Non ti ho mai chiesto nulla se non di essere sincero con me.
Ti ho atteso in casa tutte quelle volte che mi dicevi di uscire coi tuoi colleghi di università, sistemando camera, cuffiette alle orecchie, ballando da solo in quella stanza vuota.
Quella della vicina che rimproverava il figlio era l'unica voce a tenermi compagnia in quelle sere di agosto quando io mi rifiutavo di tornare giù a casa, nel Meridione, per stare con te.
E tu non c'eri mai. La cosa sconcertante è che a me andava pure bene così.
A me andava bene tutto. Ma adesso sento che qualcosa è cambiato. Profondamente. Che io sia maturato da allora? O si è solo indurito il cuore a furia di sperare in un futuro più roseo incorniciato da un grigiume piatto e privo di vita?