Continuano gli appuntamenti della Fondazione l'Uomo e il Pellicano - intervista ad Alberto Guglielmi Manzoni
Servizio di Francesco Basso
Nata a Sanremo e operativa a livello nazionale la Fondazione l’Uomo e il Pellicano ETS, realtà del Terzo Settore, coniuga cultura e filantropia promuovendo la riflessione e l’azione concreta. A marzo gli impegni della fondazione continuano e per l'occasione abbiamo intervistato il suo fondatore Alberto Guglielmi Manzoni.
Come nasce la Fondazione?
Avevo in animo di creare questa Fondazione - che a maggio di quest’anno festeggia 3 anni di vita - già da molti anni e alcune dolorose vicende famigliari (un fratello malato neurologico grave, costretto a casa ormai da qualche tempo) ne hanno, per corsi dire, accelerato il percorso di attuazione. Toccando con mano certe situazioni, si guarda poi alla Vita con occhi e con animo
diversi, si rivede la scala delle priorità e si sviluppa un senso di gratitudine per i talenti e i doni ricevuti o, comunque, per tutto ciò che di positivo si ha a disposizione.
Perché questo nome, che penso sia anche a carattere di speranza dato che il pellicano è un animale simbolico?
Questa fondazione si chiama l’Uomo e il Pellicano. La denominazione è particolare e originale: lo so, in molti mi chiedono il motivo e mi fa piacere. Volevo trovare un’espressione che suscitasse curiosità e rimanesse impressa e credo proprio di esserci riuscito. Uomo con la U maiuscola sta ad indicare gli esseri umani nella loro totalità e il Pellicano con la P maiuscola è termine metaforico per indicare la Natura, l’ambiente fatto di animali e piante. Poi, ci sarebbe da spiegare il perché della scelta di questo animale. Albert Schweitzer (1875-1965) come medico missionario in Africa, ha curato molti lebbrosi nel Gabon ma ha curato anche tanti animali feriti o maltrattati che gli venivano portati, compresi i pellicani. Si possono trovare su Internet bellissime foto in bianco e nero di Schweitzer mentre cura o nutre alcuni pellicani. Ma poi il pellicano è un animale ricco di simboli: in molte opere d’arte, e secondo una fiorente letteratura, questo volatile viene rappresentato mentre con il lungo e possente becco si perfora il petto irrorando di sangue i propri piccoli per nutrirli. È dunque simbolo di totale dedizione e sacrificio agli altri. Nella teologia cristiana è simbolo, non a caso, di Cristo stesso.
Quali saranno gli altri appuntamenti?
Ci saranno sicuramente alcuni appuntamenti culturali presso la Biblioteca Civica Internazionale di Bordighera, all’interno della rassegna ‘Sguardi dentro e fuori di noi’: il 16 aprile con Giovanni Perotto (insegnante di religione presso le scuole secondarie, cattolico) e Jonathan Terino (pastore valdese, in questa occasione voce del mondo cristiano protestante) sul tema:
"Le Chiese cristiane di fronte alle sfide etiche attuali. Riflessioni sulla dignità del malato, cure palliative, suicidio assistito ed eutanasia"; il 23 aprile con Lorenzo Vizzini (insegnante di lingua e letteratura italiana in Belgio, ora in pensione) ed il sottoscritto, in qualità questa volta di studioso di Albert Schweitzer sul tema
"Un ricordo del Premio Nobel per la Pace Albert Schweitzer (1875-1965)"; il 7 maggio con Donatella Lauria (insegnante e giornalista), autrice del romanzo introspettivo “La tela dell’anima”; e infine il 21 maggio con Andrea Cartotto (docente di Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, formatore professionista) sul tema:
"La Tecnologia è neutrale? Un viaggio tra la Storia e l’Intelligenza Artificiale".
Sabato 9 maggio, invece, ci sarà un evento musicale benefico presso la ex chiesa Anglicana di Bordighera (in via Regina Vittoria 4) a sostegno di AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) zona di Imperia, per aiutare famiglie con malati di SLA del Ponente ligure.
Altri eventi culturali e filantropici avranno luogo in autunno, tanto nel Ponente ligure quanto a Milano.
Cosa vuol dire comportarsi bene al giorno d’oggi dato che sembra che siamo ripiombate nelle tenebre?
Cosa significa comportarsi bene al giorno d’oggi? Domanda molto impegnativa. Una cosa è certa: se per ‘comportarsi bene’ intendiamo - e io la penso così - agire secondo la propria coscienza senza recar danno od offesa agli altri, coltivare la gentilezza e la gratitudine, dobbiamo metter in conto di essere divisivi se non addirittura trasgressivi rispetto agli schemi e ai comportamenti dominanti dell’attuale società. Quella della gentilezza e della gratitudine non è - o non sembra essere - una strada molto praticata e amata ai giorni nostri, considerato che prevalgono sempre più l’egoismo arrogante e prevaricatore nei rapporti umani e il narcisismo esasperato sui social.
Nel mio piccolo, io ho deciso di far nascere questa fondazione partendo da queste serie di considerazioni: “Noi che stiamo bene e che possiamo considerarci molto fortunati rispetto a tanti esseri umani che a questo mondo vivono di stenti, tra povertà e malattie, dobbiamo cercare di stare ancora ‘meglio’ (a livello psicofisico e morale) per aiutare coloro che stanno ‘peggio’. Talvolta (o forse troppo spesso) ci lamentiamo esageratamente per piccole cose, incomprensioni sul lavoro o in famiglia, fastidi passeggeri o inestetismi, dimenticando che i veri problemi della vita sono altri. E possiamo stare ‘meglio’ prendendoci cura della nostra salute (attraverso uno stile di vita sano, fatto di stimoli intellettuali ed esercizio fisico), nutrendoci di scienza, rispettando l’ambiente, apprezzando la cultura e coltivando la gentilezza, senza stancarci mai di cercare gioia e bellezza nelle piccole cose di ogni giorno.