Qui e ora:
il rumore dei passi sul cemento, la tazza fredda tra le mani, il peso esatto di questo respiro.
Questa è la terra, il confine di ciò che tocco.
È il perimetro in cui mi muovo, solido e a volte stretto.
Eppure, sottopelle, si muove l'altro mare.
Non è altrove, è dentro.
È la corda che vibra prima del suono.
Desidero la parte di me che non ha ancora una forma, il passo che non ho fatto, la luce che filtra dalle crepe che ancora cerco di nascondere. Desidero non l'oggetto, ma lo slancio.
La realtà custodisce l'ombra; il desiderio disegna il fuoco.
Nessuna frattura, nessuna fuga.
Sono il punto di intersezione.
Sono l'equazione che si risolve solo nel silenzio.
Ma allora, cosa sto aspettando.
Quale parte di me sta guardando l'altra.
Se il vuoto chiama, o se sono io che sto finalmente ascoltando.
Forse non c'è nulla da chiedere.
Forse sono già dove dovevo essere.













