. Funziona così. L’Italia chiede all’immigrato che vuole portare in Italia la moglie e due figli di dimostrare quattordicimila euro di reddito: è la garanzia, dice la legge, che li manterrà da sé. Poi la famiglia arriva. E dal mese successivo quello stesso Stato, che quel reddito aveva preteso come prova di autosufficienza, versa duecento euro al mese per ciascun figlio, li cura gratuitamente, li istruisce a proprie spese. A pagare, da lì in avanti, sei tu. Ma la catena non finisce qui, perché la legge non la chiude. Il Testo Unico ammette anche i genitori: a carico, ultrasessantacinquenni, alle loro condizioni e i nonni che arrivano a sessantacinque anni non verseranno un contributo, ma entreranno in un servizio sanitario già in ginocchio. C’è di più. La moglie ricongiunta, dopo due anni, diventa a sua volta sponsor: può aprire la sua pratica, per i suoi genitori. Il reddito che serve? Si somma quello di tutta la famiglia e lei può lavorare dal primo giorno. Ogni anello paga l’anello successivo. Uno è diventato quattro con un modulo; quattro possono diventare otto con la pazienza. E la catena ha un ultimo anello, che non passa da nessuno sportello: la sala parto. La moglie ricongiunta è giovane, per definizione è la ragione stessa per cui è qui. Le donne straniere mettono al mondo il sessanta per cento di figli in più delle italiane. Oggi un neonato su otto, in Italia, è già straniero: al Nord, uno su cinque. Il quarto componente della famiglia è arrivato con un visto. Il quinto e il sesto arrivano con un vagito e per loro non serve dimostrare alcun reddito: sono nati dentro il conto che paghi tu. Non tutti percorrono la catena fino in fondo. Ma la legge la offre a tutti e nessuno ha mai votato che fosse questa la politica demografica dell’Italia. E non è l’eccezione: è la porta principale. Più di un ingresso legale su tre passa oggi dal ricongiungimento familiare. Il lavoro – quello per cui l’immigrazione ci viene venduta da trent’anni – è ridotto a uno su otto. L’anno del record ne sono entrate centoventottomila: una Ferrara intera, materializzata in dodici mesi senza che un solo telegiornale se ne accorgesse. In vent’anni gli stranieri residenti sono raddoppiati. Non li ha portati il barcone, che riempie i telegiornali. Li ha portati un modulo dello Sportello Unico, che non riempie niente.