Genoa - Livorno / Sottotono
Genoa - Livorno è una di quelle partite che in fascino e attrattiva sono superate solo da Sassello - Pegliese e da pochi altri avvenimenti sportivi (come, chessò, il campionato su strada di sedie da ufficio). Consapevole di ciò l’omino che compila i calendari per la Lega piazza il calcio d’inizio alle 20.45 di sabato sera, sicuro del grande spettacolo e della incredibile risonanza internazionale che solo grandi eventi come questo possono garantire.
Si, mi sto dilungando nell’introduzione, perché la partita è stato un obbrobrio tale che non ho idea di cosa scrivere. La mia prima idea era di postare solamente balle di fieno rotolanti. Una grande, sterminata pagina di balle di fieno rotolanti.
L'unica emozione vera migliore della serata è stato l’ingresso di FetaFeta, il Nippo Nappi ellenico. Ho passato tutto il secondo tempo a guardare lui che, dopo essersi scaldato scaldato e scaldato, guardava Liverani, il quale a sua volta guardava una bella figa nei distinti, gesticolando e urlando nel tentativo di convincerla a finir la serata a casa sua. Bei momenti di un bel Genoa.
Nei rari momenti in cui mi distraevo da questo splendido teatrino, ho ammirato la sagacia tattica di Nicola, uno a cui ho sempre voluto bene, ma a cui effettivamente mai avrei pensato di accostare l’aggettivo sagace. Invece il biondo baciapoliziotte ha schierato una squadra copertissima e, piazzando un enorme Duncan (no davvero, quanto cazzo è grosso?) davanti alla difesa, ci ha impedito di far giocare Gilardino e Calaiò, nella consapevolezza che, con due terzini come esterni, sulle fasce siamo davvero brutti.
I nostri ci hanno messo del loro, con Matuzalem che è sempre più lento, Vrsaljko in cui si era reincarnato il peggior Malagò e Lodi che dopo una ventina di minuti di buona regia ha improvvisamente deciso di dimenticarsi che quelli a cui passare la palla avevamo la maglietta rossoblù.
Le buone notizie vengono da un Perin insicuro, ma in qualche modo efficace e da Stoian, il rumeno stanco, che mi sembra avere la voglia di correr dietro al pallone di uno Stroppa qualunque, ma che in una ventina di minuti ha rischiato di farci vincere la partita. Altro da dire effettivamente non c’è. Ci tenevo ad essere più simpatico e a scrivere un pezzo spumeggiante, che vi strappasse sonore risate con spiritosaggini da bar come “Bardi, bardato di giallo, salva il risultato intonando canti celtici”, ma ho la febbre, stasera si gioca di nuovo (sempre grazie al compilatore e alla Serie A a venti squadre) e non ci ho manco tanta voglia.












