Guardo queste montagne, mamme di qualcun altro, montagne zie, cugine di secondo grado.
Ma un poco mi piange il cuore lo stesso, i prati verdi, i fianchi boscosi, i gerani rossi, le salite ed il cielo più piccolo. Legno e pietre tutto attorno, i tornanti.
Il mio corpo torna in proporzione tra gli alberi e le rocce, sulla salita le mie gambe, le mie braccia, questa pelle, è tutto estremamente giusto, vitale e buono. Riposo le orecchie: mi ricordo che anche gli insetti fanno rumore, mi pare stupendo, ma ancora mi piange il cuore perchè lo avevo dimeniticato questo silenzio, da tanto non lo sentivo più... il silenzio profondo della montagna o anche solo un silenzio tale che i passi, le nostre voci, lo struscìo dei dei vestiti tecnici lo rompe e lo disturba, lo riempie.
Mi mancano molto, le mie montagne madri, moltissimo, ma questo è quello che si può fare ora. Come le telefonate con F, dio le benedica, "dio benedica il telefono" dice quella canzone. Grazie natura buona, montagne nude di roccia chiara che riportate a me i paesaggi di casa dimenticati e già mi perdonate, lo so, delle memoria breve, che fa male più a me che a voi. Mi perdonate e accarezzate il mio corpo scosso e "voi mi benedite, montagne" come dice l'Antonia "nell'ora del distacco", mi benedite.












