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Sì! Si intitola “Tutte le donne sono pazze”, parla più o meno di quella che è l’idea giovanile dell’amore ai giorni nostri. Puoi trovare degli estratti sulla mia pagina!!

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O forse il vero pazzo sono io...
L'unica cosa che viene da chiedersi è "Perché?" Perché cazzo non posso essere felice come qualsiasi altro coglione? Perché niente va come dovrebbe andare? Perché sento il disperato bisogno di non sentirmi solo? Ho davvero bisogno di compagnia? La sofferenza è una prigione e io ne sono prigioniero. Ma in realtà la vera domanda è..."Sono realmente adatto a questo mondo?"
G.Grande
Lei ballava
Sabato sera.
Inutile dire che ero andato a ballare con gli amici e inutile dirvi che avevo bevuto troppo.
Era partita con una semplice birra che poi sono diventate due. Poi uno shot di tequila e un altro ancora. Una mezza bottiglia di vino marcio dal discutibile odore di benzina mista petrolio e un'altra birra per concludere.
Ero in uno strano stato tra l'incoscenza e la veglia. Tipo fatto di morfina e MD nello stesso momento.
Camminavo all'interno del locale alla ricerca di qualcosa non ben precisata. Camminavo e cercavo quello di cui avevo bisogno anche se non avevo la più pallidea idea di che cosa stessi cercando.
Forse doveva essere una parabola di vita o forse era solo l'alcol.
Mi resi conto di essere rimasto da solo, abbandonato dagli amici o più probabilmente mi ero allontanato volontariamente.
Continuai a cammiare in tondo senza un ben preciso disegno.
Entrai in una sala adiacete a quella principale, trovai un divanetto di pelle nera e mi sedetti vicino ad una coppia di giovani intenti a pomiciare affannosamente.
Guardai in mezzo alla pista da ballo e vidi una ragazza danzare.
Era una tipa bionda, culo perfetto, sinuosa e magnifica in ogni movimento.
Ci provai con lei una sera, ma mi diede un bel due di picche e mi disse "Vattene sgorbio!".
Rimasi seduto a fissarla in uno strano stato di assensa ed ispirazione.
La musica suonava, le persone bevevano, la coppia pomiciava accanto a me, due ragazzi stavano litigando in fondo alla sala e lei magicamente ballava.
Il cervello si spense e la musica svanì nella mia testa.
Ero in mezzo al caos più totale, ma avevo trovato la calma perfetta.
Lei ballava come i fiori sono spinti delicatamente dal vento in primavera.
Lei ballava ed era l'unica cosa che avesse senso per me.
Avevo messo tutti i sentimenti, i pensieri e i problemi in un unico drink e me l'ero bevuto.
L'incertezza era sparita.
Non ero neanche sicuro di respirare.
In quel momento capì di cosa stesse parlando il Siddartha.
Avevo trovato la pace interiore.
Forse sono i momenti come questo che ti fanno apprezzare la vita per quello che è.
Lei ballava e quella era l'unica cosa che avesse senso per me.
Come stai?
Ieri sera ho un po’ esagerato con la birra, ma ora sto bene! A te come vanno le cose?

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Aveva tutto, anche se il suo tutto era riconducibile al niente...ma cosa cazzo se ne faceva della felicità se la felicità non era una cosa adatta per lui. Ci nasci in questo modo, non puoi farci un cazzo. E se voi altri coglioni pensate di poter provare a vivere così...non fatelo...ci morireste
Il Funerale
L'organo sta risuonando quella canzone che mi piace tanto.
Il suono proviene dalla chiesetta in campagna, quella con il campanile alto e il tetto rosso dove mia nonna mi portava sempre quando ero piccolo.
Un'ordita folla si sta dirigendo proprio lì.
Riconosco la maggior parte dei presenti.
Gli altri non ho idea di chi siano.
Stanno andando a rendere omaggio alla vita e alla morte di una persona comune, che forse non era neanche così importante nella loro vita. Ma fa sempre bene fare bella figura per impressionare le altre persone.
Entrato in chiesa, tra le panche di legno, sono tutti vestiti di nero con occhiali spessi e scuri che nascondono veri e falsi sguardi di pietà e pianto.
Me lo ricordavo diverso questo posto. Era molto più grande quando ero bambino. I dipinti dei santi sono sbiaditi, non hanno più i colori vivaci di un tempo.
Il blu è diventato celeste chiaro e il rosso un'imitazione scarlatta di rosa tendente al porpora.
Erano più maestosi e imponenti di come li vedo ora.
C'è sempre quella croce di falso oro dietro al pulpito e anche le suore sembrano essere le stesse di 20 anni fa.
Il prete è cambiato. Non ricordo il nome del tizio che diceva la messa prima, era un uomo alto con la barba bianca e modi burberi di fare, parlava sempre dell'apocalisse come se tutti fossimo condanatti a morire prima o poi.
Ed in effetti è vero, siamo quì proprio per un funerale.
Il sacerdote che sta celebrano ora, è un ragazzo giovane di colore con uno strano accento spagnolo. Deve essere uno di quei missionari che hanno trovato la vocazione nell'aiutare le persone più deboli nei luoghi dove hanno veramente bisogno, non quì in questa giungla di cemento e vipere.
Inizia la cerimonia, la bara entra in chiesa sulle note di una marcietta funebre tetra e triste.
Potevano suonare anche qualcosa di più allegro.
Cinque uomini la sorreggono mentre camminano sighiozzando e piangendo con chiari segni di sforzo dovuti al peso della bara e alla falsità delle lacrime.
La posano vicino al pulpito dove il prete è in piedi, pronto ad augurare un buon viaggio in un mondo migliore all'ormai povero defunto.
Il rituale è straziante, un sacco di parole di rito e pianti si susseguono tra le urla di disperazione e tra chi si soffia il naso con il fazzoletto.
Nella folla riesco a riconoscere persone che non vedevo da anni.
C'è quella vecchia zia che, quando avevo 5 anni, regalò a me e le mie sorelle delle bambole pensando che i miei genitori avessero avuto solo figlie femmine. E' accompagnata da suo marito. L'uomo è molto invecchiato e non sembra stare bene. Penso che tra un po' celebraremo un altro funerale.
C'è il macellaio del paese e sua figlia che, ad aspetto, è molto simile ad un maiale.
C'è il dottore di famiglia che abita in quella villa con piscina, quello con il naso ad uncino che curava l'artrite di mia nonna. E' insieme a sua moglie, una bellissima donna, mora con le gambe lunghe e le tette grosse.
La più grande aspirazione nella vita della donna, doveva essere quella di diventare ricca e devo dire che c'è riuscita abbondantemente accapigliandosi il medico. Voci di paese dicono che avesse un amante, che fosse una donna molto intraprendente, ma chi sono io per giudicarla. Anzi secondo me sta facendo bene.
In quarta fila c'è addirittura quella ragazza mora con gli occhi chiari con cui sono stato un paio di anni insieme, quando avevo 16 anni. E' ancora carina. Mi ricordo quando rubava la grappa che produceva il padre in cantina e scappavamo di notte per bercelo sopra il tetto di casa mia. Di lei ricordo le labbra morbide e il sedere sodo e anche di come la sorpresi a barciarsi con il figlio di un dipendente di suo padre.
Che stronza!
Ma sono passati tanti anni e mi fa quasi piacere rivederla. E' sola e sembra anche parecchio dispiaciuta per il defunto. Se non fossi fidanzato andrei a consolarla.
Dietro di lei è seduto Thomas, un ragazzo che veniva con me alle superiori. Un tipico bello, ma stupido, che non andava tanto bene in nessuna materia. Non proprio un tipo sveglio, ma vedo che ora ha messo su famiglia. Ha una moglie carina e un bambino piccolo.
Mi sembra che dissero, che un paio di anni fa avesse trovato lavoro per una grande compagnia elettronica. Non so come abbia fatto, ma sono felice per lui!
Tra le panche a destra del pulpito, in prima fila, c'è mia sorella più grande con suo marito Arthur il meccanico e i due figli Sam Julio e Thomas Frank, due pesti incredibili.
C'è anche mia sorella piccola, la pazza di casa che si è tinta i capelli biondo platino e ha il piercing sulla lingua.
Noi due abbiamo sempre avuto un bellissimo rapporto, siamo molto legati.
Io sono sempre pronto a difenderla quando si mette nei guai e lei adora cacciarsi in situazioni pericolose.
All'età di 18 anni decise, come me, di trasferirsi in un altro paese per diventare una famosa artista. E' indiscussamente brava, ha preso il mio talento e le ho insegnato tutto ciò che so, ma fino ad ora non ha avuto molta fortuna e per mantenersi lavora come cameriera in un ristorante dalla dubbia qualità del cibo. Ci sono andato a mangiare una volta...era pessimo! Ma io credo in lei, so che riuscirà a realizzare i suoi sogni ed ad arrivare dove vuole.
E' visivamente molto triste e le sue lacrime sono vere. Mi dispiace che abitiamo lontanto uno dall'altra e non posso passare tanto tempo con lei.
Le voglio veramente bene e forse, in futuro, potrò starle vicino.
In seconda fila, seduti dietro le mie sorelle, ci sono i miei amici d'infanzia.
Matt è vestito con giaccia e cravatta rigorosamente nera con scarpe scure e occhiali da sole, non l'avevo mai visto così elegante, sembra un agente segreto. Invece Alex ha una camicia total black con i primi due bottoni aperti, i capelli raccolti indietro, i baffi ben pettinati e gli occhi stracolmi di lacrime.
Ma vi ricordate ragazzi quella volta che andammo per le vacanze estive in Spagna.
Quante risate e quante sbronze.
La spiaggia di Valencia era piena di ragazze bellissime e formose che prendevano il sole e giocavano a beach volley.
Noi come tre cretini ci provammo con tutte, ricevendo tantissimo due di picche, ma qualcuna ci stava anche.
La sera poi ci ubriacavamo ancora prima di uscire dall'albergo per arrivare carichi alla serata, ma la maggior parte delle volte finiva che Alex collassava su un divanetto in discoteca, Matt ballava in modo non proprio consono, che urtava la sensibilità visiva dell'essere umano e io mi ritrovavo a vomitare dietro la console del dj.
Si ne abbia fatte tante insieme e vi devo ringraziare per tutti i viaggi indimenticabili, spero di poterne farne ancora.
E poi, quì accanto a me ci sei tu amore mio.
Bellissima come sempre, anche se sei vestita di nero con il trucco che ti cola dal viso per le lacrime.
Sei e sarai la persona più importante che ci possa essere per me.
Ricordo benissimo la prima volta che ci incontrammo in quel bar di Parigi in pieno autunno. Stavi bevendo un caffe mentre leggevi una rivista di moda. Io, invece, lavoravo al pc sorseggiando un tè caldo.
Ti notai subito, avevi un cardigan rosso con fusò neri e le parigine. Non passavi di certo inosservata, ma la cosa che mi colpì di più furono i tuoi occhi verdi speranza con quelle macchioline di marrone nell'iride.
Eri senza dubbio la ragazza più bella in quel bar.
Ti stavo fissando da diversi minuti e cercavo nella mia testa una scusa plausibile per attaccare bottone con te, ma non mi veniva niente.
Finchè non ti sei alzata e sei venuta verso di me dicendomi: "Mi devi fissare ancora per molto o mi offri da bere?"
Mi hai conquistato subito!
Ti offrii da bere e da quel momento non ci siamo più divisi.
Il ricordo più bello che ho di te è la vacanza a Tenerife di questa estate.
L'isola spagnola è uno dei posti più belli che io abbia mai visto, con le spiagge rosse e il paessaggio frastagliato di roccie, natura e sole.
Ricordo alla perfezione quella sera che andammo a vedere il tramonto dalla terrazza che affacciava sul mare.
Eri, come sempre, stupenda.
Adoravo il tuo vestito bianco a fiori e mi piaceva tantissimo come ti eri fatta i capelli, leggeri e biondi scendevano sul tuo collo e sulle spalle.
Mentre il sole calava nell'oceano, guardai i tuoi occhi che risplendevano della luce del tramonto.
Fu emozionante, uno dei momenti più belli che ricorderò per il resto della mia esistenza.
Il tramonto finì e mentre il sole abbracciava il mare di Tenerife in quella notte, io mi inginocchiai e con il cuore in gola e un anello in mano ti chiesi di sposarmi.
Dicesti di sì tra lacrime comosse e un sorriso enorme e gioioso.
Mi rendesti l'uomo più felice del mondo in quel momento.
Nessuno dei due voleva andarsene da Tenerife, avevamo deciso che avremmo preso in considerazione l'idea di andare a vivere un giorno in quel piccolo pezzo di paradiso.
Finita quella meravigliosa vacanza nell'isola, tornammo a casa e, dopo aver aver dato la notizia del nostro fidanzamente alle nostre famigle, inziammo i preparativi per il matrimonio.
Avevi già comprato il vestito, ordinato le fedi e prenotato il ristorante per la cerimonia. Avevamo anche fissato la chiesa per sposarci, che gioco del destino, è propria quella in cui siamo ora e il prete che doveva celebrare la nostra unione è lo stesso che sta celebrando questo funerale.
Non riuscirò mai a dimenticare la notte in cui stavamo tornando a casa dopo la cena dai miei amici. Sarà un ricordo indelebile nella parte oscura della mia mente.
Avevamo bevuto un bicchiere di vino di troppo e in macchina al ritorno ti addormentasti sul sedile del passeggero.
Anche io ero stanco. Per un secondo persi il controllo della vettura e andammo a sbattere contro un albero lungo la strada.
Dopo l'incidente ricordo solo i paramedici che ci tiravano fuori dall'auto e tu, amore mio avevi tutto il viso insanguinato.
Ora sei seduta quì accanto a me su questa sedia a rotelle, in questa chiesa che doveva essere l'inzio del nostro amore, con i tuoi occhioni verdi speranza stracolmi di lacrime, pieni di tristezza e disperazione.
Non vorrei mai vederti così. Devi solo sapere che sono sempre stato perdutamente innamorato di te dal giorno in cui ti incontrai in quel bar di Parigi.
Sei sempre stata tutto ciò di cui ho realmente avuto bisogno.
Ti ricorderò per sempre come in quella sera a Tenerife mentre, guardando il tramonto i tuoi occhi si illuminarono della luce del sole che abbracciava il mare e con il tuo si, mi hai reso la persona più felice di questo mondo.
Si amore mio, avevi ragione, saremmo dovuti rimanere su quell'isola per l'eternità.
Ringrazio tutti quelli che sono venuti oggi a dare il proprio saluto ad una persona comune che sarà per sempre affianco alle persone che l'hanno realmente amato.
Grazie mille a tutti e...benvenuti al mio funerale.
La storia della principessa che non era una principessa
Quella che andrete a leggere è una storia che parla di una ragazza che credeva di essere una principessa, ma che in realtà non lo era per niente.
No...non è una metafora. E' una vera e propria considerazione.
Era il periodo della mia depressione mascherata (per chi non lo sapesse la "depressione mascherata" è un tipo di depressione con sintomi cognitivi e comportamentali. In poche parole ero depresso e riuscivo a sopportarlo. Io stesso ho tratto questa diagnosi dopo aver terminato i miei studi amatoriali su un libro di psicologia preso in prestito dalla biblioteca pubblica).
Lavoravo nel mio negozio che stava andando veramente a puttane. Probabilmente era colpa mia perchè non sapevo gestire gli affari o forse era anche colpa di quel bar che aveva aperto all'inizio della strada e che mi aveva fregato i pochi clienti che avevo. O forse era colpa della sfortuna.
Fatto sta che gli affari andavano male, io pensavo spesso al suicidio e stavo cercando un modo come un altro per uscire da questa situazione.
Un giorno, un tizio, un panzone alto con pochi capelli in testa e un naso rosso dovuto al freddo o all'acol (una versione stupida di Jerry Scotti con meno capelli e più pancia. Non che Jerry Scotti mi stia particolarmente simpatico, ma a mia nonna piaceva) entrò nel mio negozio dicendo che voleva vendere i nostri prodotti nella sua gelateria.
Dissi: "Perfetto, comprali".
Ma la sua idea non combaciava con la mia.
In realtà lui voleva che ci mettessimo in società insieme, che producessi le cibarie nel mio negozio e che poi io stesso le vendessi in un piccolo reparto che stava costruendo appositamente nella sua gelateria.
La cosa oltre che essere complessa, non mi entusiasmava per niente.
Mi viene difficile lavorare con me stesso, figuriamoci con un altro essere umano che respira e parla.
Dissi "no, grazie".
Ma il panzone insistette e volle assaggiare i prodotti che mio padre produceva con le sue delicate e tozze mani da montatore di finestre.
Venne un giorno a pranzo e ordinò diverse pietanze.
Le mangiò con foga e sembravano piacergli anche.
Beveva e ingurgitava cibo come un facocero invitato a cena dalla suocera che ha preparato le lasagne calde con besciamella e ragù.
Quando finì di divorare il tavolino dove era seduto e i piatti di plastica dove gli avevo servito il cibo, disse: "Mmmh...si...buono" fece una piccola pausa "Ma forse me l'hai servito troppo freddo...e non avevi la schiena abbastanza dritta quando giravi per i tavoli...e sinceramente non dovresti stare fermo a non fare niente quando non hai niente da fare...è poco professionale".
Non sono uno che prende con gran entusiasmo i consigli altrui.
Disse tutte cose tecnicamente giuste o almeno credo, ma lo disse con un tono altezzoso, saccente, con la puzza sotto il naso, quasi regale. Si sentiva sicuramente un re in quel momento perchè aveva a che fare con un ragazzino di "Fondo delle pulci" che cercava di non affogare nella merda.
Di solito si comportano così le persone che dal niente si sono arricchite e si sentono i padroni del mondo per quel piccolo colpo di culo o bravura che hanno avuto.
Questo tizio era tipo 4 volte più grosso di me sia in larghezza che in altezza, ma con un aplomb che mi appartiene, dal basso della mia statura modesta, gli sbraitati gentilemente nel viso di togliersi dalle palle e di non farsi mai più vedere.
Questo grassone uscì tutto attezzoso, come se le sue scuregge profumassero di fiori invece che di merda, uralndomi contro: "TU NON TI RENDI CONTO DI CHI HAI TRATTATO MALE...IO SONO IL RE DEL GELATO!!"
Tra le dita della mano quella che preferisco è il dito medio, allora lo mostrai al panzone, sempre con molto rispetto. A me il gelato non piace neanche.
Quella sera stessa andai a bere al pub con un mio amico e gli raccontai la storia del panzone altezzoso. Lui mi diede ragione, ma non seguiva molto il mio discorso, probabilmente perchè era già ubriaco nel momento in cui esponevo i fatti. Per non essere da meno mi ubriacai anche io.
Bevvi 3/4 pinte di Guinness e cominciai a essere brillo.
Vicino al nostro tavolo sedevano 2 ragazze.
Una di loro mi era familiare.
Si chiamava Bice, era la sorella di un coglione che forse conoscevo o che forse pensavo di conoscere, ma in realtà non ci eravamo neanche mai presentati.
Comunque sia era una strafica.
Il mio amico era perso di lei. Ci sbavava dietro da anni, ma per mancanza di coraggio e di spina dorsale non ci aveva mai provato.
Era una classica fighetta a cui piaceva atteggiarsi alla Sexandthecity, ma che in realtà era cresciuta nel quartiere in cui le prostitute cinesi battevano per strada per pochi soldi.
Insieme a lei c'era un'altra fighettina castana con qualche colpo di sole, la faccia da stronza e la puzza sotto al naso.
Il mio amico ordinò uno shot di rum, lo bevve per darsi coraggio e iniziò timidamente a parlare con Bice.
La ragazza si dimostrò amichevole con lui, probabilmente perchè aveva bevuto parecchio. Poche volte ho visto quella ragazza sobria o non fatta.
I due cominciarono a ridacchiare come ragazzine adolescenti e io continuai a bere.
L'altra ragazza che era seduta al tavolo con Bice cominciò a tirarmi occhiatacce stizzite. Visto che il mio amico le aveva rubato la compagnia e lei ora beveva da sola, si aspettava che le andassi a parlare.
Non ne avevo voglia, la depressione mi bloccava nei momenti delle relazioni sociali, soprattutto con gli estranei, ma l'alcol allo stesso tempo li sbloccava.
Allora mi avvicinai e iniziammo a parlare.
Quella tizia si chiamava Giulia...o almeno credo, non me lo ricordo precisamente.
In realtà era davvero una bella ragazza.
Aveva un non so che di familiare, ma non mi fermai molto a pensarci. Aveva gli occhi nocciola, il naso all'insù e i modi di fare eleganti. Aveva anche un bel culo per la cronaca.
Parlammo, parlammo, parlammo. In realtà lei parlava, parlava, parlava e io ascoltavo.
Più o meno è sempre così che funziona con le ragazze.
Gli argomenti di cui volle argomentare furono: i suoi studi universitari in non so cosa, la sua casa con piscina nella zona ricca della città, i suoi 3 cani di razza piccola che abbaivano quando vedevano un cinese, quindi abbaiavano in continuazione (non avete idea di quanti cinesi ci siano nella mia città) e la monotona e noiosa vita notturna che Prato offre.
Non come quella fiorentina, secondo il suo parere.
Annuivo e bevevo interperrito.
Intanto il mio amico e Bice continuavano a ridacchiare e tocchicchiarsi.
Ero felice per lui, ma Giulia non era molto entusiasta della mia compagnia. Mentre parlava gesticolava con le mani come fanno le principesse e sorseggiava quell'intruglio di alcol e succo di frutta che aveva ordinato...beh come una principessa.
Chi si sente nobile, ma non lo è, mi è sempre stato sulle palle.
Capisco il principe Carlo che si atteggia perchè è un principe, ma Camilla non ha molto diritto di essere altezzosa.
All'improvviso Bice si alzò in piedi entusiasta, facendo cadere la sedia su cui era seduta e con non molta lucidità urlò: "Andiamo a finire la serata nella tua piscina Giulia!!"
E tirò un piccolo urlettino gioioso tipo: "UUUUH".
Il mio amico felice come una pasqua accettò subito l'invito, anche se Giulia non sembrava contenta di averci nella sua reggia, ma alla fine si decise e ci permise di andare da lei.
Arrivammo a casa di questa tizia.
Devo dire che era una casa con i controcazzi. Era grossa, molto grossa. Probabilmente vivevano in 27 in quella dimora. In realtà Giulia viveva con i genitori ed era figlia unica. Era la principessa di quel castello. Disse che i suoi genitori erano usciti quella sera e che sarebbero tornarti l'indomani mattina. Mi disse anche che avevano una donna delle pulizie ed un giardiniere, ma che non vivevano lì. La cosa non poteva interessarmi minimamente, ma feci un cenno approvatorio.
Arrivati sul bordo piscina Bice urlacchiò: "TUFFIAMOCI UUUUH" e si tuffò vestita così com'era. Non che avesse molto addosso. Una camicetta leggera blu e degli short di jeans.
Il mio amico mi guardò e disse: "Io non posso tuffarmi..."
"Perchè?" chiesi "Hai le tue cose?" ridacchiai.
"No stupido...non mi sono depilato..."
Lo guardai stranito.
"Facevi più bella figura ad ammettere che eri in meustro. Tuffati coglione che ti sta aspettando quella".
Bice stava salutando con la manina da dentro la piscina.
La camicetta che indossava si era bagnata tutta e ora le si vedevano i capezzoli.
Io e il mio amico ci guardammo. Lui si tolse i vestiti, li piego e li poso su una sdraio.
Rimase in mutande e si tuffò. Io rimasi sul bordo a guardarli.
Giulia mi si avvicino e mi chiese: "Vuoi una birra?"
"Si grazie tesoro"
"Vieni con me, andiamo in cucina"
Andammo in cucina e quella stanza era grossa, troppo grossa.
Era cinque volte più grande di quella del mio negozio.
La ragazza disse: "Quì è dove Consuelo, la mia cuoca, passa la maggior parte della sua giornata. Io non mangio molto, devo mantenere la linea...ma anche il mio papà è molto bravo a cucinare!"
Mi porse la birra e tirai una sorsata.
"Vieni ci spostiamo nel salone" la principessa mi prese per mano.
Anche il salone era troppo grosso, aveva un sacco di quadri appesi sulle pareti, un televisore enorme e quattro o cinque divani sparsi in qua e là.
Ai proprietari doveva piacere la comodità.
"Questa Tv ha la hometheather" disse fiera del suo televisore come se l'avesse costruito lei. A casa mia, in cucina, il telecomando della tv era rotto e quindi eravamo costretti a guardare sempre Rai3 e su Rai3, almeno che tu non abbia novant'anni, non c'è niente di interessante.
Ci sedemmo su uno di questi divani. Era comodo.
Cercavo di bere la mia birra, ma Giulia mi guardava fisso mentre con la mano si teneva la testa.
La guardai.
"Sei mai stato a Parigi?" chiese con aria sognante.
"No, ma ho una zia che abita in Svizzera"
"Io vado a Parigi tutte le estati...la adoro...è il top del top" proseguì nei suoi sogni.
"Ti va di scopare?" le chiesi senza molto tatto.
"Ma ti sembrano domande da fare a una come me??" si alzò in piedi inorridita dalla mia richiesta.
"Lo devo prendere come un no?"
Mi guardò dritto negli occhi. Mi tolse la birra di mano e mi si avventò addosso.
Beh potete immaginare cosa fecimo...scopammo...non sto molto a spiegarvi il come.
Il procedimento più o meno è sempre il solito. Ci baciamo, lei si spoglia, io mi spoglio, io gliela lecco, lei me lo ciuccia, ecc... Non ho molta fantasia in ambito sessuale.
Devo dire che Giulia si atteggiava a principessina, ma una principessina porca.
Mentre lei era messa a quattro zampe e io con una mano le tiravo da dietro la coda dei capelli e con l'altra tiravo schiaffi a quel bel culo, sentimmo la porta di casa aprirsi.
Mi girai di scatto verso il rumore e sulla soglia del salone vidi in piedi un uomo alto, grosso e mezzo pelato.
Aveva qualcosa di familiare quel tizio. L'avevo già visto da qualche parte, ma la poca lucidità dovuta all'alcol non mi aiutava a fare chiarezza.
Finchè due neuroni del mio cervello non si incontrarono in quella landa desolata della mia mente e si conessero insieme.
Quel panzone con pochi capelli, che vagamente mi ricordava Jerry Scotti, era il Re del gelato!
Giulia urlò imbarazzata mentre era ancora a 4 zampe e con ancora il mio coso dentro di lei: "Papà!".
Mi voltai verso la ragazza, riguardai il panzone, riguardai la ragazza e riguardai un'altra volta il panzone. Riguardai Giulia e le dissi: "Allora tu sei la principessa del gelato!!"
Il panzone diventò paonazzo: "Tu..."
Comincio a correre verso di me sbraitando: "IO TI UCCIDO!!"
Spinsi via la ragazza e corsi in direzione della cucina.
Correvo nudo per quella casa enorme, con l'erezione ancora attiva e senza neanche sapere dove andare, mentre il panzone era ancora alle mie calcagna furente e paonazzo.
Trovai una via di fuga che dava verso l'esterno.
Riuscii ad arrivare in piscina e vidi il mio amico che stava pomiciando con Bice.
Cominciai a correre intorno alla piscina e il panzone a inseguirmi urlando.
I due piccioncini non si era accorti di niente e Giulia, che ci aveva raggiunto, supplicava di fermarci.
Il panzone era grosso, ma veloce. Io ero stanco e ubriaco.
Mi aveva quasi in pugno, ma per mia fortuna, mentre cercò di allungare una mano nel tentativo di afferrarmi, il piede gli scivolò su una piccola pozzanghera di acqua e cloro.
Perse l'equilibrio e cadde in piscina.
Io mi fermai piegandomi in avanti per riprendere fiato e il mio amico e Bice finalmente si staccarono per vedere cose fosse accaduto.
Colsi l'attimo, corsi di nuovo dentro, presi i miei vestiti e uscii fuori dalla porta sempre nudo e sempre correndo.
Morale della storia: Non fate mai incazzare un panzone mezzo pelato che è riuscito a conquistare un titolo nobiliare vendendo gelato.
O per lo meno, non scopategli la figlia.
Di certo non sarei mai stato FELICE
Panino al prosciutto ~ Charles Bukowski (via charles-bukowski-citazioni)
E sempre sangue sul marciapiede, sangue vero, che scorreva lungo il marciapiede fin dentro il canale di scolo… Una cosa stupida, insensata, che tutto quel sangue venisse da un solo uomo.
Panino al prosciutto ~ Charles Bukowski (via charles-bukowski-citazioni)

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Non ero né eccitato né depresso; era tutto come sempre, era la stessa storia di sempre
Panino al prosciutto ~ Charles Bukowski (via charles-bukowski-citazioni)
A volte non piaci alle persone perché non sei come loro ti vogliono. La paura è come un fiore che non ha il coraggio di crescere tra l'asfalto. A volte devi prendere una strada, capire che è sbagliata e prendene un'altra. Se è sbagliata anche questa, prendine un'altra ancora. Non lasciare che la tristezza sia parte di te. La tristezza è la peggior malattia che ci possa essere. Perchè tristezza si trasforma in depressione, in dipendenza e in morte
L’utilità di ubriacarsi il venerdì sera per dimenticare le pene della settimana
Siamo giovani ed è nostro sacrosanto diritto sballarci almeno una volta a settimana.
Non dico che sia moralmente giusto o eticamente corretto, ma i disagi che la vita porta sette giorni su sette sono mastodontici.
Lavoro, gli studi, relazioni amorose, debiti, depressione, idee suicide, il traffico, gli errori arbitrali, il PIL, gli altri essere umani, quella stronza che risponde ad un tuo messaggio una settimana dopo che le hai scritto. Sono tutte pene casuali che, se mischiate tra di loro, diventano micidiali.
Di solito, la sera prediletta dalla massa per dar sfogo al cervello è il venerdì, anche se personalmente preferisco il martedì. Più per un fatto logistico che altro.
Parte con una semplice birra con gli amici al pub e finisce con il ritrovarsi inconsapevolmente la mattina dopo nudi sul pavimento del cesso di casa propria.
E' una teoria confutabile, ma è piuttosto provata.
LA MATEMATICA E' UN'OPINIONE, MA L'ALCOL E' UNA SCIENZA ESATTA.
Il fattore determinante è l'egocentrismo personale che fa da base per altezza al dopo sbronza che avrai il giorno seguente.
Il risultato finale sarà devastante.
Molti vomitano, quasi tutti hanno malditesta per ore, solo alcuni ne escono indenni.
Il mio non vuole essere un invito a diventare dipendenti da alcol e prendere parte agli incontri degli alcolisti anonimi che fanno il lunedì, ma una sera a settimana non penso possa fare male a nessuno!
Ce lo meritiamo!
Se comincia a diventare un'abitudine, forse hai un problema, ma chi non ne ha?!
Penso che il fumo delle sigarette possa essere peggio.
Non c'è niente di male a sentirsi vuoti dentro per una notte.
Mettere se stessi davanti a tutto, lasciare fuori lo stress e la pressione. Spegnere quelle cazzo di luci.
Fare in modo che l'energia della notte scorra nelle tue vene per un paio d'ore o qualcosa di più.
La realtà fa schifo e la finzione può farti stare meglio, almeno finchè la sbornia non passa.
Sarai troppo ubriaco per pensare ai tuoi problemi.
Sarai troppo ubraico per parlarne.
L'unica cosa di cui ti devi preoccupare è buttare giù un altro shot di rum.
Il rum è un amico figlio di puttana che sparla di te alle spalle, ma sai che lo perdonerai sempre perché lo conosci da una vita.
Il giorno dopo starai di merda? Sì certo, è scientificamente provato!
Te ne pentirai? Ovviamente!
Ma fottitene!
In fondo, siamo stati creati come esseri umani timidi, con acuti problemi di autostima che possono controllare tutto, ma non le proprie emozioni...necessitiamo di un piccolo aiuto etilico...almeno una volta a settimana!
Tutte le donne sono pazze (Capitolo 8 Robbie)
Io e i miei 3 amici fidati, eravamo soliti andare la sera in un pub in periferia della nostra città, vicino la tangenziale.
Era un pub stile irlandese, tutto in legno, gestito da un uomo alto, pelato e perennamente ubriaco che noi chiamavamo Ben.
Ben aveva la buona abitudine di assumere esclusivamente belle ragazze con tette grosse e culi sodi, che giravano per i tavoli con vestiti attillati per ricevere grosse mance.
Entrammo nel pub come nostro solito verso l'una di notte. Salutammo Ben con un cenno del capo. Lui come sempre non rispose.
Ci sedemmo al solito tavolino di legno marcio con quattro sgabelli di legno più marcio di quello del tavolino. Ci piaceva quel posto, era diventato il nostro pub. La musica non era particolarmente alta, sui muri c'erano foto di persone ubriache e cessi e, come detto, le cameriere erano tutte fighe.
Tutte tranne una, la figlia di Ben. Non sapevamo di preciso quale fosse il suo nome, ma la chiamavamo Mobydick. Avrà avuto sui 20 anni come noi, cicciona con delle cosce che sembravano prosciutti stagionati e una delicatezza nel muoversi pari ad un ippopotomo. Era anche parecchio manesca e comandava a bacchetta le cameriere perché era la figlia del capo e perché era invidiosa della loro bellezza.
Mobydick ci passò davanti e la guardai con disprezzo, subito dietro la seguiva Sara, una ragazza che fece le scuole con me, una gran figa che non me l'ha mai data. Le lanciai un bacio e lei sorrise.
In quel periodo stavo diventando famoso per quei quattro racconti di merda che erano stati pubblicati su internet. Nella mia città stavano iniziando tutti a riconoscermi, soprattutto quelli che mi avevano sempre ignorato.
Arrivò al tavolo la cameriera con i menù. Era la prima volta che la vedevo, doveva essere stata assunta da poco da Ben. Mancavo in città da un po', passavo parecchio tempo a Milano.
Come le altre, aveva i soliti requisiti richiesti da quel vecchio porco pelato.
Viso angelico con qualche lentigine sul naso, che quando sorrideva arricciava e le dava un'espressione libertina quasi pazza, capelli castani ricci che le arrivavano alle spalle e bellissimi occhi azzurri che davano un tocco unico a quel viso stupendo.
Indossava una maglietta nera attillatissima che le faceva scoppiare le tette piene e sode, jeans grigi, attillati anche loro, con un culo che ebbi bisogno di aiuto per chiudere la bocca dallo stupore. Si muoveva in modo troppo sensuale. Anche lei doveva avere una ventina d'anni, forse un paio meno di me.
Che era nuova si capì dal fatto che ci chiese cosa volessimo prendere. Tutte le cameriere di Ben sapevano che ogni volta ordinavamo sempre due pinte di Tennent's, una bionda, una pinta di Guinnes,(quella per me, mi sono sempre sentito irlandese dentro) e una porzione di noccioline e salatini, che sgranocchiavamo accompagnando le birre.
Non mangiavo quasi mai in quel periodo, ero stressato e depresso. Infatti ero diventato magrissimo, ma quelle noccioline le divoravo ogni sera.
Ordinammo e uno dei miei amici chiese alla cameriera se era nuova, lei rispose che era stata assunta da un paio di giorni e che si chiamava Robbie.
Si allontanò dal nostro tavolino con le ordinazione e tutti e quattro rimasimo incantati a vedere quel culo ballonzolare via.
Il mio amico che aveva preso la parola con lei, proclamò subito che era sua. Poteva provarci solo lui. Ogni volta che vedeva mezza figa faceva così, alla fine non ci provava mai con nessuna.
Robbie tornò con le birre e i salatini, sporgendosi in avanti per porgerle sul tavolino e mi mise praticamente nel viso le sue tettone. Ebbi un'erezione sul momento.
Ci disse quanto dovevamo pagare ed aspettò la mancia. Non eravamo tipi da dare mance alle cameriere. Fondamentalmente eravamo tirchi, ma mi dispiaceva per lei, erano le sue prime sere, allora le allungai qualche soldo. Andò via felice e noi eravamo felici perchè potemmo rivederle il culo.
Nel mentre bevevamo le nostre birre, eravamo sempre soliti fare discorsi da altolocati: parlavamo di calcio, di figa, di lavoro, di figa, in quale posto andare per finire di ubriacarci dopo essere usciti dal pub, di figa e di figa.
Ad interrompere i nostri discorsi da premi Nobel, ecco che rispunta Robbie. Si vedeva che era stanca e sudava. Il sudore non faceva altro che mettere in risalto le tette ed ecco che ebbi la mia seconda erzione della serata.
Si rivolse proprio a me, dicendomi: "Scusa se ti disturbo, ma te sei lo scrittore? Quello dei racconti sui viaggi?"
Annuii, sorpreso che avesse letto la mia merda.
"Mi piace molto come scrivi, sei irriverente e profondo allo stesso tempo. Secondo me farai carriera!!"
"Molti mi criticano dicendo che sono una brutta copia di Bukowski" dissi io.
"Adoro Bukowski" sospirò.
"E' il mio maestro", annunciai solenne. Non doveva essere solo incredibilmente bella, probabilmente aveva anche una gran testa.
Robbie se ne andò di nuovo provocandomi la terza erezione.
Mi girai verso il mio amico che l'aveva prenotata e disse: "Sei un figlio di puttana!"
Decidemmo di andare a sfasciarci al Capanno. Uno stanzone vicino l'ospedale dove mettono musica e si beve. Il fatto che sia vicino all'ospedale è pratico, quando le persone finiscono in overdose ci mettono poco ad arrivare direttamente in ricovero.
Finimmo la nostra birra e ci alzammo. Prima di andare scrissi sul mio sottobicchiere "Per Robbie" con il mio numero di telefono, firmato "la brutta copia di Bukowski", e lo lasciai sul tavolino.
Facevo questa cazzata di lasciare il mio numero di telefono diverse volte con le ragazze. Almeno se erano interessate mi avrebbero scritto direttamente loro e io dovevo solo aspettare che qualcuna cadesse nella mia trappola. Mi aveva rimendiato diverse scopate questa cosa, più di quante si possa immaginare.
Mentre prendevamo l'uscita incrociai Robbie. Le feci un occhiolino. Lei sorrise arricciando il naso. Era meravigliosa.
Questa volta il mio cuore saltò un battito. Poi le riguardai le tette ed ebbi la mia quarta erezione della serata.
Tornammo a casa ubriachi marci che saranno state le 6 del mattino, mi spogliai velocemente e mi infilai nel letto, con la testa che mi girava ancora. Riuscii a dormire per quattro o cinque ore, poi venni svegliato dal suono di un messaggio che era arrivato sul mio telefono. Guardai il cellulare bestemmiando, con la luce dello schermo che rendeva la mia miopia più forte.
CIAO BRUTTA COPIA DI BUKOWSKI (faccina che sorride) HO STACCATO DA LAVORO ALLE 5 E SONO GIA' IN PIEDI, DEVO ANDARE ALL'UNIVERSITA' (faccina triste) COM'E' ANDATA LA TUA SERATA? (faccina che da un bacio) ROBBIE, LA CAMERIERA NUOVA DI BEN.
Rilessi il messaggio per una seconda volta. Quell'uso eccessivo di faccine e la sbornia ancora attiva mi stavano stordendo. Solo alla terza volta riuscii a capire di chi era il messaggio. Ve l'ho detto che la mia tecnica funziona!
Cercai di alzarmi dal letto senza vomitare con il lenzuolo attorcigliato alla gamba, fu un'impresa ardua. Andai in bagno e cacai. Una volta ritornato a letto presi il telefono e risposi al messaggio.
SOLITA SERATA...ALCOL...SOLITI ABUSI. DEVO ALZARMI ANCHE IO PER SCRIVERE I MIEI RACCONTI DI MERDA CHE TANTO TI PIACCIONO. TUTTO BENE CON IL NUOVO LAVORO?
Lei mi rispose dopo cinque minuti. Non sto tanto a rompervi le palle riportando tutti i messaggi. Ve ne faccio un riassunto.
Mi disse che si trovava bene al pub, anche se odiava la figlia del capo. Che studiava scienze umanistiche e lavorava di sera per mantenersi gli studi. Le piaceva recitare e adorava la letteratura moderna. Mi chiese della mia vita, dei miei racconti, se tutto quello che scrivevo era vero e parlammo di Bukowski. Quel vecchio marpione mi ha fatto scopare più di quanto se ne immagini.
Non mi piace prolungare con le conversazioni per messaggio, così molto schiettamente le chiesi se volevamo vederci per bere qualcosa. Lei mi disse che lavorava tutte le sere, ma che se volevo potevo aspettarla dopo chiusura per vederci. Mi disse anche che era fidanzata, le dissi che non me ne importava e quindi la sera dopo ci saremmo visti.
Arrivò la sera seguente e mi presentai alla chiusura del pub. Parcheggiai davanti e scrissi a Robbie che l'aspettavo fuori appena avesse finito.
Dopo 5 minuti vidi uscire Ben, ubriaco e pelato come sempre, provai a salutarlo, ma mi ignorò. Dopo di lui uscirono Robbie e Mobydick.
Le feci un cenno, mi vide. Mi sorrise, era ancora meravigliosa. Mentre si avvicinava il mio cuore saltò un battito.
Sono sempre nervoso quando deve vedere una ragazza per la prima volta, ma tra me e me mi dico sempre "A testa alta come se l'avessi già scopata!".
Entrò in macchina e mi diede un bacio sulla guancia. Aveva il viso stanco per il lavoro, ma quell'irresistibile espressione dolce e arrapante che la rendeva bellissima.
Andammo in un campo in un quartiere ricco della città, dove di solito le coppie vanno per fumare erba o per scopare, entrambi i miei obbiettivi per la serata.
Ci accendemmo una canna e parlammo di cazzate irrilevanti, ma la conversazione era piacevole.
Robbie era parecchio interessante, non solo per il fisico che quella sera nascondeva sotto il cappotto. Ma era sveglia, intelligente, non la tipica ragazza figa di oggi. Il mio cuore stava saltando più di un battito in quei momenti.
Fumammo un paio di canne bevemmo due birre che aveva rubato a lavoro. Imbarazzato, senze pensarci, le chiesi se voleva venire a casa mia.
Sembro stronzo e spavaldo, ma era realmente imbarazzato e me la stavo facendo sotto.
Lei annui quasi subito e le gambe cominciarono a tremarmi.
Entrammo a casa mia, Robbie si tolse il cappotto. La presi con foga e la baciai.
In pochi secondi stavamo limonando di brutto. Le toccavo i capelli, la schiena, quel fantastico culo. Lei mi toccava i capelli, le spalle, il culo.
"Hai un bel culo!" mi disse.
"Grazie, cammino molto" risposi.
La sollevai e la presi in braccio non staccandoci l'uno dall'altro con le lingue che danzavano nelle nostre bocche.
La sbattei contro il muro e iniziai a baciarla sul collo, a toccarle le tette. Lei gemeva e mi tirava i capelli, ce l'avevo già duro.
La portai a letto e continuai a baciarla e toccarla ovunque sul suo corpo perfetto. Le tolsi la maglietta e uscirino fuori delle tette sode. Perfette con capezzoli grossi, stavano su da sole. Solo a guardarle mi costrinsi a non venire nelle mutande.
Lei mi tolse la maglia, lo spettacolo non era un granchè. Ero magro senza la minima presenza di muscoli sul mio corpo, con i tatuaggi sul braccio destro e segni della psoriasi sulle spalle. Mi vergogno molto ogni volta che devo togliermi la maglia.
Lei continuò con foga l'atto. Le levai i jeans e strinsi forte quel culo sodo. Mi costrinsi una seconda volta a non venire nelle mutande.
Mi sganciò i pantaloni e tirò fuori il mio uccello, comincio a muoverlo avanti e indietro mentre io stavo succhiando una sua tetta.
Poi si avvicinò con le labbra e iniziò a succhiarmelo.
Oh Cristo come godevo. Ci sapeva fare. Muoveva la testa su e giù dando dei piccoli colpi con la lingua. Dopo un po' la scansai e cominciai a leccargliela io, non volevo fare figure di merda. Era già bagnata, godeva come una matta.
Scopammo in diverse posizioni. Io sopra, a pecorina, in piedi, poi lei venne sopra di me. Si dimenava muovendo il culo sul mio cazzo, le tette le ballonzolavano e l'espressione da porca arrapata che aveva era troppo eccitante.
Non mi trattenni più e venni dentro di lei.
Robbie si sdraiò sopra di me, mi baciò delicatamente e sorrise
"Non sei solo bravo a scrivere"
"Il merito è tutto tuo tesoro"
Si chino verso di me e mi ribaciò.
Abbracciandomi chiuse gli occhi.
Il mio cuore saltò un battito si e uno no.
Dormimmo insieme quella notte.
Al mattino, dopo esserci svegliati, rifacemmo l'amore e durai di meno della sera precendente, ma godemmo entrambi lo stesso.
Ci lavammo. Lei feci un caffè, io un tè.
Parlammo un po' di cazzate irrilevanti e presimo in giro la figlia di Ben.
Robbie mi piaceva da morire. Sarei rimasto più di una sera con una del genere.
Difficilmente si trova una ragazza sveglia come lei con un corpo divino come il suo.
Le chiesi: "Vuoi rimanere quì oggi? Sono bravo come cuoco, potrei cucinarti qualcosa per pranzo?"
I suoi occhi azzurri mi guardarono con gioia.
"No tesoro. Devo tornare a casa, ho un sacco di roba da studiare per gli esami e poi stasera lavoro".
Sapevo benissimo che una del genere non sarebbe mai stata con me. Ero solo uno sgorbio che stava avendo un minimo di successo perchè quattro raccontini inutili erano stati pubblicati. La riaccompagnai a casa. Ci guardammo. Lei mi baciò delicatamente sulle labbra e uscì di macchina. Si volto prima di entrare nel portone. Le feci un occhiolino. Lei sorrise arricciando il naso ed entrò. Era stupenda. Il mio cuore smise di battere.
Discorso nel vuoto
E' arrivato il momento.
Non avere paura ora. Lo hai programmato per tanto tempo. Sapevi che doveva andare a finire così.
Hai bisogno di spiegazioni.
Il vuoto non è terrore, è solo inconsapevolezza del non capire chi si è.
Non so se farà male, ma sto provando molto più dolore in queste condizioni.
Sono impazzito del tutto? Forse lo sono sempre stato, ho solo represso la mia follia fino ad ora. Ho fatto ancora poco per il mondo, forse non è troppo tardi per dare ancora dell'altro?
No, ora ho bisogno di sapere il perchè. Gli altri possono badare a loro stessi.
E se fosse una cazzata? E se non lo fosse? E se non riuscissi a trovare quel che cerco?
Se fosse solo un'invenzione degli uomini per idrolatare loro stessi? Tutti questi anni buttati al cesso. Se fosse così non sarei l'unico ad essere pazzo, ogni singolo individuo su questa terra è folle.
Cosa c'è di male nella follia? Molto spesso salva dalla delusione della realtà.
E poi io stesso ho vissuto creando cose non reali.
E se non ci fosse niente? E se io fossi niente?
Ormai è troppo tardi per tutte queste fottute domane.
Al mio tre lo faccio.
1...2...3...salta!
Vuoto.
Cosa cazzo è questa luce? Non si vede niente.
"Qualcuno spenga questa cazzo di luce!!"
Il mio è solo un urlo nel vuoto.
"E così finalmente ci incontriamo!" udii una voce in lontananza "Non pensavo saresti venuto veramente" la voce si fece più vicina.
"Sei tu?" chiesi titubante.
"E chi altro dovrebbe essere?" rispose la voce.
Non riesco a vedere la figura, la luce non mi permette di aprire gli occhi.
"Puoi abbassare questa cazzo di luce?"
La voce rise sonoramente "Anche volendo non mi ricordo dove ho messo l'interruttore"
"Tieni gli occhi chiusi e mettiti pure a sedere per terra. Ti chiedo scusa, ma non mi aspettavo una tua visita così improvvisa, non ho portato delle sedie" continuò lei "Potevi almeno fare una telefonata".
Mi mise a sedere tastando il suolo con le mani, tenendo sempre gli occhi chiusi.
"Avrei dovuto portare degli occhiali da sole"
Lei rise, capì che si era seduta difronte a me.
"Si avresti dovuto!" fece una pausa "Insomma, sei venuto per parlare o per lamentarti della luce?"
"Sai che dobbiamo parlare"
"Bene, allora inizio io" disse solennemente lei "Ho delle domande per te"
"Spara, sei tu il padrone di casa"
"Ti ricordi che tu e i tuoi amici andavate sempre in quel posto per ballare l'hip pop,quando avevato più o meno venti anni?"
"Sì, il 9"
"Sì! Ecco come si chiamava...il 9...che nome stupido" la voce rise dinuovo.
"Li veniva sempre una ragazza biondina che ballava veramente bene, quella che ti piaceva un sacco! Quella che pensavi avesse un culo divino! Te la ricordi?
"Vagamente" risposi incerto "Però mi ricordo bene quel culo"
Sentii il rumore di un sorriso.
"Perchè non ci hai mai provato con lei? Secondo me ci sarebbe stata!" chiese Lei.
"Oh...che cazzo ne so! Non me lo ricordo. Probabilmente avevo paura di un suo no"
"Capisco" disse la voce affranta.
"E quella ragazzina che abitava vicino casa tua? Quella che portava sempre la coda e ti sorrideva ogni volta che ti vedeva? Dimmi perchè non ci hai provato neanche con lei?" chiese Lei.
"Penso sempre per la paura di un rifiuto, almeno credo. Ero parecchio stupido a quei tempi"
"Capisco" disse affranta.
"E ti ricordi, quando abitavi a Londra, eri uscito con una irlandesina con gli occhi chiari...com'è che si chiamava? Lisa?"
"Linda"
"Si certo, Linda. Era davvero carina. Perchè non l'hai più richiamata? Lei ha aspettato per giorni con il telefono in mano..."
"Te l'ho detto ero stupido. Forse avevo paura di annoiarmi o forse avevo paura di trovarmi bene insieme a lei. Non so se mi spiego?" chiesi dubbioso.
"Certo! Ti capisco, è normale avere dubbi!" il suo tono era sempre più amichevole "figurati che io stesso spesso non so cosa fare in certe situazioni. L'istinto non sempre ti fa prendere la decisione giusta, ma se non sai cosa fare, cosa devi fare?" continuò " Quì non c'è qualcuno che mi possa consigliare. Molto spesso solo il tuo io interiore sa qual è la scelta giusta...perfino quando essa è sbagliata".
"Amico, scusa ma non sto capendo un cazzo!" dissi con tono informale.
La voce rise "So che in realtà puoi capirmi. Sei uno dei pochi che riesce a capirmi" disse malinconica.
"Ho un'altra domanda" disse Lei "che cosa sono io secondo te?" chiese.
Mi spiazzò.
"Tu...dovresti essere il tutto" risposi timidamente.
"Sei io sono tutto, allora perchè sei venuto a cercarmi nel niente?"
Ogni cosa che diceva, suonava come una poesia.
Cercai di riaprire gli occhi, ma la luce mi accecò.
"Secondo te sono io l'artefice di tutto?"
Ci pensai due secondi.
"Se sei tu...devi un sacco di spiegazioni. Non solo a me, ma a tante persone"
"Quindi io sarei sia il bene che il male? Tutto quello che accade sarebbe il mio volere?"
"Beh...tecnicamente sì...o almeno credo..."
"E se invece ti dicessi che sei tu l'artefice di tutto. Che hai creato tutto tu, nella tua testa. Dolore, amore, odio, gioia, depressione, felicità. Ogni fottuta emozione avviene solo nella tua testa. Perfino questa conversazione sta avvenendo solo nella tua testa"
Che cazzo sta dicendo?
"Ciò che dici non ha senso!" controbattei io
"Tu incolpi me per le sorti di tutti. Io invece incolpo te. Chi ha ragione?"
Rimasi perplesso.
"Dimmi chi sono io?" chiesi di nuovo
"Sei il tutto che si trova nel niente" risposi senza pensare.
"Bene, allora ti faccio un'altra domanda" la voce si prese un po' di tempo.
Io ero fermo ed aspettavo.
"Perchè non hai paura della morte? Sì, è vero, ce ne sono stati tanti altri che non ne hanno avevuto paura, ma mai nessuno come te. Perchè? Rispondimi per favore."
Riflettei.
"Come ben sai io l'ho vista un paio di volte in vita mia. Quando feci quell'incidente in moto, quando mia nonna morì tra le mie braccia, probabilmente è venuta a trovarmi spesso in sogno...non lo so perchè non ho paura di Lei. Forse perchè non è così spaventosa come tutti dicono. Forse è solo incompresa..."
La voce sorrise "Bella risposta".
"Bene ora è venuto il tuo momento. Sei venuto quì per chiedermi una determinata cosa. Coraggio, fallo!"
Raccolsi tutte le emozioni che mi erano rimaste e le rivoltai in una domanda.
"Perchè lei? Perchè l'hai portata via da me? Lei non se lo meritava" una lacrima scese dai miei occhi chiusi "Perchè non hai preso me. Io lo meritavo. Ho fatto una vita sbagliata. Mi ubriacavo, andavo con donnacce...non ho mai creduto in niente, nemmeno in me stesso, nemmeno in te. Ho parlato male di altri, ho parlato male di te. Ho chiusi gli occhi quando dovevo tenerli aperti. Ho sbagliato tutto." presi fiato e continuai "E dopo anni che la cercavo, nel momento in cui pensavo che fosse tutto perso...finalmente l'ho incontrata! Lei mi stava salvando, mi stava cambiando. Stavo diventando una persona migliore. Perchè me l'hai portata via? Perchè? Dimmelo!!" uralai piangendo.
La voce rimase in silenzio.
Cercai di aprire gli occhi. La luce continuava ad essere forte, ma questa volta la intravidi.
"Rispondimi ti prego" supplicai.
Prese fiato "Tu hai detto che la morte è incompresa..." rispose timidamente.
La collera mi cominciò a salire, scoppiai come un vulcano.
"TU SEI LA MORTE" gridai con la voce rotta dal pianto.
Ci furono un paio di secondi dove l'unico rumore che si sentiva era il ronzio del silenzio.
Poi Lei disse: "Tu stesso ti sei tolto la vita...TU SEI LA MORTE" rispose con voce piena di dolore.
Rimasi basito.
Non riuscivo a pensare a niente.
Capii che la luce si stava abbassando, aprii cautamente gli occhi.
Riuscii a guardare da dove provenisse quella voce.
C'era un uomo difronte a me. Aveva sembianza familiari. Mi somigliava.
Lo riconobbi. Quell'uomo ero io.
La luce ritornò prepotentemente e mi accecò. Dovetti richiudere gli occhi.
Sono io la morte?
"Chi sei?" chiesi a quella voce.
"Sono il tutto che si trova nel niente".
Mi accorsi che era la mia voce.
Quella frase risuonò come un eco.
Il silenzio fece un rumore assordante.
Riaprii gli occhi.
La luce era sparita.
Era rimasto soltanto il buio della realtà.

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Vivi la tua vita come se fosse la storia di un libro. Trova un'ambientazione fiabesca. Un castello per esempio. Scegli i personaggi, le interazioni tra di loro. Il bene e male, i protagonisti e gli antagonisti. Indossa un'armatura e brandisci una spada. Ti conviene portare anche uno scudo. Salva una principessa. C'è sempre una principessa da salvare. Innamorati di lei. Crei i tuoi problemi. Affrontali e risolvili. Uccidi un drago se devi. Vivi l'avventura della vita. Scegli un lieto fine in stile vissero felici e contenti, se ti aggrada. Bacia la principessa. Sposala. Diventa re. Oppure muori da eroe. Chiudi il libro. Torna alla tua insoddisfatta realtà e cerca di sopravvivere. Le storie si vivono, nella realtà si sopravvive.
G.G.
Tutte le donne sono pazze (Capitolo 7 Laura)
Era una sera di Giugno. Ero stanco morto, avevo lavorato tutto il giorno nel mio locale e nei momenti liberi scrivevo i miei racconti. Era quasi l'ora di chiusura e mi ero rotto le palle di stare lì, quando mi arrivò un'email.
Era un messaggio di una casa editrice di Milano. Avrebbero pubblicato i miei racconti.
Cazzo ero strafelice! Avevo una chance di diventare ciò che desideravo.
Di scappare dallo schifo che avevo in testa.
Stavo sistemando il bancone per chiudere, quando qualcuno entrò in negozio.
"Scusa stai chiudendo?"
"No entra pure" alzai lo sguardo, era una ragazza. Cazzo che figa!
Aveva lunghi capelli neri sciolti, occhi azzuro scuro, viso allungato con espressione porca e piercing al naso. Indossava una canotta bianca scollata che non lasciava niente all'imaginazione, pantaloncini di jeans a vita alta che le scoprivano le cosce. Un gran bel fisico. Aveava anche il braccio sinistro completamente tatuato a colori con farfalle e fiori. Le ragazze tatuate mi hanno sempre arrapato.
Ci misi un po' per chiudere la bocca che si era aperta dallo stupore. Somigliava in un certo senso a Megan Fox in Transformers. Quanto me la sbatterei Megan Fox. Avevo il suo poster appeso in camera mia. Appena mi svegliavo vedevo la fotografia di quella bellezza che mi fissava con uno sguardo porco. Ogni mattina me lo faceva venire duro.
"Volevo solo un panino ed una birra, ho fatto tardi a lavoro e non ho niente da mangiare a casa..." sorrise dolcemente.
"Non ti preoccupare te lo preparo subito".
Le preparai il suo panino.
"Quanto ti devo?" chiese con il portafoglio in mano.
"Oh...niente, offro io stasera! Ho ricevuto una bella notizia e voglio fare del bene"
Non sapete quanti soldi ho perso offrendo alle belle ragazze.
"Oh davvero? Grazie mille! Che bella notizia hai avuto?"
"Forse riuscirò ad esaudire un mio grande sogno!" dissi con un sorriso beffardo, tipico delle persone che ce l'hanno fatta.
"Sono contenta per te! Grazie ancora!" prese le sue cose e sorridendo fece per andare.
Si girò e le guardai il culo...cazzo che culo!
"Scusa..." la fermai prima che uscisse "se vuoi posso farti compagnia cenando insieme. Devo mangiare anche io...sempre se non ti dispiace..."
Mi guardò titubante. L'espressione era di una che pensa "che cazzo vuole quersto qui?", ma poi disse: "Si certo! Tanto sono solo a casa...comunque piacere Laura".
Mi preparai un panino anche io e ci sedemmo a mangiare.
Cenammo e parlammo. Laura aveva un paio d'anni in più di me, lavorava come commessa in un negozio di vestiti prodotti in Bangladesh al centro commerciale.
Faceva turni assurdi, ma la pagavano bene. Mi chiese dei miei racconti, anche a lei piaceva scrivere e tra l'altro suonava la batteria.
Una batterista tatuata è la cosa più eccitante che ci possa essere.
Mi stavo trovando bene e anche lei sembrava apprezzare la mia compagnia.
Finimmo di mangiare e continuammo a parlare di sogni, musica e problemi della vita.
Ad un certo punto della serata le dissi: "Mi piacerebbe sentirti suonare"
Lei arrossì:"Non abito lontano da quì, ho anche una chitarra, era del mio ex...potremmo suonare qualcosa insieme?" accettai il suo invito immediatamente.
Chiusi il locale e ci dirigemmo verso casa sua.
Abitava in un terratetto piccolino, ci saranno state due stanze e un bagno e il pavimento era pieno di vestiti e scarpe buttati alla rinfusa.
"Scusa il casino, ma non ho mai tempo di pulire"
Mi portò in quella che era la sua camera, anche lì un casino assurdo. Notai che per terra c'era un dildo rosa davvero grosso, doveva darsi da fare la ragazza. Lo notò anche lei e gli tirò un calcio mandandolo sotto il letto. Mi piaceva già.
Si mise alla batteria e mi diede la chitarra. Improvvisammo qualche pezzo rock. Dopo un po' che suonavamo, Laura disse: "Beh che dici di fare un po' di sesso ora?"
Rimasi sorpreso e balbettai un sì. Quando capitano occasioni come queste è meglio coglierle al volo.
Posai la chitarra, lei si mise sopra di me e ci sdraiammo sul letto. Pomiciammo e notai che aveva un piercing sulla lingua. Era strano, non ero mai stato con una che aveva un pezzo di metallo in bocca e pensai "figurati se me lo ciuccia...".
Le tolsi la canotta e le tette uscirono fuori, aveva dei piercing anche sui capezzoli. Doveva piacerle il dolore, allora gliene mordicchiai uno. Lei tirò indietro la testa e gemette. Ero quasi spaventato.
Decisi di prendere il controllo della situazione, la rigirai sul letto e le tolsi i pantaloncini di jeans.
Le leccai le cosce avvicinandomi alle mutandine, gliele sfilai con i denti e...sorpresa! Avava un piercing anche lì.
"Non ti ha fatto male farlo?" le chiesi incuriositò.
"Da morire" rispose "Ma ora zitto e lecca".
Eseguii i suoi ordini. Mi teneva la testa per i capelli spingendomi sulla sua fica, quasi non respiravo, ma continuavo interperrito il mio lavoro.
Ad un certo punto mi scansò, si mise due dita dentro e venne estasiata. Si infilò le dita in bocca degustandole. Mi stava seriamente spaventando, ma anche tremendamente eccitando.
Mi spinse sul materasso e iniziò a ciucciarmi l'uccello.
Porca troia mi sbagliavo! Il piercing sulla lingua dava un effetto piacevolissimo.
Me lo succhiò per un po', poi salì sopra di me e se lo mise dentro.
Cavalcava come in un rodeo e tirava degli urli che l'avrebbero sentita anche sulla luna.
Capì che dovevo tenerle testa. La rigirai e la misi a pecorina.
Glielo buttai dentro più forte che potessi e lei continuò ad urlare.
Mi dissi tra me e me: "Mah si uno schiaffo sul culo glielo tiro".
Poteva piacerle, ma ero spaventato. Presi coraggio e intimorito glielo tirai.
"Si bravo più forte!" esclamò.
Continuai a scoparla e a tirarle schiaffi sul culo.
Ad un certo punto mise la mano sotto il letto e tirò fuori il dildo che aveva nascosto.
Me lo diedi e disse: "Mettimelo dentro!"
"Dentro cosa?" chiesi perplesso.
"Nel buco del culo idiota e continua a scoparmi" Ero completamente terrorizzato.
Feci come voleva lei, non sapendo neanche come fare. Ero schifato, ma le infilai quel coso e continuai a pompare.
Finalmente dovetti venire. Non sapevo se avvertirla o no.
Timidamente dissi:"Devo venire...".
"Aspetta!" esclamò lei.
Si rigirò, mi stese sul letto e me lo risprese in mano "Voglio che mi vieni in bocca" e cominciò a risucchiarlo.
Venni prepotentemente nella sua gola e lei ingoiò tutto.
Non sapevo se essere felice della bella scopata o terrorizzato da lei.
Si alzò dal letto e si accese una sigaretta.
"E' meglio che vada" dissi prendendo i miei vestiti.
"Puoi rimanere quanto vuoi" rispose Laura.
"Domattina apro presto, è meglio che vada a letto"
"Okey...aspetta ti salvo il mio numero sul cellulare, così ci rivediamo"
"Certo" dissi con una nota di paura.
Più una cosa terrorizza e più attrae, è risaputo.
Un paio di sere dopo scrissi a Laura e le chiesi se voleva vedermi.
Lei rispose "Certo tesoro, però c'è una cosa che non ti ho detto, sono fidanzata...ma mi piaci veramente e voglio rivederti...vieni da me stasera?"
Che fosse già impegnata tanto meglio. Essere un amante è più pratico che essere un fidanzato. Implica molte meno responsabilità e quella dose di eccitazione in più nell'essere scoperti.
Presi coraggio e andai a casa sua.
Laura mi offrì una birra e dopo un paio di sorsi mi chiese: "Scopiamo?"
Ci spogliammo e iniziammo le danze.
Lei era la solita porca sadica della sera prima e mi ci stavo quasi abituando.
Nella foga del sesso sentii qualcuno urlare: "LAURA! CHE CAZZO FAI?"
Mi girai di scatto e di fronte al letto c'era una ragazza con i capelli corti tinti di blu e un gilett con le borchie.
Mi coprì con il lenzuolo imbarazzato come una puttana che viene scoperta a scopare dalla moglie del cliente di turno.
Vidi il viso di Laura sbiancare. Quella ragazza doveva essere la sua coinquilina o un'amica pensai.
Glielo chiesi: "E' una tua amica?"
"No...è la mia ragazza..."
"La tua ragazza?!?" le chiesi stupito.
"Si te l'avevo detto di essere fidanzata" replicò.
"Si ma non mi hai detto che stavi con una donna"
"Che c'entra...sono bisex"
In che cazzo di situazione mi ero cacciato.
"Chi cazzo è questo?" disse la ragazza con il gilet.
Ero terrorizzato, mi avevano detto che le lesbiche picchiano forte.
Laura si alzò tutta nuda e le andò incontro, la baciò e le disse: "L'ho portato per noi tesoro, hai sempre detto che ti sarebbe piaciuto vedermi scopare con un uomo...lo stavo solo scaldando..."
Sgranai gli occhi.
La ragazza con i capelli blu mi guardava dubbiosa. L'altra tutta nuda mi fece un occhiolino e io finsi un sorriso a bocca chiusa.
"Non potevi sceglierlo meglio?" chiese la lesbica. Mi sentii quasi offeso.
"Okey...facciamolo" proseguì lei.
Laura si avvicinò a me.
"Lei ci vuole soltanto guardare. Al massimo si tocca un po', ma non ti devi preoccupare"
Cosa cazzo stava succedendo?! Fissavo alternando entrambe le ragazze con sguardi stupiti.
La ragazza tatuata me lo prese in bocca e la compagna si mise a sedere guardandoci vogliosa.
Le feci un saluto con la mano imbarazzato dal momento.
Ad un certo punto disse: "Ora tu ragazzino leccagliela".
Guardai Laura.
"Fai come ti dice"
Mi avvicinai alla sua fica e gliela leccai, entrambe le ragazze stavano godendo.
Tutto stava procendendo, era strano, ma stava procedendo. Finchè non sentii qualcosa che provava ad entrare nel mio di dietro.
Mi girai di scatto e vidi la ragazza con i capelli corti con il dildo rosa in mano.
"Ehi che cazzo ti salta in mente!! Tieni quel coso lontano dal mio culo!" sbraitai.
"Non potevi sceglierlo meglio?" ridisse la lesbica a Laura.
Mi alzai e presi i miei vestiti: "Mi dispiace, tu sei una gran fica, ma non ce la faccio a fare certe cose!" Uscii dalla stanza. Laura mi urlò dietro "Chiamami tesoro!" l'altra rimase con quell'affare in mano.
"Voi siete pazze!" dissi mentre me ne andavo.
Tutte io le trovo le malate di mente! Accidenti a me!
Fanculo la vita e vaffanculo a me!!