Avete presente quando vi capita di pensare "peggio di così non può andare" e poi, come d'un tratto, vi ritrovate in una situazione ancora peggiore e rimpiangete quella precedente?
Ecco a me è capitato esattamente questo, cioè di pensare che peggio di così non potesse andare e invece eccome se lo è andata, e a questo punto mi conviene pensare che il peggio debba ancora arrivare...
Sarà così, non sarà così?
poco importa, so solo che mi sento intrappolata in una ragnatela di pensieri, talmente ben tessuta, dalla quale non riesco a liberarmi ed è come se chi provasse ad aiutarmi, venisse catturato anch'egli da questa... si perché sto trascinando nella disperazione anche la mia famiglia, la sto distruggendo e mi sento così colpevole, tremendamente colpevole che vorrei scomparire...
eppure gli altri me lo dicono, mi dicono che ormai il mio corpo è così magro da essere quasi invisibile...
ma perché io mi vedo sempre così ingombrante? mi sembra sempre di occupare troppo spazio e di conseguenza mi sento in diritto di dover restringere così tanto per far sì che di me non rimanga più nulla...
mi dicono anche che ciò che provo è dismorfofibia, ho una percezione distorta di me, altrimenti non avrei bisogno delle flebo, né degli ansiolitici, né degli psicofarmaci e né degli antidepressivi...
ma nonostante questo, io mi sento bene, o almeno credo di star bene nel mio dolore, il che potrebbe sembrare paradossale, ma è così: il dolore ormai è diventata la mia zona comfort, ma ciò che mi fa star male è vedere che sto trascinando altre persone insieme a me e non voglio perché con il dolore ho instaurato un rapporto morboso, secondo cui lui è mio e nessun altro ha diritto di farne parte...
io che sono responsabile, io che sono colpevole di tutto, io che mi sento di star per scoppiare ma allo stesso tempo è come se fossi sul punto di spegnermi, come la flebile fiamma di un fiammifero, alla quale basterebbe solo un soffio di vento per essere spenta, ma che al tempo stesso, sarebbe anche in grado, seppur piccola, di incendiare o far esplodere qualcosa...
e quindi mi chiedo, quale delle due strade prevalerà? e pensandoci, sono poi così diverse tra loro o mi condurranno dalla stessa parte?
e alla fine penso che sia più probabile la seconda ipotesi, entrambe mi porteranno da una parte: il nulla, luogo che sa un lato crea angoscia, dall'altro apre un abisso, ma è proprio dell'abisso di cui ho bisogno, perché solo lui penso sia in grado di reggere tutto ciò che ho dentro.













