Io non sono una buona cristiana, non so esserlo. Sono ancora consumata da troppi dubbi, paure e rabbie.
Ho capito di piu in questo mese che negli ultimi 4 anni. Tu hai sempre fatto tanto per farmi sentire amata, tranne l'unica cosa che forse valeva piu di tutte: svelarmi chi sei.
Non ti sei mai aperto a me con trasparenza e onestà perché la tua vergogna e imbarazzo non te lo hanno permesso. Ti sei nascosto dietro una montagna di menzogne, storie e conoscenze false che ti sei caricato come dei mantelli in spalla per proteggermi dalla persona vera che sei.
L'unica verità che avrei dovuto ascoltarmi in pancia è che io non ti conosco.
Mi sa che tutti e due non avevamo finito di crescere quando ci siamo conosciuti. E ci siamo amati con l'energia e la passione di due tori in una stanza di cristallo, facendoci piu male di quanto ci accorgevamo, e così bene da non volerci perdere.
La realtà è che io ti associo all'ansia e al dolore ormai, come forse io lo sono per te. Non voglio più meditare su cosa è vero e cosa no, non voglio pensare a perdonare e farmi perdonare, nemmeno a che cosa dimenticare. Non voglio starmene in questo brodo tragico tutto mio. Voglio invece strapparmi dal male che ancora sento perché non mi fido più. Di nessuno.
Se ti chiedi se è successo qualcosa per farmi pensare tutto questo ora la verità è no, solo forse sono riuscita a pensare con una maggiore tranquillità e ora ho capito cosa vuol dire la trasparenza. Il non nascondersi, o nascondere cose che incriminano (come cellulari o parti di se). L'ansia non può essere una costante. Non si puo vivere con il dubbio della verità. Non si può vivere con le colpe nei confronti propri o degli altri, perché allora non si vive bilanciati. Non si vive onestamente.
Non riesco a togliermi il pensiero che tu mi abbia mentito su tantissime cose, perché poche volte mi hai fatto vedere concretamente quello che per me erano solo racconti. Ho sentito troppe cose che non si potevano verificare da parte tua e ne ho viste troppe poche in compenso. Mi sono sentita spesso una estranea nel tuo mondo, anche dopo tre anni. Che fosse per il passato, o per Londra, c’era sempre qualcosa o qualcuno che io ancora non sapevo o conoscevo. “Un/a mio/a amico/a” – non penso che tu avessi intenzione di svelarmi molto di più di quanto me ne era concesso. E quindi nasceva la paura, la rabbia, la gelosia di cose a me sconosciute. I tuoi castelli, le bugie, le sclerate, i tradimenti.
Penso di essermi sbagliata io a non sollevare prima la questione. Questo è il fallimento mio e mi sono fatta tanto male da sola stando zitta.
Non ti odio... non potrei mai farlo. Tutt’ora so che non amerò mai più come ho amato te. Solo non penso di potermi fidare ora... non penso di poterti credere più, come hai detto te a me poco tempo fa.
Possibile che siamo arrivati qui?
Vorrei chiudere soltanto dicendo che non sei il male, mai lo sei stato. Hai avuto paura e insicurezza, e reagito con impulso troppe volte, e posso solo dire lo stesso per me. Non posso parlare per te, ma io ho dei seri problemi emotivi e di panico depressivo sviluppati nel corso di tanti tanti anni e li voglio sistemare. Spero mi porti ad una serenità interiore più costante.
E spero davvero, ma davvero tantissimo, che lo trovi anche tu.
Perché non smetterò mai di volerti bene.