Per pochi.
Ci risiamo. Il cuore batte forte, le mani iniziano a tremare, l'ansia a salire. Eccomi..nuovamente seduta di fronte una scrivania appartenente all'ennesimo strizzacervelli a cui non frega nulla se non i soldi che gli verranno consegnati a fine seduta. Aspetto la classica domanda di riserva, ma tarda ad arrivare. Perché mi osserva e non parla? Sì sgranchisce la schiena, gratta la gola, sorride e finalmente le prime parole.
«Allora, iniziamo signorina: mi dica dove pensa stia il problema.»
Ecco, cazzo. Ci risiamo davvero. Non mi era mancata per nulla quell'aria da finto buonismo interessato. Vorrei urlare, sbattere i pugni già segnati al muro, ma chiudo gli occhi, faccio un profondo sospiro, riapro gli occhi, lo guardo freddamente, mi scappa una risata isterica, sto perdendo il controllo. Lo sento ed ecco che inizio a sputare tutto quanto.
«Dove sta il problema. Davvero? Sta nel fatto che nella vita non siamo i protagonisti, neanche i personaggi secondari, forse solo sognatori che provano a farselo andare bene. Da sempre nutriamo la convinzione di poter avere ancora una speranza, sfiorando l'ossessione attraverso la consapevolezza di correre il rischio di ammalarsi alla prima possibilità di non poterla avere. Sta nell'incapacità di credere all'inadeguatezza della specie umana, nella costrizione a una società basata sulla falsità , la quale chiede a ciascuno di noi di non ridere troppo, di non fare troppo casino e di far finta che vada tutto bene. In realtà siamo circondati da problemi, da bugie, da demoni e scheletri del passato. Probabilmente moriremo da fottuti idealisti, e non possiamo fare nulla per rimediare, probabilmente continueremo a vivere sentendo riaffiorare in superficie tutte le paure più recondite e il passato insieme al mostro che è in ognuno di noi. Ma non importa.. andrà -tutto-bene. Forse, allora, la domanda non è dove sta il problema, ma chi o cos'è il problema.»
Respiro. Ho l'affanno. Già immagino le chiamate ai miei genitori, gli antidepressivi, i controlli h24 e le voci iniziare a girare. No. Non posso. Respiro profondamente, sorrido sperando che riesca a far davvero il suo lavoro accorgendosi della triste verità e inizio a parlare davvero, facendo precedere una dolce risata pacata.
«Beh, che dire.. In realtà , se le devo dire la verità , non penso proprio ci sia un problema. Ho la famiglia che tutti sognerebbero, con gli amici tutto alla grande, non può capire quante nuove persone fantastiche ho trovato. Per non parlare di come va con lui, dio se sono felice, non potevo desiderare vita migliore. Le dico un segreto: sono stata davvero fortunata»
Silenzio. Mi guarda seriamente. Forse ha capito che sto mentendo? Ora si alza, sorride e mi stringe la mano.
«Signorina non avevo dubbi: questo è il millesimo caso di genitori che esagerano, lei sta più che bene. Le auguro tutto il meglio, sono contento per lei. In bocca a lupo, allora, per un futuro così roseo»
Perfetto. Sono riuscita di nuovo a mentire in maniera perfetta. Per la millesima volta. Ci risiamo.















