Fëdor Dostoevskij
YOU ARE THE REASON
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he wasn't even looking at me and he found me
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Three Goblin Art

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@emilyemyr-9
Fëdor Dostoevskij

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Sempre lo stesso e continuo loop...
Sveglia alle 4:30; caffè e sigaretta.
Ti lavi, ti vesti, esci.
Arrivi al lavoro, ci stai per otto ore, alle 14:30 esci per ritornare a casa.
Torni a casa, mangi al volo per la stanchezza, ti corichi ma non dormi perché loro, non tardano ad arrivare.
Demoni si impossessano della tua mente, si fanno spazio tra i tuoi pensieri, che mai una volta fossero belli. Ti stai a letto tra ansia e attacchi di panico... Ignori, fai finta di nulla, continui a distrarti in qualsiasi modo, nel mentre, si fa sera.
Ti alzi, mangi e ritorni a letto perché la sveglia suona, cerchi di dormire ma, ti gira la testa, il cuore accelera, ti manca il respiro, tremi, non capisci nulla.... Eccone un'altro...
di cosa hai bisogno?
io:

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... da quel giorno lì, i miei mostri iniziarono a perseguitarmi senza mollarmi, e io, restai immobile ad osservali mentre, si impossessavano totalmente di me. Ad ogni uno dei miei demoni, senza agire, senza difendermi, riservai un posto speciale, del quale, assunsero il pieno controllo. Loro, avevano il pieno controllo di me, e io glielo lasciai fare.
Demoni... uno di essi portava un nome...
D'altronde, rispondere alle provocazioni come, una stronza senza cuore, mi riusciva alla meraviglia.
Avrei potuto persino, considerarlo come un talento.

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«Allora mi dispiace», mormorai evitando i suoi occhi, dai quali era così difficile staccarsi.
Avevano il potere di non farti smettere mai di guardagli.
Così semplici, di un colore di terra pura, grandi, bellissimi, puri, a tratti innocenti. Sembrava ti leggessero l'anima.
Involontariamente, il mio sguardo si posò su un uomo, seduto dietro al banco bar. Lo riconobbi subito, era seduto al tavolo cinque insieme al suo gruppo. Guardai verso quel tavolo, era vuoto.
Mi fissava con i suoi occhi marroni circondati dalle ciglia lunghe. Sembrava quasi mi sorridessero, insieme al suo sorriso arcano, formato dalle sue labbra carnose di un rosso intenso. I suoi denti bianchi e perfettamente dritti, contribuivano a rendere il suo sorriso smagliante, abbagliante.
Un'eleganza indiscutibile, come il suo fascino misterioso ed enigmatico che con autorevolezza lo evidenzia, mi fece scorrere qualche brivido sulle braccia. I capelli neri risaltavano in maniera netta i suoi occhi che sembravano toccarmi, manco fossero delle mani. Un viso con lineamenti dritti e ben evidenti, erano la base della sua straordinaria bellezza. La barba scura e ben curata, gli dava un elegante tocco di classe, che lui, sapeva portare estremamente bene.
Sentii dire diverse volte che, il nero snellisce, con lui invece, agiva al contrario. Indossava un maglioncino nero, perfettamente aderente al suo corpo. Si vedevano benissimo le sue braccia possenti e scolpite, come del resto, anche il suo petto.
La sincerità è una virtù, una classe, un eleganza...che non tutti hanno la possibilità di permettersela.
La sincerità è per pochi.
Mentendomi, non ottieni la mia attenzione.
Mi perdi.
Perché, più che illudere me, illudi per prima te stessa.
Era dinanzi a me. Le guance arrossate dal freddo, le donavano un colorito genuino. Le ciglia lunghe, evidenziate da un filo di mascara volumizzante, graziavano ai suoi occhi color birra, lievemente più scuri. Le sue iridi, oltre a variare tra le varie sfumature dei colori giallo-marroncini, rispecchiavano un oceano profondo di emozioni. Le labbra carnose di un rosa pallido e ben chiuse, mi fecero venire un improvvisa e mostruosa voglia di baciarla.
Il colorito niveo della pelle, accompagnava la sua bellezza naturale, impeccabilmente.
La guardavo come un ragazzino innamorato per la prima volta.
Fu l'unica, in grado di far esplodere in me, un miscuglio di emozioni come un'esplosione di una bomba nucleare.
Emily Ricci

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«Secondo me è vergine», disse con sdegno Callie.
«Meglio per me», ammisi orgoglioso. «E, per quanto mi riguarda, la verginità è un lusso concesso a pochi. Non tutti, hanno l'onore di essere i primi», aggiunsi.
«Per quanto io ti conosca alla perfezione, riesci a sorprendermi sempre», mi lodò Roberto.
«Si, alcune volte mi sorprendo anche io, della mia capacità di sorprendere...», dissi con giocosa albagia. Sorrise divertito, comprendendo le mie intenzioni di farlo divertire un po'.
Emily Ricci
Sulla base della nostra amicizia c'era la sincerità.
Sulla base di tutto, per me esisteva solo la sincerità. La base più importante di tutte le altre. Era l'unica cosa sulla quale, non accettavo scuse giustificative. Seppur, accettavo le menzogne di un solo genere: menzogne della paura.
Emily Ricci