Non ho mai amato stare al centro dell'attenzione, preferisco gli angoli semibui perché da li, osservo tutto quello che succede. Non ho mai amato apparire, ma l'altra me appare anche senza volerlo. Se pure è lì, al buio, di fianco a me, lei in un attimo è sotto i riflettori con tanto di tappeto rosso sotto i suoi tacchi a spillo.
Banale e ridicola in mezzo a tutte quelle macchine da presa e tutte quelle bocche aperte, posa, con i suoi vestiti all'avanguardia, per i fotografi che le stanno intorno.
Sono decenni che cerco di comprenderla, capirla e assecondarla ma non ci riesco ancora. Non so, forse ha ragione lei, forse ho ragione io ma non esiste un terzo elemento che può giudicare la faccenda, perché ognuno raccoglie quello che semina e, finora, la raccolta è troppo bilanciata per poter tirare le somme.
E comunque io, dagli angoli, ci vedo meglio, io dagli angoli, analizzo meglio le persone, i posti, gli eventi, il clima e tutto quello che posso vedere, dai miei angoli.
Sarà perché alle parole preferisco gli sguardi, i sorrisi oppure i musi, ecco, preferisco comunicare senza parlare, perché di parole sprecate sono sazia fino al midollo, fino all'infinito e ritorno. Preferisco la natura tutta per me, togliermi le ciabatte e camminare a piedi nudi in mezzo alle foglie secche, sentire il fruscio di esse dentro l'anima, perché si, sono morte, ma seppur morte queste foglie secche sanno raccontare una vita vissuta in mezzo al vento che le accarezzava, gli dava il buongiorno e la buonanotte tutti i giorni. Ogni lasciata è persa, ma io non lascio, conservo. Conservo per un domani, quando tireremo le somme e capiremo finalmente, quale di noi due ha vissuto più intensamente, quale di noi due ha portato a casa più soddisfazioni. Nel frattempo, ho imparato a volare, no non ho abbandonato i miei angoli semibui, mi sono solo sollevata leggermente più in alto. Chissà che io non osservi ancora meglio.