Iron Flame by Rebecca Yarros
My rating: 3 of 5 stars
Come diceva Caparezza, il secondo album è sempre il più difficile, e le 670 pagine di Iron Flame me le sono sudate una per una, porca miseria. Se il primo volume era una cavalcata ignorante, divertente e carica di ormoni, qui la Yarros ha dovuto affrontare la prova del nove: sbrogliare la matassa e provare a fare sul serio. Ci è riuscita? Quasi. Con sprazzi di enorme fatica e una rincorsa finale che ti prende all'amo (anche se, diciamolo, era abbastanza telefonata), siamo arrivati in fondo. Ma se devo essere del tutto onesto: pensavo meglio. Cosa funziona (e mi ha salvato dalla noia): Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Sul world building Rebeccona nostra ha provato a recuperare in modo del tutto onesto: il mondo si allarga, le regole della magia e della politica diventano un minimo più credibili e la mappa non sembra più disegnata da un bambino di cinque anni. Nota di merito assoluta per la gestione dei momenti corali: le scene di combattimento spaccano, la sequenza della tortura ti tiene sul filo del rasoio, Xaden che massacra qualsiasi cosa respiri nel raggio di tre metri fa sempre la sua figura e i draghi quando entrano in azione fanno il loro dovere. In più, la "gang" dei ragazzi si fa voler bene davvero e il personaggio di Cat è una bellissima aggiunta che spero continui a rompere le uova nel paniere anche in futuro. Ah, e Andarna nella sua fase da drago adolescente ribelle è abbastanza scontata, ma letale quando c'è da non cagarsi addosso, quindi promossa. Cosa fa venire il latte alle ginocchia: Violet. Per 500 pagine. Cinquecento. Se nel primo libro era una protagonista cazzuta, qui passa buona parte del tempo a frantumare i maroni con una dinamica di coppia estenuante. "Non mi dici le cose", "Eh ma tu non me le hai chieste", "Non mi fido di te", "Però ti amo". Ragazzi, svegliatevi vi prego, fuori ci sono i Venin che vi vogliono scuoiare vivi e i draghi che bruciano i villaggi, i problemi veri sono altri! E poi arriviamo al tasto più dolente di tutti: si scopa molto meno. E questa cosa non va bene per niente. Se nel primo volume avevo capito le regole del gioco, ovvero: draghi + mazzate + dieci pagine di sesso esplicito a cadenza regolare, qui le aspettative per i fuochi d'artificio sono state deluse alla grande. Quelle poche scene romantiche sono state entusiasmanti come uno spettacolo di fuochi d'artificio a Ferragosto alle tre del pomeriggio: dimenticabili, poco organizzate e sotto una luce sbagliata. Se mi togli il romance spinto da un romantasy, cosa mi rimane? Cento pagine di dialoghi sulla fiducia reciproca? No grazie. In soldoni è mattone che poteva essere snellito di almeno duecento pagine di seghe mentali, ma che sul finale riesce comunque a piazzare la zampata giuste per farti dire "Eh vabbè, ormai sono in ballo, fatemi vedere come va a finire". Meno ormoni, più politica, ma fortunatamente i draghi continuano a spaccare tutto. View all my reviews












