La Zattera: i 74 giorni di Fogar e Mancini (con l'amichevole partecipazione di Giorgio Terruzzi)
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La Zattera: i 74 giorni di Fogar e Mancini (con l'amichevole partecipazione di Giorgio Terruzzi)

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Mauro Prosperi: 10 giorni nel deserto
IQP - Io in Questo Periodo ha compiuto 5 anni oggi!
Intervista a Paola Gianotti: ultracycler, Ciclista e Guinness World Record
“Ancora adesso mi interrogo sulla molla che mi ha spinto a cambiare vita. A volte, le cose più belle partono da gesti folli”
Ma chi l'ha detto che le donne sono meno forti degli uomini? In sella alla sua bici Paola Gianotti non teme rivali. Tenace avventuriera, ha fatto il giro del mondo su 2 ruote (battendo il record mondiale), ha partecipato alla gara più estenuante del Pianeta e, ultima, ha percorso 40 Stati in USA, battendo un altro record. La storia di una donna che si è inventata un mestiere seguendo la sua passione.
È piccola, tanto che in molti la chiamano «scricciola». Ma la statura di Paola Gianotti, classe '81, si dovrebbe misurare in chilometri. Nel 2014 ne ha fatti 29.430, attraversando 25 paesi, in 144 giorni: la donna più veloce del Pianeta ad aver fatto il giro del mondo in bici. Nel 2015 in Russia ha percorso i 9.200 km della Red Bull Trans-Siberian Extreme, una gara di ciclismo a tappe tra le più dure del mondo. Nel 2016 la pedalata da Milano a Oslo per la candidatura della bicicletta come premio Nobel alla pace e, ultimo, il progetto «48 Stati-48 giorni-48 bici», nuovo Guinness World Record. Partita dallo Stato di Washington all’estremo nord-ovest, è arrivata nel Maine a nord-est; 11540 chilometri in 560 ore, il tutto per una giusta causa: regalare biciclette a donne dell'Uganda con una campagna fondi raccolta sul suo sito Keepbrave. Dovevano essere 48 (una per ogni Stato), sono diventate 73.
Nel frattempo però si diverte. «Non solo. La mia ultima impresa, 48 bici in 48 Stati, non è stata solo un record sportivo, ma anche un’impresa di solidarietà. Durante la traversata sul mio sito ho raccolto fondi per acquistare 70 biciclette che - tramite Africa Mission - verranno donate ad altrettante donne del Karamoja, una regione dell'Uganda particolarmente povera dove solo il 6% delle popolazione è alfabetizzata. In questo modo non diamo soltanto un mezzo di trasporto, ma una possibilità di emancipazione economica».
Le donne sono meno avvezze all'avventura, almeno così siamo stati abituati. Si sente giudicata in quanto donna? «Nel mio caso trovo che ci sia molta ammirazione per quello che faccio, sopratutto da parte delle donne. Forse c'è più empatia. Invece con i maschi c'è competizione». Le donne sono davvero ancora meno forti fisicamente degli uomini? «A livello fisico sul ciclismo la differenza è nella potenza. In altri sport le differenze si stanno assottigliando. Mi viene in mente il nuoto. Secondo me la donna ha più resistenza mentale e una soglia del dolore più alta. Spesso riusciamo a fare le stesse cose che fanno gli uomini, e a farle meglio».
Quando le dicono che «hai le palle» che reazione ha? «Sicuramente è una affermazione che mi fa piacere, perché tutto quello che faccio lo faccio con sacrificio e determinazione. Anche se mi dicono che sono una “scricciola”».
Quanto si allena Paola al giorno? «Prima delle preparazione a un record, dalle 2 alle 4 ore al giorno, più 2 volte a settimana dalle 5 alle 7 ore. Fondo, potenza, resistenza, accompagnati da sezioni in palestra. Durante gli “scarichi” faccio solo delle passeggiate in bici. E comunque non sto mai ferma».
Il suo lavoro sembra un po una vacanza... «in realtà dietro ogni mia impresa c'è un lavoro lunghissimo. 7 giorni su 7 li faccio a programmare, pensare alle tattiche e allenarmi. Mi sono inventata un lavoro molto bello, ma che impegna molto di più di un lavoro normale».
Adesso guadagna anche qualcosa? «Per quanto riguarda le imprese sportive, quelle non sono un guadagno. Diciamo che sono un investimento. I guadagni arrivano dagli eventi ai quali partecipo in qualità di testimonial e poi dai corsi motivazionali».
Quale altra folle avventura sta preparando? «Non ci ancora pensato. Le idee mi vengono da sole. Mi piace guardare il mappamondo e fantasticare, ma per il momento non ho deciso nulla. Ho capito però che non voglio più fare record fini a se stessi. Si accumulano uno all'altro, ma non cambiano la vita a nessuno. Mi piacerebbe molto sviluppare l'aspetto umanitario delle mie imprese, come ho fatto nell'ultima. Nel futuro per esempio mi piacerebbe impegnarmi per sensibilizzare sulla necessità di avere più piste ciclabili, magari portare al governo una proposta in tal senso, sensibilizzare sul rispetto delle regole». Come si vede tra 10 anni? «Mi vedo con 3 bimbi e con altre avventure nel cassetto. Non penso di smettere neanche quando sarò mamma».
La Basilicata è una regione straordinaria. Sulla sua terra ci sono i segni e le ferite di mezzo secolo di storia italiana, la storia del meridione, della povertà e del carattere placido, ma tenace della sua gente, plasmata sulla roccia. E Tursi è uno dei suo epicentri, con la sua storia tragica e un presente che sembra frutto dell'immaginazione. Lo chiamano paese fantasma. É un paesino evacuato negli anni 60 a causa di una frana. Gli abitanti sono stati tutti trasferiti più a valle, e di Tursi rimangono solo le mura crepate e desolate aggrappate alla roccia.. E a Tursi c'è Giuseppe, che aspetta all'ingresso della strada che passi qualche turista per fare due chiacchiere. E’ uno dei 20 abitanti di Tursi, che ci spiegava di come, stoico, si sia sempre rifiutato di abbandonare il vecchio paese dopo la frana e il terremoto degli anni ‘80. La sua storia è quella di un uomo che non ha mai abbandonato casa sua, il suo paese, le sue radici. Un atto di resistenza e di coraggio. Lunga vita a Giuseppe e a Tursi.

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Lo scrigno dell'Elba, dove si incontra il gioco del pallone per strada e antiche e ancestrali usanze: il barbiere!
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http://www.redbull.com/it/it/bike/stories/1331625043460/milano-bike-festival-quello-che-vi-siete-persi
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