[Riflessioni di un ormai lontano febbraio 2020]
Ricordo che una sera ero lì al solito bar, col mio solito whisky sour, a fumare e parlare con un tizio perlopiù di stronzate sulla vita, un pò quei discorsi che si fanno quando si è abbastanza brilli da sentirsi quasi poetici verso il genere umano.
Ed ecco che, dopo un lungo dibattito sulle mie fantasmagoriche capacità relazionali, se ne esce con
"Le persone, anche le più ciniche come te, infondo hanno bisogno d'amore, ne abbiamo tutti bisogno".
Non so se mi ha disturbata di più il fatto di associare un sentimento al bisogno, o la parola stessa.
Disinnescare.
L'unico bisogno che ho, probabilmente, è capire come disinnescare quel mostro che ho dentro.
Ci combatto tutti i giorni, non è che io non ci provi, è che poi le persone rendono tutto così difficile e l'unica cosa che viene fuori è lo schifo verso l'intero creato.
Che poi come faccio a spiegarti?
Come puoi capire, se dentro la testa ho tipo il carnevale di Rio.
Ci circondiamo di persone che non fanno altro che sputare veleno nel piatto dove fino a 5 minuti prima strafogavano come porci, e 5 minuti dopo ti ritrovi dentro il secchio dell'umido insieme agli avanzi che nemmeno il cane ha mangiato.
Non ho bisogno del loro amore, ho bisogno di eliminare tutte quelle persone tossiche e piene di sè dalla mia vita, ecco di cosa ho bisogno.
Ti chiedono come stai e poi parte la sesta stagione di "Cazz*menedellatuavitadimerd*".
Poverini.
È come se avessero un limite, una sorta di stretto di Gibilterra del cervello, che se vai oltre il loro mondo finisce.
È che forse, se proprio ho bisogno di qualcosa, non è amore ma qualcuno che sappia disinnescarmi.
Qualcuno in grado di buttarmi fuori il veleno.
Qualcuno con cui non dover far continuamente una guerra, che già di guerre ne ho abbastanza dentro.
Qualcuno che riesca a farmi far la pace con quel poco d'anima corrosa che mi ritrovo.

















