Eccolo qui di nuovo, il vuoto. Sostanzialmente sono il vuoto. Vuoto come la maggior parte di voi, con cui mi sento alla pari. È tutto cosi banale. E questa è una di quelle notti che non passa più. Vorrei essere diverso, vorrei ottenere la gratitudine del fato. Forse dovrei cercare di innamorarmi di esso per poi accettarlo, cosi come si accettano i difetti di chi si ama. Io almeno vorrei dettere le condizioni al destino, ma esso è impetuoso, guida chi vuol farsi guidare, trascina chi non vuole. Ed io mi sento trascinato con forza. Forse sono solo pazzo, ma evidentemente non basta per essere felice. Forse devo raggiungere la follia, quella vera , far si che la mia volontà diventi talmente debole da non incidere su niente. Tanto le mie domande sono puntualmente senza una risposta, se non quella del silenzio assordante di questi notti. Forse bisognerebbe solo smettere di porsele le domande? Ma ecco che ne ho appena posta un'altra. E la mia mente si contorce, la mia anima sembra un cane impazzito che cerca di mordersi la coda. Vorrei riavere la coscienza di quando ero bambino, una coscienza del tutto incosciente. E se non basta, facciamo che basti. La mia vita continua ad essere un melodramma, protagonista un vecchio stanco che vuol entrare nella torre posta di fronte a lui, invece è rinchiuso fuori, è rinchiuso in questo mondo, seduto, sconfitto con le spalle poggiate al muro del nulla assoluto. E nemmemo nei sogni riesco a trovar sollievo, sono solo apatici narcotici. L'ansia mi divora, i miei pensieri si cannibalizzano a vicenda, un caos totale dentro me, un substrato di agosciosa oppressione, un assiduo turbamento. É questa forse la mia essenza, sono fatto della stessa sostanza degli incubi.