ci siamo.
la storia è la stessa, le regole sempre loro.
una bici a scatto fisso, un casco e un freno anteriore. dal Vigorelli a Torino con testa e gambe che fanno la differenza. presto i pochi dettagli.
scannatevi.

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@milano-torino
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Mi-To 2013. Ciò che fu.
Mi-To in fissa… la pista più lunga d’Italia
filip j. cauz. - via Cycle! magazine
Il velodromo più grande d’Italia apre un solo giorno all’anno, ovvero un giorno in più rispetto alla media dei velodromi d’Italia. La pista più lunga d’Italia non è composta da assicelle di legno, ma da una lingua di asfalto lunga più di 150 km. Non ha spalti né paraboliche, ma campi più o meno coltivati, cimiteri, svincoli autostradali, qualche paese e tante aree che hanno visto o ancora attendono il passaggio della speculazione edilizia.
Il velodromo più grande d’Italia è una corsa completamente auto-organizzata che nasce soltanto dalla passione, è quella Milano-Torino a scatto fisso che domenica 3 marzo ha visto la sua sesta (ma qualcuno dice settima) edizione. Centocinquanta chilometri di pedalata continua, prima in gruppo, poi in gruppetti, poi da soli, perchè ci si è lasciati tutti alle spalle o perchè gli altri li si è persi di vista sin da subito.
Il risultato non conta, non ci sono assegni né prosciutti al traguardo, non c’è l’antidoping né la giuria, tuttalpiù un bancone con un ricco buffet e bicchieri di birra che si riempiono e svuotano a velocità olimpica.
La partenza è fissata alle 8 davanti al “santuario” Vigorelli, ma già da parecchi minuti prima le bici iniziano ad affiancarsi, sino a comporre un gruppo di 120 ciclisti circa che si muove silenzioso in una Milano ancora addormentata. I mattinieri che aprono i bar e le edicole, gli anziani che si affrettano a messa, restano stupiti dal vedere un gruppone compatto che si muove per le strade, irrispettoso di semafori rossi e precedenze. L’unico rumore è il fruscio delle ruote, benchè non siano proprio tutte fisse, perchè qualche ruota libera che si imbuca c’è sempre. C’è un altro rumore tipico, a dire il vero, ed è la sinfonia di “tlac tlac” di pedali che si agganciano nei pochi stop forzati agli incroci già timidamente trafficati. La consuetudine vuole che si parta tutti compatti per i primi 30 km fino ad Abbiategrasso, ma il “passo tranquillo” lo è davvero solo per chi ha già la gamba allenata, in fondo al gruppo è una partenza a tutta difficile da digerire, e i primi distacchi si registrano già prima del Ticino, quando la pianura si fa realmente Padana, la temperatura scende a 2°/3° e la nebbia avvolge e isola ogni singolo pedalatore. Le dita tornano ad avere una temperatura accettabile solo oltre Mortara, da lì è una lunga e dritta tirata a tutta. Per i primi un gioco di rivalità già storiche, tra attacchi improvvisati, sguardi di sfida e progressioni.
Per gli ultimi, una maratona di sopravvivenza, tra pause al bar per panino e succo prima, birra e patatine poi, e conforto reciproco nel parlare dei propri fondoschiena doloranti.
La pedalata rotonda e continua guida i corridori attraverso la Lomellina e il Monferrato, i manifesti di cantanti tramontati lasciano spazio alle tigri dei circhi, mentre le indicazioni stradali creano allucinazioni da fatica, da una parte dicono “Campagna”, dall’altra “Seychelles”…
Tra Crescentino e Settimo Torinese, quasi a sottolineare che è ormai primavera, si affacciano addirittura due viali in pavè, tanto semplice e ben tenuto quanto letale per chi ormai ha l’acido lattico fin sopra le orecchie, ma Torino ormai è alle porte ed è nel traffico dei suoi vialoni che davanti lancia la volata e dietro si allargano sorrisi affaticati e soddisfatti. L’arrivo è al Motovelodromo Fausto Coppi,perchè questa pista più lunga d’Italia è una dichiarazione di intenti: dice che il ciclismo su pista da questa parti è più vivo che mai,semplicemente ha ovviato alla chiusura delle piste trasferendosi nelle strade.
Il velodromo più grande del mondo, anche lui, apre solo per un giorno, ma si distende in direzione opposta (ostinata e contraria, verrebbe da dire) verso oriente. In genere è luglio il mese della Milano-Venezia.
C’è tempo per allenarsi, insomma.
Edizione 2012
Edizione 2012

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