Not today Justin

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titsay
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trying on a metaphor


祝日 / Permanent Vacation
Misplaced Lens Cap

blake kathryn
he wasn't even looking at me and he found me

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#extradirty
wallacepolsom
Xuebing Du
I'd rather be in outer space 🛸

pixel skylines
"I'm Dorothy Gale from Kansas"

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@bosummers

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«E tutto allora fu / uno sfacelo; e i mozzi delle ruote / e le spine dell'asse, via balzarono. / E nelle briglie aggrovigliato, il misero, / di nodi entro legami inestricabili, / è trascinato via, battendo il caro / capo contro le rupi, e sfracellandosi / le membra, e grida orribili levando: / Fermatevi, cavalli, entro le stalle / mie nutricati, non vogliate struggermi! / Ahimè, funesta imprecazione del padre! / Non c'è fra voi chi salvi un innocente?» (Euripide, Ippolito)
IMG: Sir Lawrence Alma-Tadema, La morte di Ippolito (1860)
«Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia: /
essamina le colpe ne l’intrata; /
giudica e manda secondo / ch’avvinghia.» (Dante, Inferno, V, vv. 4-6)
IMG: Gustave Doré, Minosse a guardia dell'Inferno (1861)
«Colà dove il grande re degli dèi un giorno cosparse la città d'aurea neve, quando per il colpo di scure d'Efesto balzò dal cranio Atena lanciando un alto grido di guerra: ne inorridirono il Cielo e la materna Terra» (XXVIII Inno Omerico)
IMG: La nascita di Atena presso la fucina di Vulcano, Antonio Lombardo (1508) - The State Hermitage museum, San Pietroburgo
[…]A chi, le braccia ignude, /
Nel ciclopeo travaglio, /
Picchia il paterno maglio /
Sulla fiammante incude; /
A questi Igea dispensa /
Giocondi operatori, /
I candidi tesori /
Del sonno e della mensa: /
Le poderose spalle /
E i validi toraci /
Io formo a questi audaci /
Del monte e della valle. /
Nè men chi si periglia /
Coi flutti e le tempeste /
Del nostro fior si veste, /
Se il mar non se lo piglia: /
Nè men chi suda in guerra /
Porta le mie corone, /
Se, innanzi il dì, nol pone /
Lancia nemica in terra. /
Ma guai chi tenta il volo /
Per vie senza ritorni! […]» (Giovanni Prati, Canto d’Igea, XIX sec.)
IMG: Gustav Klimt, Igea - dettaglio de La Medicina (1900-07) - Università di Vienna

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Da te sia l'inizio, Febo, a che io ricordi le gesta / degli eroi antichi che attraverso le bocche del Ponto / e le rupi Cianee, eseguendo i comandi di Pelia, / guidarono al Vello d'oro d'Argo, la solida nave. (Apollonio Rodio, Argonautiche I vv. 1-4)
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IMG: Lorenzo Costa, La spedizione degli Argonauti (1484-90), Museo degli Eremitani, Padova
Già Venere d'Olimpo i gioghi eccelsi /
Montato avea, per dimandar le nozze /
Delle fanciulle al fulminante Giove, /
Che nulla ignora e i tristi eventi e i lieti /
Conosce de' mortali. (Omero, Odissea XX - trad. di Ippolito Pindemonte)
IMG: Angelo Bronzino - Venus, Cupid, Folly and Time (Allegoria del trionfo di Venere) 1540-45 - National Gallery, London
Oh regina!... /
Mirra infelice, strascina una vita /
peggio assai d'ogni morte. Al re non oso /
pinger suo stato orribile: mal puote /
un padre intender di donzella il pianto; /
tu madre, il puoi. Quindi a te vengo; e prego, /
che udir mi vogli. (Vittorio Alfieri, Mirra, 1789)
IMG: Luigi Garzi, La nascita di Adone e la trasformazione di Mirra (inizi del XVIII secolo)
«[...] Mercurio obbedì all’istante. Si mise a correre per tutte le terre del mondo per eseguire l’incarico di banditore che gli era stato affidato: Chiunque catturerà o indicherà il luogo dove si nasconde una figlia di re, schiava di Venere, datasi alla fuga, di nome Psiche, si rechi dal banditore Mercurio dietro le colonne Murzie. A compenso della denunzia riceverà da Venere in persona sette dolcissimi baci e uno ancora più dolce a lingua in bocca. Un bando come questo, gridato da Mercurio, e il desiderio di guadagnarsi un premio simile eccitò ogni uomo e tutti gareggiarono in zelo e questo tolse a Psiche ogni ulteriore incertezza.» (Apuleio, Metamorfosi, VI, viii)
IMG: Jan Harmensz Muller, Mercury and Psyche (1594-95) Rijksmuseum, Amsterdam
«I Romani colti, e anche i più semplici, erano di casa nel mito, oriundi. La religione vi era strettamente legata, ne era permeata, non solo superficialmente. Perciò Ovidio invoca il favore degli dèi prima di cominciare “il viaggio del suo canto dalle origini del mondo fino al nostro tempo”. Questo sentirsi a casa nel mito manca nelle religioni monoteistiche, sebbene un simile bisogno non sia estinto. Lo avverte tanto nella costante tessitura delle leggende da parte dell’immaginazione popolare, quanto nelle figurazioni dell’arte. I mondi evocati da Dante, o da Hieronymus Bosch, non si trovano nelle scritture.» (Ernst Jünger, Filemone e Bauci, 1979)
IMG: Giano bifronte (Janus), dio per eccellenza, creatore e seminatore di ogni cosa

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«Il dio chiamato Amore non è esente d’amare: /
talvolta si brucia alla sua fiamma; /
e, se i suoi dardi seppero toccare /
i cuori di Ercole e Plutone, /
non è poi inverosimile che, /
cieco com’è, sventato, temerario, /
usandoli si ferisca.» (Jean de La Fontaine, Gli amori di Psiche e Cupido, 1669)
IMG: Bartolomeo Manfredi, Cupido castigato, 1613, The Art Institute of Chicago
«Era nel tempo quando Filomena /
con la sorella si lamenta e plora, /
ché si ricorda di sua antica pena, /
e pe' boschetti le ninfe innamora, /
e Febo il carro temperato mena, /
ché 'l suo Fetonte l'ammaestra ancora, /
ed appariva appunto all'orizonte, /
tal che Titon si graffiava la fronte» (Luigi Pulci, Morgante, I, iii – 1478)
IMG: Karl Spitzweg, Bathing nymph [Ninfa al bagno] (1855) - Coll. privata, Dortmund
«O fusse al ciel piaciuto / ch’ucciso pur l’avesse / nel cieco labirinto / il semitauro fiero.» (Giovan Battista Marino, la Sampogna, 1621)
IMG: Pablo Picasso, Minotauro cieco guidato da una bambina (1934)
«Lei fece per alzarsi, ma le parti che si piegano quando ci sediamo, prese da torpida gravità, non le si muovevano più. Si sforzò, sì, di drizzarsi sul tronco, ma le giunture delle ginocchia si erano irrigidite, un freddo s’era sparso fino alla punta delle dita, e senza più sangue le vene s’erano fatte pallide; e come il cancro, male incurabile, si propaga serpeggiando e aggredisce le parti sane dopo quelle guaste, così quel gelo mortale poco a poco le penetrò in petto, occludendo le vie vitali e il respiro. Non provò nemmeno a parlare, né se ci avesse provato la voce avrebbe trovato una via d’uscita: ormai il suo collo s’era pietrificato, la sua bocca s’era indurita. Immobile stava come statua esangue, ma non era di pietra bianca: la sua mente l’aveva sporcata.» (Ovidio, Metamorfosi, II vv.820-32)
IMG: Louis Jean François Lagrenée, Mercure, Agluare et Hersé (1767) - Nationalmuseum, Stoccolma
«Più invecchio anch’io, più mi accorgo che l’infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi in cui ci è dato vivere. In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita. [...] Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito. E tutto l’intervallo sembra un vano tumulto, un’agitazione a vuoto, un inutile caos per il quale ci si chiede perché si è dovuto passare».
Marguerite Yourcenar, da “Archivi del Nord”, traduzione di Graziella Cillario , Giulio Einaudi editore, collana ET Scrittori, 2008

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«Sono poche le persone che amo veramente e ancora meno quelle di cui penso bene. Più conosco il mondo, più ne sono scontenta; ogni giorno conferma la mia opinione sull'incoerenza degli esseri umani e sull'impossibilità di fare affidamento su ciò che sembra meritevole o sensato».
«Mi capita spesso di pensare [...] che non ci sia nulla di più doloroso che separarsi dalle persone care. Ci si sente così desolati senza di loro».
«Devi imparare un po' della mia filosofia: del passato bisogna ricordare solo quello che ci dà gioia».
Jane Austen, da “Orgoglio e pregiudizio”, traduzione di Giulio Caprin, Oscar Mondadori, 2014.
Cassandra Leigh , ritratto di Jane Austen, 1810; schizzo ad acquerello e matita; Londra, National Portrait Gallery
«Alcmena, che temeva la gelosia di Era, abbandonò il suo bimbo neonato in un campo, fuori delle mura di Tebe; e colà, per istigazione di Zeus, Atena condusse Era a passeggiare. “Guarda, mia cara, che bimbo eccezionalmente robusto!” disse Atena simulando sorpresa mentre si chinava per prendere Eracle tra le braccia. “Sua madre deve aver perduto il senno per abbandonarlo così in questo campo sassoso! Suvvia, tu hai del latte, danne a questa povera creatura!” Sconsideratamente, Era prese il bambino e si denudò il petto, ed Eracle vi si attaccò con tanta forza che la dea gemendo per il dolore lo allontanò da sé; un getto di latte volò verso il cielo e divenne la Via Lattea. “Quale mostro è mai questo bambino!” gridò Era. Ma ormai Eracle era immortale e Atena sorridendo lo restituì ad Alcmena, raccomandandole di averne cura e di farlo crescere bene.» (Robert Graves, I miti greci, 1955)
IMG: Peter Paul Rubens, L'origine della via Lattea (1635-38), Museo del Prado, Madrid