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The Bowery Presents
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we're not kids anymore.

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trying on a metaphor
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
Noah Kahan

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@muzikekasapesh

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No one warns you how lonely adulthood feels.
Quindi eccomi qua,
di nuovo.
Dunque sono qua si, raccapricciato da questioni sociali,
che non mi appartengono più,
ma comunque si, tiro,
avanti.
Come disse il tipo di trainspotting scegli la vita,
io feci lo stesso, pero non come lui.
Ma pero si, ho scelto, ho scelto di
essere quel stronzo arrogante con una
gentilezza genuina, rendendo confuso
e dubbioso qualsiasi individuo affianco
a me. Ho scelto di farmi di sostanze
più dannose del mio stato d’animo e
mentale, e poi smettere nuovamente
e rimanere con le canne e i pensieri.
Ho scelto di fatturare mese dopo mese,
nel peggior lavoro possibile, per
costruire un futuro migliore per me e per
i miei cari. Ho scelto di frequentare una
modella pseudo pornografica,
comprendendo le sue scelte,
e sbattendomene i coglioni per qualsiasi
passato o anche futuro che veniva, solo
dal fatto come mi baciava con gli occhi,
frantumava lo scoglio di furia e rancore
che viveva in affitto dentro di me, pur
essendo al corrente della storia come
andava a finire. Ho scelto e riscelto,
e sceglierò sempre i momenti più
stoici con i miei boccia, con il ritmo delle
formiche, la generazione sbagliata, e
soprattutto, con la mia gente. Ho scelto
sapendo anche le conseguenze,
pentimenti, e le lacrime che potevano
avvenire da i miei atti, e posso dire che
continuerò cosi, fino alla fine dei miei
giorni. Posso rimanere qua a narrare di
ogni passo,
ogni sogno soffocato, ogni speranza
lasciata demordersi dal vuoto che portai
nel mio ego; posso stare qua a dirti di
quante volte il mio ego sia stato ucciso
e poi resuscitato dal volere di vivere,
perché alla fine, l’ego ci rende comuni
mortali. Posso passare serate, giorni,
after dopo after, gocce di ricordi
oppressi
da eventi sottolineati come
esperienze
In qui, io sono protagonista e anche
antagonista, e sarò sempre qui,
stanco, sdraiato da qualche parte,
scegliendo la traccia seguente,
per poi godermi questi attimi,
alzando la testa,
guardando il cielo.
Ma mi lasceresti cadere dal qualche parte?
Da un edificio per esempio,
oppure anche da un altezza inimmaginabile,
oppure no no,
mi lasceresti
cadere nel
profondo scuro della tua pupilla?
Anche se si trattasse di sprofondare
nel eternità di un minuto, lasciandomi
girovagare nel buio,
il quale
abbracciato
dal azzurro celeste della tua iride,
e poi precipitare su un asfalto sporco
come
un serpente morto sopra la strada.
Se avessi modo, potresti mangiarmi l’anima?
Fino al punto di farmi abbandonare
ogni speranza di poter sfuggire dal
tuo sorriso, i tuoi baci, i tuo mondo.
Togliendo pezzo dopo pezzo di quel
stato d’animo marcio, che nei tuoi
occhi sembra la purità assoluta.
Infatti si, hai fatto un tentativo,
pero notando
che non era pane per i tuoi denti,
hai scelto di ritirarti,
nel tuo oblio di privatezza.
Perché? Perché me?
Perché una testa di
cazzo come me?
Mi faccio anche domande retoriche oltre che le canne,
domande le quali ho gia le risposte in testa.
Avvolte desidererò scrivere nel cielo tutti i sentimenti che provo per te, in tal modo che,
rimangono impresse nelle nuvole, cosi tu le possa sempre leggere.
Ma poi penso che non te lo meriti.
- in che senso non te
lo meriti?
- ma cosa dici Jack?
L’erba e l’amante più onesta tra tutte, perché almeno sai che se la fanno tutti.
- Invece tu?
A quanto pare tu sei quel caso particolare, più riservato, un po strana anche,
che si fa accompagnare dalla
depressione;
e lo sappiamo benissimo che
proviene da un uncino
arrugginito pieno di pensieri e
ricordi tristi del passato, che
non ti molla,
finché non
deciderai
tu
di mollare;
- E quindi sono molto confuso, non dal fatto
che forse hai i cazzi tuoi per la testa e non
hai voglia di niente, ma dal fatto che non
dici un cazzo proprio, perché?
- ma stai bene?
Direi bene, ma in più direi che,
in una stanza piena di dipinti, in mezzo a centinaia d’anni di belle arti, sarei proprio gli,
mirando te,
e ciò che ti rende il punto di attenzione dei miei occhi.
- Ma poi ricordo che,
tu forse,
tutto questo,
non lo vuoi.
- E allora cosa vuoi?

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Mary, Russia, by Claudio Oliverio (by CLAUDIOOLIVERIO.COM)

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Sto gli impalato, remando in testa certi pensieri, che quando sbircio nel mio cervello,
mi faccio paura.
- Madonna, quanto sono vecchio,
spero che dio, abbia pietà di me, e di piu dei miei cari. Spero che dio, gliela mandi buona, a tutti quei vicino a me, e che le loro anime abbiano sempre la loro quiete.
- Io?
Sarò colui che andrà avanti con la mozione e l’emozione, con ciò che mi ha mantenuto vivo,
ancora,
la volontà, nata e ordinata,
proseguendo, su quella tappa che sembra un punto di partenza, ma e solo il cedere e il marcire di un vecchio me.
Accettando e sbattendo la testa contro tutto ciò che si rivela una minaccia,
- eheheh, strano,
una minaccia contro la minaccia.
- È per questo che chiedo anche scusa al signore e accetterò ogni conseguenza delle mie azioni, precedenti, presenti, futuri.
Pensando, dativo del gerundio di pensō, termine molto significativo-
- Significa che più seghe mentali ti fai, peggio e. Perché non c’è ragione al mondo ti demorderti cosi, su col la vita, Jack.
Noto come il bambino di città Jack, nominativo coltivato dal amore di una varietà di suoni, sentita, scavando nel passato di un altro essere. Complicatamente libero, facilmente imprevedibile, la voce della ragione che non ha sempre ragione.
E quindi ecco perché avvolte,
mi trovi fissando il vuoto,
chiedendoli il perché di ciò che e successo.
Lui poverino, non sapendo cosa rispondermi, fa finta di non vedere, anzi, pone lo sguardo altrove, in tal modo di non incrociare i suoi occhi con i miei.
Povero Vuoto,
tra mille cazzi che li frullano in testa, si trova un coglione come me, a farli domande, che gia ha le risposte in testa.
Condizionato da vari eventi e individui, circondato da casi umani, disumani, subumani e molto strani, sacrifica quel tutto che ha, senza un motivo.
Povero Vuoto,
lasciato in disparte,
con i suoi
pensieri,
sopportando altre questioni,
le quali,
non li appartengono.
Sei come la notte prima degli esami però senza che io faccia parte di
un'università,
sei un emozione, proprio
quella sensazione,
di innocenza, serenità,
e genuita, che si fa
trombare duro dal
malessere.
Il sogno mai avuto,
desiderato da sempre
mentre, immerso
tra questioni di
esistenzialita e principi morali.
Ti ho manifestata, anzi, ti ho disegnata nel mio subconscio, senza avere un immagine specifica, senza averti in mente, forse perché tra mille scopate, sei venuta prima tu, in mente, a me, prima che venissi io, su di te.
- Spermesso?
Quindi anche le linee che hanno formato i tuoi contorni, le masse corporee, i colori gettati su quel telo di fantasia irraggiungibile, i dettagli che abbracciano
delicatamente e volgarmente,
una musa che però, non è la mia
da quel che noto.
- Che triste storia,
scivolo in picchiata tra le mie voglie deludenti, piene di incertezze e speranza, la quale speranza, affonda.
Sicuro che dopo vari anni consumati tra molte decisioni, mi troverai forse nella stessa città, facendomi con le vecchie droghe classiche come mi avrai lasciato.
Volevo, quella sensazione di piacere che non deriva dal piacere, una cosa che ha esistenza dal vuoto, un nulla di particolare che rapresenta un particolare, volevo ma con il tempo ho capito che non ne vale piu la pena, anzi non vale più, ma comunque sei bella, come quel film che ti stavo parlando, forse non raggiungibile, sempre desiderata e tristemente non accolta,
tra le mie braccia.
- Ei ciao, come ti chiami?
- Gioia.
- Che scemo che sono; sono il prototipo nucleo esistente della deficienza avvolte,
un coglione guarda, uno di quelli che ne combinano una brutta più strana dell'altra.
Sono quello incastrato con la generazione sbagliata.
Un sequel del sfigato secchione che divenne spacio e pittore rubacuori, per poi proseguire a ladro di classe e artista in subcarriera.
Si, sono il santo dei peccati, l'anima più pura testa di cazzo possibile e introvabile,
un nome, una garanzia,
l'entità più rilevante che cazzegia in giro.
- Si allora signor,
Jack?
- Io sono Mreza!
- Iniziamo bene, allora, nel suo curriculum quando abbiamo chiesto che lei ci raccontasse qualcosa di particolare, quello che intendevamo era una sua capacità caratterizzante che potrebbe essere un utilità per lei nel suo ramo lavorativo, e non descrivere un suo problema personale o non so come definirlo, pongo scusa di essere diretto.
- Mi scusi signor direttore capo chief delle scartoffie, le dico subito, ho una carriera lavorativa precedente senza precedenti, ho una forza di volontà che sorprende ancora la mia voglia di vivere, e si, direi che fino a qui ho reso chiaro che mi serve questo posto di lavoro per andare avanti con la mia vita e trovare uno spiraglio economico benestante.
- Io direi che lo possiamo terminare qui il nostro incontro, e stato un piacere!
- Cazzo ma mi levi così dai coglioni?
Quindi mi scarti così?
- Le chiedo di allontanarsi da questo edificio!
- Dammi dei motivi perché mi scarti già da ora, e non mi vedi piu nella tua vita.
- Domanda numero 2:
Sesso.
- E lei ha risposto:
" Modestante regolare , 2 volte su 5 per ogni mese", e ha sottolineato regolare....
- Poi se desidera insistere;
Domanda numero 10:
Esperienze Lavorative Precedenti.
- E lei ha risposto:
"Quel che è passato, è passato."
- Eee quindi? Ch'è mica devo rimanere tossico come voi, si va avanti no, senza la testa indietro.
- Si lei ha senz'altro un concetto molto interessante e ragionevole ma il quale non calza con la tematica e di quello che cerchiamo di discutere, quindi penso che i motivi siano abbastanza perché lei possa capire e per chiederle di salutarla.
- Saluti a chi chiede!
- Come scusi?
- No niente, ciao.

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