“Ah, Belikov” disse Abe prendendogli la mano. “Speravo proprio di incontrarti. Mi piacerebbe molto che ci conoscessimo meglio. Forse potremmo vederci da qualche parte per fare una bella chiacchierata, scoprire qualcosa di più della vita, dell'amore, e così via. Ti piace andare a caccia? Mi sembri il tipo. Ecco, un giorno o l'altro potremmo cacciare insieme. Conosco un ottimo posto nel bosco. Molto, molto lontano. Possiamo prenderci una giornata. Ho un mucchio di domande da farti. E anche un mucchio di cose che vorrei dirti.”
Scoccai un'occhiata terrorizzata a mia madre, implorandola silenziosamente di intervenire. Abe aveva passato parecchio tempo a parlare con Adrian quando stavamo insieme, per illustrargli nella maniera più dettagliata e raccapricciante possibile come si aspettava che venisse tratta la figlia. Non volevo che Abe portasse Dimitri da solo in un posto sperduto, soprattutto se c'erano di mezzo delle armi.
“In realtà piacerebbe molto anche a me venire” disse mia madre con fare disinvolto. “Anch'io ho parecchie domande soprattutto su quando voi due eravate insieme alla St. Vladimir.”
“Ma voi non dovreste andare da qualche parte?” mi affrettati a chiedere. “Stiamo per cominciare.” Questo, per lo meno, era vero. Quasi tutti erano al loro posto, e il brusio si era attenuato. “Ma certo” convenne Abe. Con mio stupore, mi diede un bacio in fronte e si scostò. “Sono contento che tu sia tornata.” Poi, con una strizzatina d'occhi, si rivolse a Dimitri: “Non vedo l'ora di fare quella chiacchierata.”
“Scappa” gli dissi quando se ne furono andati. “ Se esci di soppiatto adesso, forse non se ne accorgeranno. Torna in Siberia.”
“In realtà, sono quasi certo che Abe lo noterebbe” ribatté Dimitri. “Non preoccuparti, Roza, non ho paura. Mi prenderò tutte le ramanzine che vorranno farmi perché sto con te. Ne vale la pena.”
“Sei davvero l'uomo più coraggioso che io conosca” gli dissi.