|28 aprile 2019|
Tazzine e Winston blue.
Mi sforzo di ricordare i tuoi lineamenti, è tutto così lontano, così offuscato.
La mente annebbiata dai mille pensieri che giorno e notte mi tormentano.
E tu che mi guardi così, come se io stessi dicendo una marea di stronzate, che ne sai tu?
Che ne sai del senso di vuoto che ti assale quando rientri in una casa vuota, in questa casa ormai riecheggiano solo i miei pensieri.
Ci sono due o tre scatoloni non ancora chiusi, su uno di quelli c'è il tuo nome.
Ci ho messo dentro le tazzine, ricordo ancora quando le hai prese, felice come un bambino "Guarda qui le tazzine di topolino, sono due, possiamo fare colazione insieme adesso!".
Si perché i primi mesi non avevamo nulla, usavamo la stessa tazza, la mia tazza.
Forse era proprio questo il problema, io avevo le mie cose, i miei spazi, il mio habitat era stato invaso da qualcun altro, non sono mai stata brava a condividere.
Il punto è che la mia tazza adesso era la nostra tazza, facevamo a turno per il caffè, si lo so è strano, ma io iniziavo a condividere qualcosa di me ed era bello anche per questo no?
Ho messo via anche i libri di J. Prevert, mi addormentavo leggendo le sue poesie ogni sera, c'erano sopra le tue note, quello si che è stato un colpo al cuore.
Ho ancora la tua maglietta, quella del calcetto, quella che ti rubavo quando partivi perché aveva il tuo profumo, dovrei buttarla via.
Buttarla, che parola brutta, disfarsi di una cosa che ti ricorda qualcuno è come gettare via una parte di esso, è come buttare via anche un pò se stessi.
Riguardo quella scatola, e non posso fare a meno di chiedermi come si possano rinchiudere cinque anni di vita in una piccola, minuscola, sudicia scatola.
Ci sono ancora le tue vecchie Winston blue, avevi smesso da due anni ormai, ma sono ancora lì nel secondo cassetto insieme ai calzini che ti ho regalato per natale, le tenevi lì per ricordare a te stesso che "La mia forza di volontà è più forte di uno stupido vizio", o almeno così dicevi.
Ho preso il pacchetto e sono andata in cucina, nel mio angolino quello con la vetrata grande e le piantine, ne ho accesa una e ho spento tutto il resto.
Avevi aperto una porta che io non sapevo richiudere.
Forse io non sono più forte di uno stupido vizio, o forse avevo solo bisogno di esorcizzare la cosa in qualche strano modo.
Ho accesso l'ultima Winston blue, è come sentirti per l'ultima volta.
Inspira, espira e come cenere si dissolve ogni mia paura.














