A proposito di trottole… da piccola la mia preferita era una di latta.
Era una gioia per gli occhi: coloratissima, a spirale, e faceva quel rumore ipnotico mentre girava all'impazzata.
L'ho consumata a furia di giocarci, come succede con le cose che ami troppo, finché non si è rotta del tutto.
È stato allora che mio padre ha deciso di intervenire. Con le sue manine, in modo completamente artigianale, mi ha fabbricato una trottola di legno.
Era l'opposto della prima. Niente colori sgargianti, niente rumori metallici, solo il calore del legno e il profumo del lavoro fatto a mano. Devo essere onesta: l'emozione era diversa. Non aveva lo stesso "spettacolo", eppure c'era dentro qualcosa che nessuna fabbrica avrebbe mai potuto mettere. Era speciale, un pezzo di lui.
Poi, un giorno, è sparita.
Svanita nel nulla. Sospetto sia finita in quella dimensione misteriosa dove vanno a finire tutti i tesori più preziosi e i coperchi dei Tupperware.
A me dispiace ancora oggi, sapete?
Non solo per il gioco in sé, ma perché quella trottola era un pezzetto del mio papà, un ricordo tangibile del suo amore.
In casa non ho una soffitta magica da esplorare, ma solo pile di scatoloni pieni di vita, alcuni chiusi, altri aperti che mi guardano un po' storto.
E ogni volta che devo spostarne uno, una parte di me spera sempre di veder rotolare fuori quel pezzetto di legno consumato.
Papino, se mi senti da lassù
(o da qualunque posto tu sia): sappi che io non mi arrendo.
Continuo a cercare.
Perché prima o poi quella trottola la trovo e la faccio girare un’ultima volta, solo per noi.
(La vera beffa? Ho provato a cercarle entrambe! Ma sembra che siano estinte.
Quelle di latta, coloratissime e rumorose, e quelle di legno, semplici e vere, con il filo per farle girare... sono diventate introvabili.
Oggetti di un'altra epoca, scomparsi come la mia trottola del cuore. )









