Cose dell'altro giorno. Cronache fiorentine. Dopo una due giorni a tema devi tornà a casa. Allora ti dirigi con altri 3 colleghi verso la fermata del pullman, direzione Santa Maria Novella stazione. La fermata è stranamente ombreggiata anche se il caldo delle 15 non perdona. Una applicazione del telefono intelligente dice che il pullman non passerà prima di venti minuti, alché i nostri 4 eroi si separano dai trolley, dai vari zaini e si mettono sbracati a parlare in libertà. Tempo 5 minuti e il bus numero 7, quello da prendere, compare sparato da dietro la curva. "Oddio oddio il pullman!" "Eccolo, eccolo!" "Gnamo gnamo, oddio!" "Madò prendi la roba, dai, dai!" I 4 arraffano in fretta e furia la loro roba e si proiettano sul ciglio della strada per salire sul pullman. Col trolley in mano cerco un posto libero sul bus, appena lo trovo, lo poso e vedo che è tipo di colore rosso ... il mio è blu... Nel frattempo il collega dietro sento che chiede "il mio trolley dove è?", Panico. Viene a vedere dove ci siamo messi, guarda quello che avevo appena posato e dice "ah ok tutto a posto, eccolo". Quindi non era il mio che aveva caldo ed era cambiato di colore. Non era il mio manco quello che aveva il collega accanto nonostante colore simile. Non era il mio manco quello che aveva l'altro! Dopo un breve controllo accerto che il mio, blu, era rimasto alla fermata del pullman. (Evvai!!) Prenoto la fermata, scendo, faccio la salita a piedi e l'unica gioia di quel momento era che gli artificieri ancora non lo avevano fatto brillare. Dopo la botta di caldo mi butto su un altro pullman, quello per Grosseto, a cellulare scarico, verso l'impotenza digitale. In un viaggio tra il sonno e il torcicollo dato dal condizionatore, arrivo nel capoluogo maremmano, scendo, prendo le chiavi della macchina ed entro nel parcheggio. Ma la macchina NON c'è. Giro, guardo, scruto, ma della macchina zero tracce. In preda ad un lento avvizzimento progressivo, pensando "non ci credo la abbiano rubata" scendo il sottopassaggio e salgo verso la cabina telefonica piu vicina. Quella in cima al poggio dell'ospedale. Spendo centesimi utili per sapere ufficialmente, da casa, che i miei genitori (denominati da quella sera Cip e Ciop), avevano usato la macchina portandola a casa. Tradito dagli stessi individui che hanno osato mettermi al mondo, vivo ancora oggi nell'incertezza che mi venga servita a pranzo una dose di veleno. Un consiglio, però, prima che succeda di peggio, mi sento di darlo a chiunque legga: quando salite sul pullman, accertatevi sempre di avere tra le mani il vostro di trolley. Grazie.

















