Non era avvezza a depilarsi, convinta che quella pratica crudele le strappasse il crine e la maturità di cui andava fiera.
L’uomo nero, come osava appellarlo lei, chiedeva a gran voce di spogliare quelle labbra, ma quel grido aveva rafforzato le sue convinzioni.
Lo attese morbida sulla ruvida seduta nel giardino. Sarebbe passato di lì ne era certa.
Quando entrò, lei sfodero lo sguardo più seducente che sapeva comporre, consapevole di essere irresistibile.
Lui la vestì con lo sguardo, mentre estraeva una bottiglia di bollicine dal suo zainetto elegante.
“Cosa festeggiamo?” osò lei
“Questo regalo”
Poi sbocciò deciso quel nettare aromatico e volutamente le battezzò ventre e cosce.
Lei rise per quella umida esuberanza
“Allora scartami stupido”
“Speravo me lo chiedessi”
Lei chiuse gli occhi e schiuse le gambe, in attesa che fosse la lingua calda di lui a scostarle le tremule e rosee labbra.
Fu affilata e metallica invece la sorpresa.
La scartò a suo modo, come si toglie una barba noiosa e poi, col freddo e appuntito metallo, accese il fuoco nelle umide carni del sud.
Glfra - Le umide carni del sud
















