E quindi entra quasi di corsa nel luogo speciale e subito fa scattare la testa verso il solito posto in cui lui si siede. « Sei qui » e le esce come un sospiro di sollievo. e si azzarda pure a fare un piccolo sorriso, nella speranza che venga ricambiato.
“Sei qui” e lui va a fare spallucce ed arricciare le labbra, alzando nel mentre la testolina un poco. Sono movimenti lenti i suoi, compreso quell`accennare con il mento al posto lì vicino a lui, in un invito silenzioso ad avvicinarsi.
Non rompe quel pesante silenzio. O almeno, non subito. Fa scorrere ancora un po’ di secondi, che però a lei sembrano minuti interi. « … non ho capito » cosa non lo specifica, perché probabilmente se glielo chiederà nemmeno saprà dare una risposta sensata.
« nemmeno io » schietto e freddo, lo sguardo che rimane puntato davanti a sé. Va a far scivolare le braccia attorno alle sue gambe in un semi-abbraccio, lasciando così l`incrocio e girando la testolina verso Meg, con il labbro che continua ad essere morso; stringe le labbra e « io non ci ho capito un ca**o » puntandole gli occhi addosso, con quel tono freddo e con una piccola nota di tristezza, come le stesse richiedendo qualche sorta di spiegazione.
Deglutisce lievemente e poi fa intercorrere altri secondi di silenzio, perché non sa cosa dire. Lo guarda e basta in quel tempo, cercando di fargli capire che lei non è a suo agio a parlare così e di queste cose « non ho capito cosa è successo sta mattina… » e non solo quello « cioè poi dopo mi hai ignorata tutto il tempo pure a pranzo » perché no, niente sguardi complici come sempre. « … ho sbagliato qualcosa? » e si mordicchia un po’ il labbro inferiore, perché tutte queste parole sono una fatica pronunciarle.
« tu mi hai ignorato » un tono che non lascia trapelare chissà cosa se non una freddezza che con tutta probabilità è pure volontaria; e si mordicchia il labbro ancora, il capo rivolto in avanti e lo sguardo perso davanti a sé.
« ma noi ci ignoriamo sempre quando siamo con altri » e questo lo dice con la stessa freddezza di lui nella voce. Lo sguardo sul Secondino si posa per un attimo, con quasi un’aria accusatoria, ma dura poco, visto che poi torna a guardare il muro.
« non è vero » la smentisce subito, schietto e impassibile « noi non ci ignoriamo. I biglietti? Gli sguardi? » eh, quelli non significano nulla, Meg? Perché per lui significano ed è chiaro, il tono ancora più duro e che si è alzato un poco, come la stesse effettivamente accusando in quel cercare di incrociare lo sguardo altrui - rimanendo freddo, con la mascella stretta « io quelli che ignoro non li guardo, non gli scrivo » e non gli sorride, coff. Va a serrare le labbra dopo averle sputato quelle parole con una nota evidente di rabbia, deglutendo prima di concludere che « faccio come hai fatto tu questa mattina » il tono stanco e la testolina che va ad appoggiarsi al muro dietro di sé, lo sguardo puntato davanti a sé, il capo sollevato.
« Ce li scambiamo di nascosto. » e ora anche lei fa emergere quella rabbia che è dalla mattina che sta cercando di contenere, senza nemmeno sapere il perché sia in quello stato « nessuno lo sa » e assottiglia anche un po’ gli occhi, perché non sarà lei a interrompere quel contatto visivo.
« nessuno lo sa » le fa eco « però.. » però? Ma nulla, non sa bene cosa dire e boccheggia un paio di volte, evidentemente in difficoltà, finendo solo per serrare le labbra e mordere l`interno di queste. […] In fin dei conti però è quella domanda ad importargli veramente, la stessa dove da` per scontato più del dovuto a quanto pare, e con una pazienza che nemmeno gli appartiene « perché mi hai ignorato? » sincerissimo e forse con un po` di insicurezza che palesa andando ad abbassare le palpebre e fare un respiro un po` più profondo, come se dovesse mantenere la calma. Iridi di nuovo su di lei « se non vuoi parlarmi quando ci sono gli altri è okay » va a staccare le mani dalle gambe per infilarle nelle tasche, andando a stringersi nelle spalle « ma tu non mi guardavi proprio, Meg »
Alla confusione aggiungiamo quella rabbia latente che cova da ore e il risultato non è dei migliori. Perché se lei lo guarda impassibile, lei non riesce a non trasmettere tutto quello che sente attraverso gli occhietti azzurri che ormai sono fissi su quelli di Seb. « però » e lo ripete quasi con uno sbuffo ironico. C’è sempre un però no? e quello del Grifondoro è la sua fidanzatina Serpeverde, o almeno nella testolina di Meg è così. L’occhiata confusa la coglie e ci rimane così male che sposta lo sguardo altrove. Perché a lei sembrava di essere stata chiara fino a quel momento, e aver dimostrato quello che sente per l’altro. attraverso ogni sguardo e ogni “bigliettino stupido”. Però poi è lei quella confusa a quel “perché mi hai ignorato”, una confusione che si tramuta in vero e proprio disagio quando le fa notare che nemmeno lo guardava. E figurarsi se lo guarda. Lei deglutisce un paio di volte e poi apre pure la boccuccia, ma non esce niente. Non subito almeno. Respira un pochino più profondamente, come se si stesse preparando ad andare in apnea.
« io voglio parlarti sempre »
anche quando ci sono gli altri, e così facendo svia la domanda scomoda sì, perché è chiaro che non ha intenzione di dover ammettere ad alta voce cose che non ammette nemmeno a se stessa.
Va ad incupirsi a quello sbuffo ironico, scambiando un`altra occhiata interrogativa forse con un po` di imbarazzo, ancora. No, lui non sta capendo proprio nulla, e non capisce quello sbuffo ironico che fa vacillare tutta quella sicurezza che ha sempre ostentato con la Corvonero. E pur di schiarirsi le idee va a mettere da parte orgoglio, rabbia, quell`essersela presa e tutto il resto, a favore del mostrarsi insicuro, sì, e ben lontano dall`essere menefreghista come, infondo, vorrebbe. Lo sguardo vaga su di lei senza però mostrarsi troppo insistente, osservandone le reazioni ma cercando di passare inosservato - ci prova, diciamo. Ed in tutta quella confusione forse, ad un certo punto, capisce che qualcosa che non va c`è. Nemmeno il tempo di pensare all`esplicitare qualcosa di sensato, però, che gli arriva dritto al cuore quell`ammissione dell`altra e lui come reazione va a distendere le labbra in un mezzo sorriso quanto più dolce ci sia, una sorta di tranquillità che mantiene però quella nota di tristezza a stonare leggermente. Va a girarsi un pochino, dandole ora il busto ma rimanendo con le manine nelle tasche
« Meg » è così che cercherebbe di richiamare il suo sguardo, l`espressione addolcita « che succede? »
« Niente » non succede niente, e se il tono è per un attimo secco e deciso, qualche secondo dopo sputa fuori quello che ha veramente da dire « Sei fidanzato » … « cioè – non ci sarebbe niente di male » mettiamo le mani avanti che qua l’orgoglio lo richiede « però perché non mi hai detto che stavi con quella? » quella vipera velenosa sì. « siamo… amici, no? » ecco diciamola così « perchè non mi hai detto niente? » e lo guarda per un attimo con la coda dell’occhio. A te la parola MacNamara.
Va ad aggrottare le sopracciglia a quel “niente” seriamente confuso, andando poi a sollevare le sopracciglia « cos » fidanzato? Che ci mette pure un paio di attimi in più a far girare le rotelline, ed ecco che va a rilassarsi evidentemente, le sopracciglia che si sollevano quasi fosse stupido mentre il suo sorriso va ad allargarsi sornione, tentando di trattenere una risata con chiari difficoltà - il tutto ben visibile all`altra. Così come quel tirare fuori le mani dalle tasce e lasciare che le gambe si incrocino davanti a lui, andando a picchiettarle la spalla con il ditino « Meg » attirando la sua attenzione « guarda che Heaven è solo mia amica. » alzando pure le sopracciglia […] « non pensavo… » sorriso furbo, piegando il capino in quel « che credessi alle ca**ate che dicono alla Radio » prendendola palesemente in giro.