La cryomation è un processo che attraverso l’utilizzo della tecnica del freddo attua la liofilizzazione di un cadavere (introdotto con una bara particolare ben diversa dalle usuali) trasformandolo in un corpo secco, solido e fragile.
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La cryomation è un processo che attraverso l’utilizzo della tecnica del freddo attua la liofilizzazione di un cadavere (introdotto con una bara particolare ben diversa dalle usuali) trasformandolo in un corpo secco, solido e fragile.

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Almeno un nome...
Un lunedì come un altro, davanti ad un ospedale che potrebbe essere un ospedale qualsiasi...
Sono settimane che ne parliamo... ma non si è mai pronti davvero...
io - sei pronta? lei - non lo so, mi hanno preso tutti per pazza. Anche L. (il suo compagno)... Non capisce perché ho voluto farlo... Non capisce perché devo farlo... io - capisco... lei - Sai non ho ancora spostato nulla a casa... è ancora tutto così... fino a che non la vedo non posso ancora crederci... in fondo in fondo vorrei fosse tutto un brutto sogno. io - Lo sai che nenache ora la vedrai? Non vedrai lei... Vedrai una "scatola chiusa" con un codice... lei - lo so e fa male. Lei è esistita, lei esiste ancora io - e sarà sempre così... lei come si chiama? Hai scelto il suo nome? lei - Quando ne ho parlato con L. abbiamo litigato... forse gli fa meno male non pensare a lei come a una persona "vera" io - la è ... come l'hai chiamata? lei - Gigliola... Non è un nome di famiglia... Volevo avesse almeno un nome solo suo, un nome che volesse dire qualcosa io - è un bel nome e significa tanto. Ed è solo suo.
Lei sorride, intanto è arrivato l'operatore delle pompe funebri che abbiamo contattato.. la faccia tirata dice tutto: non si fai mai l'abitudine alla morte, ma richieste come questa fanno male come un pugno nello stomaco anche a chi, di morte, ci campa.
io- sei pronta lei - no e non credo lo sarà mai...Andiamo?
Mi prende la mano, la stringo... ci sono... non oso immaginare quello che le passa in questo momento per la testa ma ci sono... stringo più forte che posso.. Entriamo... C'è il rischio che quello che le verrà consegnato sia un po' difficile da incastrare in una bara vera. - Paradossale che in questo mondo tutto abbia un packaging adeguato tranne che questo - fortunatamente è meglio di quanto mi aspettassi....
Le passano i fogli, deve firmare. Si ferma e mi guarda... Firma e consegna i fogli...
L'operatore consegna il "tutto" al nostro accompagnatore... Un pugno sordo e dritto nello stomaco. Poteva delegare tutto alle pompe funebri ma ha scelto di esserCI.
Torniamo alla macchina delle pompe funebri. Gli ultimi accordi prima di vederla partire.
Lei - Gigliola, si chiama Gigliola... La tratti bene...
Lui si gira, sorride sconvolto e non parla. Strette di mano e rimaniamo di nuovo noi due...
io - hai scelto tutto? lei - si ... ma credo che saremo solo noi due... io - non è detto, ma è possibile. Ognuno vive il dolore come crede... lei - già...
Ci mettiamo d'accordo per sentirci nel pomeriggio...
Una lunga telefonata fatta di domande, di silenzi, di singhiozzi in cui parliamo di come affronteremo insieme la situazione: la sepoltura , il rito, il dopo...
Perché c'è un dopo esattamente come c'è stato un prima, anche per Gigliola.
Gigliola: “bella come un giglio”... E per lei che se l'è immaginata e ammirata per più di 6 mesi lo era e lo è davvero....
Gigliola: abbastanza vera da avere ad aspettarla una camera, una famiglia, dei giocattoli, dei vestiti MA non abbastanza VERA per avere un nome scritto su un pezzo di carta ....
Gigliola esiste, è esistita, ha un nome e avrà un funerale.... Sua MADRE continuerà ad essere sua madre anche se il mondo potrà continuare a ignorarlo...
La normalità dell’anormalità del cordoglio. - ovvero piccole considerazioni riguardo la normalità della morte...
Mi ero programmata questa serata da più di una settimana. Una serata di amicizia condivisione e leggerezza.Poi nel pomeriggio, una telefonata che rompe l'ordine della giornata. Non importa l'identità dell'interlocutore, che lo si conosca o meno è solo un particolare. Tutto si compie secondo un copione che difficilmente cambia. Poche parole, le solite. Quelle che già ti aspetti al primo/secondo squillo del telefono del lavoro. Un nominativo, un indirizzo, un orario per l'incontro.La compostezza forzata che strozza le lacrime in gola dall'altra parte del telefono e un accenno a ciò che ti verrà chiesto di fare.Metti giù il telefono, avvisi le amiche del cambio di programma, metti via i vestiti “allegri” e ti prepari all'incontro.Sai già che appena arriverai in quella casa/stanza ecc, appena stringerai la mano tesa di chi ti accoglie, verrai investita da un misto di dolore, rassegnazione, disperazione, rabbia e di altre mille sfumature. Ancora una volta, entro da una porta, stringo una mano, accolgo il dolore e tutto l'ambaradan di sentimenti. E, purtroppo, ancora una volta mi trovo davanti all'ennesima negazione del diritto di libero cordoglio. Lei non era religiosa o meglio non era praticante ma allo stesso tempo era “abbastanza coerente” da non voler un funerale in chiesa che non avrebbe sentito suo (mi dicono che ultimamente evitava i funerali in chiesa perché era stufa di sentire i vicini e le vicine di panca spettegolare o parlare di minestroni, medicine e morti varie 😅). L. ha scelto di essere cremata . L. ha scelto di non avere un “funerale pre cremazione” con cassa da morto e “cori” vari (cit. testuale). L. ha scelto che le sue ceneri non venissero conservate in un cimitero ma affidate a un suo caro. L. avrebbe voluto un funerale intimo, una commemorazione che parlasse di lei e di ciò che era, in un posto accogliente e raccolto.I cari di L. sono stati fortunati: si sono affidati ad una agenzia di pompe funebri attenta e precisa che ha soddisfatto tutte le esigenze del caso.Ne rimane solo una…. I cari di L. non si sono sentiti proporre alcuna alternativa al funerale cattolico o alla funzione al forno crematorio. I cari di L. vogliono salutare la loro congiunta e elaborare il loro lutto in modo onorevole e legittimo.Mille le domande che mi vengono fatte? dove? come ? quando ? ma è legale, non è che ci arrestano? Mille risposte. Alcune decisioni.In settimana prenderemo le altre, con calma, come è giusto che sia.E ci saranno i fiori, i discorsi, le musiche, le lacrime, i sospiri e tutti gli “ingredienti” del caso.Come è giusto che sia.In un posto raccolto e intimo. Come da volontà e come è giusto che sia. Al riparo da scherno e curiosità perché purtroppo, in molti, troppi, posti, chiedere un funerale “diverso”(chiamatelo laico, pagano, finto o come cavolo volete voi) e averlo è un lusso non da poco.
1 Likes, 1 Comments - doula di morte (@doula_di_morte) on Instagram: ““Quando perdi qualcuno che ti è caro, spendi molte energie nel tentativo di reagire nella maniera…”
La morte dei mai-nati
Tutto quello che si può fare - e non viene detto - riguardo la sepoltura in seguito all’aborto o alla morte in utero prima della 28esima settimana.
(Immagine© Isabelle Arsenaut)
Esistono bambini e bambini. Morti e morti. A differenza di quanto ci hanno insegnato a credere, neanche davanti alla morte siamo tutti uguali. Neanche la morte è uguale per tutti.
Se parliamo di aborto spontaneo o volontario o di interruzione avanzata di gravidanza non parliamo di morte e lutto. Il senso comune parla di “fatto” e basta.
Tutto quello che avviene dopo, dalla personale elaborazione e superamento del lutto - ma non è questa la sede per parlarne - alle pratiche di “smaltimento” - passatemi il termine ma è quello tecnico - rimane oscuro e nebuloso.
Ciò che rimane di un aborto per la legge non è un bambino.Secondo la legge infatti solo i feti che superano le 28 settimane di gestazione possono definirsi bambini. Solo in questo caso, dovendo essere iscritti all’anagrafe, esistono socialmente. Se nascono vivi e prematuri e muoiono dopo il parto, “vincono” anche un bel certificato di morte e in questi casi hanno diritto a un servizio funebre (se correttamente informati sulla procedura da espletare negli uffici competenti) e addirittura, a discrezione del parroco competente - come da diritto canonico- ad un funerale cristiano.
Per tutti gli altri si apre un baratro, un profondo e oscuro baratro.
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pic©Lotte Meijer
La morte non è niente. Sono solamente passato dall'altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.
- Sant’Agostino
TESTAMENTO AMOROSO Adesso non ho nulla da chiederti per il tempo della vita. Ti chiedo qualcosa per il tempo della morte. Vorrei essere bruciato e vorrei che tu tenessi una parte delle mie ceneri....
Le doppie esequie servivano a sancire definitivamente il passaggio all’aldilà, e a porre fine al periodo di lutto. Con la seconda sepoltura, infatti, il morto smetteva di restare in una pericolosa posizione liminale: era morto veramente, il suo passaggio era completo.
Gli scolatoi, in forma di sedili, orizzontali o molto anche verticali, sono collegati all’antica tradizione meridionale delle terresante.
la doppia sepoltura non è appannaggio esclusivo del Sud Italia, ma si ritrova diffusa in gran parte del Sud Est asiatico, nell’antico Messico e in Oceania, dove continua ad essere praticata. Le modalità, pur con qualche ovvia variazione, sono le stesse che troviamo in Campania dove il compito di ripulire le ossa del caro estinto spetta ai parenti stretti e la seconda sepoltura si verifica in un luogo differente dalla prima,a sottolineare il carattere definitivo di questa inumazione.
0 Likes, 1 Comments - Di polvere,morteedialtrepoesie (@dipolveremorteealtrepoesie) on Instagram: “Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo. - Isabel Allende Photo©james Harris…”
A mio padre Se mi tornassi questa sera accanto lungo la via dove scende l’ombra azzurra già che sembra primavera, per dirti quanto è buio il mondo e come ai nostri sogni in libertà s’accenda di...

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L’importanza del commiato
«Il funerale si fa per i vivi, i morti se ne fregano» (Still Life)
La morte e l’elaborazione del lutto hanno una storia antica quanto l’uomo: le prime tracce di rito funebre risalgono ad almeno 80000 anni fa.
Per molti paleoantropologi, infatti, una delle prime tracce di sepoltura è quella del sito archeologico di Sima de Las Palomas, a Murcia, nel sud-est della Spagna, che risale ad un periodo molto lungo compreso tra i 130.000 ed i 40.000 anni fa.
I neandertaliani cominciarono a seppellire i morti, perché compresero che la morte era un avvenimento di fondamentale importanza. Perché i riti e le cerimonie potevano contribuire a dare significato, a dare senso alla separazione da una persona cara.
Eppure nella società attuale, non c’è sempre spazio per i riti e, ancor meno, per l’elaborazione del lutto. Spesso le persone devono vivere il dramma della separazione in totale solitudine: una cerimonia standard in “pronta consegna” e poche e sfuggenti inviti ad andare avanti e a non piangere, ma nulla più. NESSUNO vuole vedere realmente il lamento e l’esternazione del dolore, perché il tempo comunque allevia tutto e, nel malaugurato caso questo non si verifichi - in tempi socialmente accettabili- , basta continuare ad evitare la persona in questione per un tempo un po’ più lungo.
Spesso si tende a sottovalutare l’importanza della preparazione del rito, relegandolo a una fastidiosa prassi da compiersi nel più breve tempo possibile perché la morte spezza il tempo, l’ordine delle cose e quell’ ordine è necessario venga ristabilito al più presto, per togliersi dall’ imbarazzo, dalla pena, dalla compassione, dal fastidio derivante dal fare i conti con sentimenti e pensieri cupi, socialmente non accettabili. È questo l’errore più grande: il dare poco spazio all’evento morte, per nasconderlo ed esorcizzarlo non fa altro che acutizzare il senso di rabbia, dolore e smarrimento di chi rimane.
Velocizzare la prassi – comunemente, salvo casi eccezionali, passano al massimo dai tre ai cinque giorni tra il trapasso e la sepoltura – non consente a chi rimane di acquisire una nuova prospettiva di fronte al passato e al futuro, di cambiare, quindi, tutto ciò che prima era abituale per sostituirlo con qualcosa di nuovo, di forzatamente diverso.
Il rito del commiato non è solo il funerale o al commemorazione. Esso comincia molto prima e si conclude solo quando il vero ordine interno di chi rimane è ricostituito. Inizia con la presa di coscienza del trapasso, con l’accettazione del dolore che comporta. Passa per la preparazione di quella che gli addetti ai lavori chiamano brutalmente “salma”, passa per la comunicazione dell’evento ai congiunti e agli amici, passa per la preparazione del rito vero e proprio. E continua con il rito stesso, con la sepoltura e con le decisioni apparentemente semplici come il decidere di cosa fare degli oggetti personali del defunto e di come le stanze e gli ambienti saranno disposti da quel momento in poi.
Non è né facile né difficile… è semplicemente umano.
Come è semplicemente e profondamente umano essere arrabbiati, sconfortati, delusi amareggiati e profondamente dilaniati.
L’elaborazione di un rito di addio da affiancare al funerale religioso o in alternativa ad esso – quando non possibile o semplicemente non voluto – è il primo segnale di accettazione della perdita, la prima cura al dolore di chi rimane e per la riorganizzazione del gruppo sociale a cui appartiene.
L’assenza o la velocizzazione dei passaggi porta, nei casi più gravi a depressione e comportamenti sociopatici.
Per questo motivo è importante che ogni persona possa sentirsi libera di commemorare e ritualizzare la propria perdita, di curare il proprio dolore, secondo i tempi e con i modi che ritiene più giusto, senza pensare di apparire ridicolo se sceglie un metodo “originale” e personale; senza sentirsi malato se sente il bisogno di essere accompagnato da qualcuno in questo percorso.
I riti di commiato altro non sono che il mezzo di superare il marasma mentale e reale creato dalla morte in chi rimane, perché come ben dice Antoine de Saint-Exupery:
“Il giorno della sepoltura è un giorno di faccende e di folle, di mani false e vere da stringere, di immediate attenzioni al lutto. Il defunto non sarà realmente morto fino a domani, quando tornerà il silenzio a circondarti”
Ed è a quello che occorre reagire.
photo © Tom Plumford