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The Last Resort in Goulston Street, Aldgate 1981 ( The Skinheads 1979 - 1984 Book by Derek Ridgers )
https://www.theguardian.com/world/2017/nov/03/germany-police-bomb-garden-courgette-zucchini?CMP=fb_gu
By Petr Hricko

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bloom beautifully dangerously loudly bloom softly however you need just bloom
milk and honey by rupi kaur (via hyacinthgirlquotes)
Pakistan By @aabbiidd. (Part I)
نور چشم من
Nur-e cheshm-e man Farsi, literally, “the light of my eyes”. Used to show how one person is the life of someone’s being. (via baklavugh)
“Sometimes I can physically feel the weight of every love I've ever known, pressing down on my shoulders. I wake up with them, I go to sleep with them. A few extra minutes to get out of bed; a bit more drag on my shoes as I walk. Sometimes I feel the heaviness is too much to bear [...]”

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Di getto, così, senza rileggere.
Sono passati due mesi da quando la mia vita ha subito quello che io ho percepito come uno stravolgimento totale. Sono arrivata a perdere tutte quelle piccole sicurezze che credevo di aver costruito, una volta per tutte. Pensavo che non ci sarebbe più stato bisogno di cambiare, di ricominciare da capo, di affrontare me stessa da sola. Poi tutto è cambiato, inaspettatamente. Ero su un treno che procedeva a velocità stabile, dritto, lungo il suo percorso, verso la sua meta. Ad un tratto, però, senza sapere il perché mi sono trovata ferma, in una stazione vuota a guardare le rotaie sparire verso l’orizzonte. Avevo perso tutto. Ed è in questo momento che tutte le paure con cui sentivo di non avere più niente a che fare sono tornate. Hanno bussato alla porta, sempre più forte, in modo sempre più violento, finché quella porta non mi è caduta addosso. Mi ha schiacciata completamente. Una volta entrata in questa spirale pensavo che ormai fosse tutto perduto. Che senso ha vivere una volta se di tutto quello che hai costruito non rimane più niente? Anche i ricordi smettono di avere un significato. Ero sola, per la prima volta dopo un tempo che non riuscivo nemmeno a quantificare. I giorni si susseguivano tutti uguali; passavo dal piano di sopra al piano di sotto, avevo smesso di mangiare e dormire era impossibile. Ogni più semplice cosa mi sembrava lontana anni luce, troppo complicata da gestire. Perfino respirare aveva smesso di essere un’azione involontaria; anche respirare faceva male. Avevo perso la forza, la voglia. Avevo perso tutto ciò che avevo costruito, senza nemmeno capire il perché di quello che stava succedendo. Ho iniziato a biasimare me stessa, a colpevolizzare le mie azioni, il passato, i miei pensieri. Odiarsi non è mai stato così semplice. Per una decina di giorni ho fatto finta di vivere, un po’ sperando di morire nel mentre.
Poi c’è stato il viaggio. Una necessità. Il frutto di un bisogno di scappare dalla propria mente, dal proprio passato, dal dolore e dalla delusione. Perché queste erano davvero le uniche cose che erano rimaste nella mia vita. Avevo smesso di guardare avanti, non sentivo più il desiderio di fare ciò che amavo. Nulla aveva più senso. Però c’è stato il viaggio. Un viaggio che è iniziato con le lacrime. Lacrime molto diverse da quelle che avevano segnato il mio grande viaggio da sola dell’anno precedente. Lacrime che credevo non avrei avuto il bisogno di versare mai nella vita, mai. L’illusione che il mondo sia fisso ed immutabile, che le persone siano quello che sembrano essere, che tu abbia raggiunto già la miglior forma di te stesso.
è stato il viaggio a ridarmi la speranza. A ridarmi quella che è, banalmente, la voglia di vivere, di mettersi in gioco. Sono tornata a casa con occhi diversi, con l’anima più leggera e la mente più rilassata.
Poi c’è stato il ritorno alla realtà. Da questo momento ho cominciato ad essere sommersa da quella valanga che pensavo essermi lasciata alle spalle. La differenza era che questa volta, seppure la valanga fosse la stessa, io non ero più la stessa. Non ero più disposta a stare male, non per qualcuno che non meritava essere il chiodo fisso nei miei pensieri. Ed è in questo momento che ho iniziato ad imparare, a crescere. Perché in due mesi ritengo di essere cresciuta molto, di essere finalmente la persona che non pensavo nemmeno di riuscire a diventare.
Ho imparato che non bisogna mai, mai, nascondere se stessi e le proprie emozioni. Ho imparato che la gioia che si prova a stare con le persone non può essere sostituita da un surrogato, da un unico ricettacolo a cui affidare la propria felicità. Ho imparato che chiamare per primi qualcuno che non si sente da tempo non può far altro che riempiere il cuore di un calore nuovo, che prima mi era sconosciuto e di cui ora non riesco a fare a meno. Perché costruire e coltivare un legame è davvero semplice. Ho imparato che le persone hanno le mie stesse identiche paure, remore, insicurezze. Ed è proprio in funzione di ciò che ho smesso di aspettare che fossero gli altri a cercarmi e ho iniziato a prendere tutte le occasioni che potevano capitare. Perché è la prima mossa a fare la differenza e spesso siamo tutti troppo presi dalle nostre illusioni e finte sicurezze da non renderci conto di quanto venga sprecato in questa maniera. Ho imparato che posso essere felice se lo voglio e che la mia felicità non deve essere affidata a qualcuno. Si tratta di un onere, ed un onore, che deve spettare a me sola, prima di tutto. Ho imparato che posso essere abbastanza per me stessa, che non sarà la solitudine ad uccidermi.