Non so. A volte non mi conosco, non so misurare, elencare, calcolare i granelli che fanno di me quello che sono.
Virginia Woolf, “Le onde” (via occhietti)
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Non so. A volte non mi conosco, non so misurare, elencare, calcolare i granelli che fanno di me quello che sono.
Virginia Woolf, “Le onde” (via occhietti)

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E potrò dimenticare tutto di te , ma non i tuoi occhi.
Perché fa male da impazzire non poter più guardare dentro quei due grandi occhi che.. mi facevano innamorare ogni volta. Che mi ricordavano i bambini piccini.. quelli piccoli che quando ti guardano scrutano la parte più strana di te, che solo un bambino sa cogliere, e successivamente ti tiene per mano es ne è felice. E tu eri così . Mi guardavi come se non avessi nulla di più bello nella tua vita, come se non avessi mai avuto nulla di così realmente bello. Ed erica questo che ti rendeva diverso. perché avevi già vissuto mille mila vite, ma nessuna comparata a quella che stavi vivendo accanto a me significavano davvero qualcosa. Perché ero il tuo buono, ero ciò che c'era di realmente buono in te. E da quando sei andato via sono tanto diversa, tanto cambiata. Non mi sento più al sicuro nel mondo, e probabilmente è per questo stesso motivo che non riesco a non finire nei pericoli, alla fine. Non mi sento più al sicuro, perché eri tu la mia vera certezza, ma mi proteggo dal mondo perché nessuno è te, e questo basta al far capire quanto io possa amarti e adesso amarmi. Perché grazie a te ho Capito realmente quello che avrei o meno dovuto o potuto fare. Perché se prima di ritornare da te ero convinta che la cosa giusta fosse solo seguire il proprio istinto e la propria mente, dopo di te sono riuscita solamente a rivoltare questa mia convinzione. Nonostante tu mancassi ogni giorno nella mia vita ed io nella tua, alla fine ci bastava; a me bastava aspettarti alle sette dal lunedì al venerdì per sentire la tua voce mentre tornavi a casa da lavoro, mi bastava aspettare che mi scrivessi venerdi per dirmi che avresti fatto tardi , e sentirmi leggera. Mi bastava la tua risata o i tuoi sfoghi per lo stress giornaliero. Ma non bastava mai, e questo è stato il grande reale problema. Non ci siamo riusciti. Non ce l'abbiamo fatta a far vedere a tutti come ci saremmo riusciti noi due, perché il nostro amore era realmente folle, immenso, forte. E tu mi amavi talmente tanto.. e io ti amavo talmente tanto. Spero di rivederti , un giorno. Grazie per tutto quello che mi hai dato, tolto e mai più restituito. Nulla sarà mai realmente quello che sei tu per me , ne ciò che eri e ciò che sarai. Grazie per Quello che mi hai lasciato. Mi manchi ogni giorno , ancora, e ancora mi mancherai per molto, troppo tempo.
Ti scrivo per dirti che ti libero da me, che ti amputo da me; sii felice e non cercarmi mai più. Non voglio saperne più niente di te e non voglio che tu sappia nulla di me.
Frida Kahlo, da una lettera a Diego Rivera (via somehow—here)

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Non ho bisogno di te, ho voglia di te. Non ho spazi vuoti da riempire, ho spazi da condividere. Non mi aspetto che tu mi renda felice, desidero sorridere della tua gioia e farti sorridere della mia. Non ti amo da morire, non sono tua e non sei mio. Sono completa anche senza di te, sei perfetto anche senza di me. Non morirò se andrai via, non smetterai di essere felice se andrò via. Non ti carico della responsabilità della mia personale soddisfazione, ti accolgo come specchio e messaggero, ti offro i miei occhi per indagare nei tuoi. Non ti lego nè mi lascio legare dal bisogno di essere amata, dalla paura dell'abbandono. Io non sono sola senza di te, tu non sei perso senza di me. Siamo due meravigliosi e preziosi universi, completi, perfetti, che si incontrano per creare nuovi mondi. Non chiuderò porte e finestre per tenerti accanto a me, non ti permetterò di limitare il mio volo. Onoro la tua libertà scegliendo ogni giorno la mia.
Emanuela Pacifici (via armoniaecaos)
Sei fidanzata?
.
e ti chiedo di promettermi di pensarmi quando saremo lontani con i tratti irriconoscibili in altri luoghi, con altri amici, in altri tempi a pensare che potevamo essere insieme e invece no ma pensare che stringersi di nuovo sarà come vivere sapendo come si sta senza respirare
Amami due volte: una quando sono troppo fragile e l'altra… quando credo di essere tanto forte da poter andare via.
Mariarca Portente, Love me; La forma dell’anima. (via thereasonformeisyou)
Non volevo che mi mancassi più e ho fatto di tutto per riempirmi la vita di cose da fare. Ma ogni momento in cui mi mancavi di meno, iniziavo a mancarmi io. Ci illudiamo di dimenticare e in realtà impariamo soltanto a riempire gli spazi bui. La verità è che senza la stella necessaria il buio è solo meno buio, non diventa luce.
Massimo Bisotti (via ungiornocambierai)

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Sarà la millesima volta che lo rebloggo
Una delle cose più belle che abbia mai letto.
Rebloggo a vita.
Quanto è straziante vivere con l'angoscia che qualunque cosa tu faccia o succeda è sempre e solo colpa tua? Non ti liberi di quella sensazione, mai. Non ti liberi nemmeno la notte, perché la paura di aver sbagliato tutto e di star continuando a sbagliare ti penetra in sogno e ti urla che dal buio non si riemerge.
- Se ci sei, non ho paura - Wattpad (via abbracciamierestaquiconme)
Dimmi cosa ci faccio, io, di un giorno di pioggia e il freddo se tu non sei qui a stringermi. Dimmi cosa ci faccio, io, di un giorno di sole se tu non sei con me a sentirne il calore.
(via abbracciamierestaquiconme)
Un amore felice. È normale? È serio? È utile? Che se ne fa il mondo di due esseri che non vedono il mondo? Innalzati l’uno verso l’altro senza alcun merito, i primi qualunque tra un milione, ma convinti che doveva andare così – in premio di che? Di nulla; la luce giunge da nessun luogo – perché proprio su questi, e non su altri? Ciò offende la giustizia? Sì. Ciò infrange i principi accumulati con cura? Butta giù la morale dal piedistallo? Sì, infrangee butta giù. Guardate i due felici: se almeno dissimulassero un po’, si fingessero depressi, confortando così gli amici! Sentite come ridono – è un insulto. In che lingua parlano – comprensibile all’apparenza. E tutte quelle loro cerimonie, smancerie, quei bizzarri doveri reciproci che s’inventano − sembra un complotto contro l’umanità! È difficile immaginare dove si finirebbe se il loro esempio fosse imitabile. Su cosa potrebbero contare religioni, poesie, di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe, chi vorrebbe restare più nel cerchio? Un amore felice. Ma è necessario? Il tatto e la ragione impongono di tacerne come d’uno scandalo nelle alte sfere della Vita. Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto. Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra, capita, in fondo, di rado. Chi non conosce l’amore felice dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice. Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire.
(via abbracciamierestaquiconme)
Buonanotte a chi l'altra metà del cuore ce l'ha lontana km.
Manchi.

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Ti ho amato per queste accortezze, per le sciocchezze che mi venivano concesse, perché non volevo essere saggia, volevo essere stronza e ragazzina. Ti ho amato perché certe volte non riuscivo a essere forte, volevo solo scivolarti tra le braccia e sentirti dire tutto passa, tutto passa, pure se non era vero, tutto passa, tranne noi, certo, tranne noi. Ti ho amato perché se non mangiavo avevo qualcuno che mi sgridava, perché mi mettevi a tradimento lo zucchero nel tè, perché se mi estraevano i denti del giudizio e avevo la faccia gonfia, mi volevi baciare uguale, perché insistevi per vedere i film horror e poi eri il primo a spaventarti, perché dopo un anno ancora ti spiegavo come arrivare a casa mia e tu alzavi gli occhi e ripetevi «la strada la so». Perché se camminavamo per strada curvavi le spalle per sembrare più basso e io salivo su ogni gradino possibile, perché se mi abbracci scompaio, perché una volta in macchina, mentre ci stringevamo, ti sei scordato d’inserire il freno a mano e abbiamo tamponato, perché quello che era normale diventava speciale, perché eravamo uno pure se eravamo due, ma soprattutto ti ho amato perché tu mi hai amata. Paura di te, della corrente. Eravamo al largo, così al largo, dov’era il fondo?, dove la fine? Sempre meno mia e sempre più tua. Dov’era il controllo? Dove l’autonomia?
Giulia Carcasi, Perchè si dice addio. (via untrenochepassa)
Ti ho amato per queste accortezze, per le sciocchezze che mi venivano concesse, perché non volevo essere saggia, volevo essere stronza e ragazzina. Ti ho amato perché certe volte non riuscivo a essere forte, volevo solo scivolarti tra le braccia e sentirti dire tutto passa, tutto passa, pure se non era vero, tutto passa, tranne noi, certo, tranne noi. Ti ho amato perché se non mangiavo avevo qualcuno che mi sgridava, perché mi mettevi a tradimento lo zucchero nel tè, perché se mi estraevano i denti del giudizio e avevo la faccia gonfia, mi volevi baciare uguale, perché insistevi per vedere i film horror e poi eri il primo a spaventarti, perché dopo un anno ancora ti spiegavo come arrivare a casa mia e tu alzavi gli occhi e ripetevi «la strada la so». Perché se camminavamo per strada curvavi le spalle per sembrare più basso e io salivo su ogni gradino possibile, perché se mi abbracci scompaio, perché una volta in macchina, mentre ci stringevamo, ti sei scordato d’inserire il freno a mano e abbiamo tamponato, perché quello che era normale diventava speciale, perché eravamo uno pure se eravamo due, ma soprattutto ti ho amato perché tu mi hai amata. Paura di te, della corrente. Eravamo al largo, così al largo, dov’era il fondo?, dove la fine? Sempre meno mia e sempre più tua. Dov’era il controllo? Dove l’autonomia?
Giulia Carcasi, Perchè si dice addio. (via untrenochepassa)