PROLOGO
Dopo una lunga riflessione ho realizzato che mi piacciono le foto che hanno a che fare con il concetto di verità. Ricordate il post con la scritta "I'd rather be honest than impressive"?
Ecco... una cosa del genere.
IL POST (vero e proprio)
Il venerdì mattina non ho, come sostiene qualcuno, un aspetto assonnato: sono assonnato. E' qualcosa di profondamente diverso. Se avessi l'aspetto assonnato, pur non avendo sonno, sarei apparenza; al contrario io al venerdì mattina mi sento sostanza. Io sono sonno.
Apparenza e sostanza è il tema casuale di questo post ed è casuale perché non ero intenzionato a scrivere qualcosa su questo argomento: mi ha convinto il regista di un film.
Ma procediamo con ordine.
E' venerdì mattina. Assonnato noto su un tavolino del bar in cui sto per fare colazione, Sette il magazine del Corriere della Sera. In copertina Laura Morante. La didascalia ne spiega la presenza: ha interpretato "Nessuno mi pettina bene come il vento" un film che parla dell'incapacità di guardarsi dentro... di ascoltarsi.
Il regista dice che in questa storia mette a confronto atteggiamenti verso la vita contrastanti. Ordine e disordine, razionalità e caos. Puntualizza: "Ho cercato di far emergere da una parte la vitalità che possono contenere certi atteggiamenti che non capiamo e ci spaventano, e dall’altra di come dietro scelte di vita all’apparenza razionali e rigorose, si celi la paura".
Insomma, abitiamo il rassicurante.
La nostra razionalità, i nostri comportamenti equilibrati sono, in buona parte, solo apparenza. Sono l'adesione, più o meno consapevole, ad una convenzione di massa che ci permette di sostare in un territorio sicuro. Non meno importante, appariremo consoni al circostante.
Apparenza e sostanza hanno però a che fare, se non proprio con il concetto di verità, con quello di autenticità.
Potremmo dire che l'apparenza è il jpeg della menzogna: ad un livello di compressione variabile ne contiene sempre una certa quantità.
Ed è proprio questo il limite dell'apparenza. Cerca di nascondere - con diversi gradi di successo - una bugia ma tradisce sempre un certo "distacco" che è, quest'ultimo, il prodotto ineluttabile d'ogni cosa alla quale non partecipiamo emotivamente.
Nelle fotografia tutto ciò si nota.
Non è che manchino belle foto in giro. Mancano foto vere. Scattare una foto vera, significa mettersi in discussione. Significa guardarsi dentro. Significa ascoltarsi. E se dentro di noi alberga il caos ecco che allora, per pudore, per timore, per vergogna, scegliamo di ritornare a percorrere la strada rassicurante del canonico, dell'accademico. La nostra foto aderirà ad un canone stilistico riconosciuto e noi appariremo consoni.
Ma quella stessa foto mancherà di quella tensione emotiva che è ciò che fa parlare le immagini, che è quel senso d'autenticità che ce ne fa invaghire o innamorare.
Siate onesti. Non limitatevi a ripercorrere con la vostra fotografia percorsi già segnati nella speranza di un "like" in più su Facebook: fate foto, magari incomprensibili, ma in cui vi riconoscete.
Il mi piace tutt'al più ve lo metto io.
Fotografia: © Alain Laboile