Cesare Pavese, uno di noi.
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Cesare Pavese, uno di noi.

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Ci sono poche cose di cui ho la certezza assoluta:
- 7 è il numero migliore
- morning people >>> night owls, levatevi di torno e fatemi dormire, cristodiddio
- le persone che prediligono i gatti ai cani sono più affini a me
- il giovedì è chiaramente marrone
Elenco di cose faticose
1) Andare alla cena estiva dello studio per cui lavoro.
2) Avere a che fare con la rabbia che per la prima volta in quasi 38 anni di vita mi sto consentendo di provare e di chiamare con questo nome.
3) Mia madre.
4) Io quando sfrutto cose che non dovrei sfruttare quando ho bisogno di attenzioni, salvo poi rendermene conto e starmi sul cazzo.
5) L'estate.
6) Pensare prima di parlare, restare in equilibrio, respirare.
7) Non poter scopare con l'unica persona con cui ho voglia di scopare.
Credo che a fare mezza cosa (davvero solo mezza) diversa ogni giorno, si possa sperimentare un'infinita varietà di accadimenti.
Ora, per esempio, ho un'ecchimosi a forma di cuore sul cosciotto. Un cuore nero.
Ma io me lo faccio tatuare, cazzo. Guarda come mi sta bene. Dovevo cadere prima dalla bici.
A volte le cose si ridimensionano nel corso di una notte. Ci si scopre poco motivate a lottare. Poco motivate a chiedere, insistere, fare.
Io sono quella macchia lì, quella che resta. Quella che resta anche dopo, nonostante tutto.
Ci sono cose circolari nella vita: iniziano e ritornano indietro. Non si può fare altro se non osservare il loro loop.
A tratti mi sento giusta, a tratti quella che si maltratta. Alle volte la più forte, altre quella che incolla i pezzi alla bell'e meglio, cercando di non mostrare che si sta sgretolando.
Un po', in certi brevi momenti, mi voglio anche bene.
:)

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Quando ero piccola e frequentavo le elementari, di sabato mio padre veniva a prendere me e la mia migliore amica di allora, Anna, in macchina. Ci aspettava sempre e tendenzialmente nello stesso posto e ci preparava sempre e tendenzialmente la stessa sorpresa; nei portaoggetti delle portiere posteriori della nostra Opel Astra blu, infatti, infilava dolcetti che aveva acquistato durante i suoi girovagare mattutini nei bar di fiducia. Poteva cambiare la tipologia di dolce, forse (un Twix anziché un Lion, o un Bounty ad esempio), ma non mancava mai di farcene trovare almeno un paio a testa. Non so quando questa cosa si sia interrotta. Forse in terza elementare, quando ci siamo trasferiti proprio accanto alla scuola e non è più stato necessario tornare a casa in auto.
Il punto che voglio approfondire è questo: sono stata abituata a cose routinarie, sempre simili a loro stesse. La ripetitività è qualcosa che acquieta i miei sensi, normalizza i ritmi, rende almeno apparentemente prevedibile l'inaspettato. Quando qualcosa arriva a turbare il flusso delle cose, io mi destabilizzo.
Quando qualcosa mi sfiora ogni tanto, ma non decide di restare, non decide di tenermi - come dicevo in un paio di post fa - (e per tenermi non intendo dire scegliermi, intendo solo dire "tenermi"), mi sta facendo deliberatamente del male. Ho provato ad interagire, ultimamente, ma non mi sento più in grado di fare nè dire cose importanti, profonde, sensate. Non trovo più la motivazione sufficiente, perché sento che si tratta solo di cumuli - cazzo no: sono fottutissime montagne - di energie sprecate.
Sono caduta dalla bici. Fino a qualche mese fa ti avrei scritto, ridendo della mia goffaggine. Tu mi avresti chiesto quanto male mi ero fatta, assicurandoti che ci mettessi sopra del ghiaccio.
Ora mi restano solo le botte. Botte e qualche lacrimuccia che ricaccio indietro tirando un po' su col naso. Di botta ne esce una in un punto diverso del corpo ogni 10 minuti.
È ok? Sì, presumo di sì.
Sì, ho il ghiaccio a disposizione.
Giuro che qui c'è ben più di un problema. Ce ne sono tipo quattro. No: cinque.
Oggi mi è stato chiesto cosa implica per me la chiusura di questo rapporto, e io ho parlato di quanto per me coincida con la perdita di un punto di riferimento per restare ancorata al suolo. Come un palloncino, ho detto: un palloncino a cui si tagli il filo e si metta a volare per aria, incontrollato.
Allora mi è stato fatto notare che il palloncino va stretto nelle mani, è difficile pensare che venga tagliato. Tendenzialmente il palloncino ha bisogno di essere tenuto, e di non essere mollato, per non volare via.
Martina: lei forse ha tanto bisogno di essere tenuta, allora, non crede?
MA DI CHE CAZZO STIAMO PARLANDO?
DI CHE COSA?

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Jeremy Allen White è un fico pazzesco. Ciao.
Cosa sto facendo in questi giorni? Sto badando a una gatta di un mese e mezzo trovata sottopeso che collega ha recuperato da un posto dove non l'avrebbero portata nemmeno dal vet, le avrebbero rifilato un antiparassitario sul crapino e l'avrebbero condannata a dormire in un pollaio sfitto a 50 gradi per poi utilizzarla come cacciatrice di topi una volta raggiunta l'età adeguata.
Bello eh. Bello, però collega è in Spagna per un viaggetto regalatole dalle amiche per il suo compleanno, mentre io sono 3 giorni che mi sveglio all'alba per fare la spola tra casa mia e lo studio dove questa gattina viene tenuta, per un minimo di 4 volte al dí. Ad ora sono brilla a tirarle i topini e a giocare col nastrino blu.
Ps: sì ovviamente è bellissima
Non so che risponderti. Ultimamente sembra che faccia e dica cose tutte sbagliate. Ogni volta che mi parli è per muovere un'accusa, o per sottolineare una mancanza.
Quando l'ultima volta ti ho chiamata, non ti sei neanche girata, eri così seria. Eri già volata, eri nella stratosfera. Era per amore o per un'emorragia interna. Mi dicevi pensa quando sulla superficie terrestre resteranno soltanto dei sacchetti di plastica svolazzanti, dei libri fotografici. se solo anche tu fossi stata di plastica o di un altro materiale stabile non degradabile. Guarda com'è lunga questa eclissi. chiamami anche sul tardi. Con questo tempo è meglio non tenersi troppo lontani, in questi periodi neri spettacolari.
Ho resistito addirittura 18 ore a casa dei miei, prima di dire "Ehm ma la gatta mi aspetta devo tornare ciao".
Litigano sempre. Glielo fai notare e ti rispondono "noi non litighiamo, discutiamo". Discutono urlando, dicendosi parolacce e odiando l'uno il modo di essere dell'altro.
Se non altro posso dire che sono rimasti insieme per pigrizia, non certo per i figli.
Ad ogni modo. Mia madre m'ha fatto un regalo. Avevo apprezzato una lucetta stupida da comodino a forma di emoji che ride, l'anno scorso. L'avevo trovata in quella che una volta era la mia camera, e che ora è un accampamento con un divano letto che lei apre apposta per quando scendo da loro a dormire.
Mi dice "Ah, ti ho fatto un regalo! Ti ho preso una di quelle lucette che ti son piaciute. Mi faceva pensare a te". Quale poteva scegliere, fra tutte le emoji?
Grazie ma', sei sempre gentile.
Ieri qualcuno mi ha detto "testona", ma testona me lo dicevi sempre tu. Testona l'ho letto con la tua voce, e subito dopo ho pianto molto senza che l'altro sapesse, gli ho detto di non chiamarmi così, di smetterla e ho chiuso la conversazione.
Devo proprio esserlo, testona, se pure una persona che non mi conosce lo dice.
Stanotte la gatta mi ha graffiata.

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I miei regali. Crepate d'invidia, pezzenti.
Uscendo dallo studio ieri c'era odore di decomposizione. Date le gocce sospette e le piume comparse sulle scale, è bastato sollevare lo sguardo per capire. Chissà se il piccione mi piomberà in testa una delle svariate volte che passo là sotto.
È difficile avere a che fare con le persone.
È difficile per certe persone avere a che fare con me.
Sto cercando di risolvere tutto, però, davvero. Perché ciò che odio in mia madre non diventi parte di me. Perché io impari a mettere da parte l'orgoglio e a chiedere scusa. Perché le rispostacce non diventino un mantra, perché io mi metta sempre e di più in discussione. Non si dice quella parola, ma l'umore ultimamente sta facendo dei giri nelle cantine, forse addirittura nelle fogne, dove è tutto nero.
Sto cercando di risolvere tutto, davvero. Lo ripeto perché è così. E per convincere me stessa che mezza cosa buona la sto portando avanti.
Che poi finisce che la carcassa in decomposizione sono io, no?