|13 dicembre 2020|
La gatta.
È che se penso ai momenti in cui sono stata davvero felice, io ero da sola.
Eppure adesso che sono qui a vagabondare, come un gatto randagio che fa le fusa a chi le carezze non sa darle, mi ritrovo sopraffatta da un senso di angoscia immenso.
Non mi è mai piaciuta l'idea che la mia felicità possa dipendere da qualcun altro.
L'idea che qualcuno possa avere il totale controllo delle mie emozioni mi fa rabbrividire, mi da la nausea.
Come si può definire amore qualcosa che manipola in maniera, anche inconscia, la tua mente?
Come può essere definita bella una simile barbarie?
Come può essere puro e genuino qualcosa che manipola e deforma il tuo modo di pensare, di agire, di vivere addirittura.
Spesso mi ritrovo a pensare che in realtà siamo tutti innamorati si, ma solo dell'idea dell'amore, quell'utopia che ci ostiniamo a portare avanti nella speranza di salvare quel poco di umanità rimasta nelle persone.
In verità credo che siamo tutti un pò gatti randagi, pochi fortunati trovano casa con un padrone disposto a prendersene cura, altri invece, costretti a vagabondare senza meta.
Io preferisco definirmi nomade, mi concedo il lusso di scorrazzare libera, senza dover elemosinare scatolette di tonno scadute fuori dalla porta di qualcuno che non accoglierà mai un randagio dentro casa.
E dopotutto come dargli torto.













