Dario aveva continuato ad accarezzare, scaldare, coccolare il corpo tremante di Anita. Aveva ascoltato ogni vibrazione e sussurro di quel co
𝗟'𝗜𝗻𝗱𝗼𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗿𝘂𝘀𝗰𝗶𝗼 - 𝗖𝗮𝗽𝗶𝘁𝗼𝗹𝗼 𝟭𝟬 – 𝗜𝗹 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗜𝗻𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲
Dario aveva continuato ad accarezzare, scaldare, coccolare il corpo tremante di Anita. Aveva ascoltato ogni vibrazione e sussurro di quel corpo fino a sentirlo scivolare nel sonno, e poi era rimasto ancora lì, a guardarla, ad ascoltarla, a pensare. Poi aveva sentito la stanchezza prendere possesso di lui e, dopo essersi assicurato di avere puntato una sveglia prima delle sei, si era lasciato rapire da Morfeo abbracciato a lei.
Gli sembrava di avere appena chiuso gli occhi quando la sveglia lo riportò violentemente alla realtà. Solo in quel momento si rese conto di avere passato la notte abbracciato ad Anita, avvinghiato a lei. Poteva sentire l’impronta di quel corpo tra le sue braccia, contro il suo petto.
Sorrise, uscì lentamente dal letto, attento a non svegliarla, e raggiunse la cucina per preparare un caffè, qualcosa il più simile possibile a un caffè all’italiana.
Poi tornò in camera, si sedette sul bordo del letto e svegliò Anita.
Anita aveva sentito la sveglia suonare e si era preparata a quel distacco. Aveva passato gran parte della notte ad ascoltare quel corpo che copiava il suo: le braccia che la tenevano stretta, il respiro di lui, quel russare lieve che sembrava una nenia. Il suo odore.
Gli aveva concesso di liberarsi da lei, nonostante fosse quasi doloroso, fingendo di continuare a dormire. Poi aveva sentito il profumo del caffè anticipare il suo arrivo.
“Buongiorno, è ora di andare a lavorare.” La voce di Dario era la stessa della sera prima. Calma e avvolgente. Lei aprì gli occhi, lo guardò, sorrise, poi si appoggiò sul braccio sinistro per prendere la tazzina che lui le porgeva.
“Bevi con calma, ti aspetto giù, ti porto al B&B con la macchina” le disse, lasciandola sola in camera.
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