RAGA MA VI SVEGLIATE? NON SIAMO PRODOTTI SIAMO PERSONE
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RAGA MA VI SVEGLIATE? NON SIAMO PRODOTTI SIAMO PERSONE

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
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Mi piace cucinare. Mi piace fare quelle strane magie, vedere come gli ingredienti si trasformano, pensare che tutto verrà buono perché l’hai fatto proprio tu. Ci metto tutto il mio amore e il mio impegno e mentre lo faccio mi immagino già il viso di chi amo che lo mangerà di gusto. La sola idea di fare qualcosa per loro che possa essere utile e che li possa rendere felice mi fa venire energia.
Spesso però mi sgridano perché quando sono a causa da sola non mangio.
Non cucino nemmeno, perché non c’è nessuno a cui tengo a cui fare da mangiare. Perché io non ci tengo nemmeno un po’ a me.
Ti senti vuota e piena allo stesso tempo.
Piena di troppe cose che non hai ma che vorresti avere.
Vuota a causa delle troppe cose che erano tue ma che hai donato agli altri senza pensarci poi troppo.
Come la voglia di credere che le cose belle si trovano anche dietro l'angolo di casa e che non serve sempre camminare per strade contorte e lunghe. In quale di quelle strade lunghe e contorte l'hai persa?
Come la capacità di credere che a qualcuno importi veramente senza secondi fini che sporcano il sentimento, su quale sentimento macchiato l'hai lasciata?
Ti senti vuota e piena.
Vuota e piena allo stesso tempo.
Di una stanchezza che ti riempie della voglia di dire basta ma che ti svuota completamente dalla voglia di riprovarci ancora.
E lo so che è difficile credere che dopo un punto ci può essere una frase nuova perché per te i punti hanno sempre sancito l'inizio della fine ma, credimi, è meglio scrivere una nuova storia su una pagina pulita.
È meglio scrivere una nuova storia su una pagina bianca e vuota che potrà finalmente essere riempita di te.
Zoe
...e se i social, anziché farmi sentire meglio, in realtà mi facciano stare peggio?
...e se...e se...avere così tante persone che mi seguono è una responsabilità troppp grande per me?
...e se...se fossi troppo esposta? Se fossi troppo fragile per subire le critiche degli haters?

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Era da tanto tempo che non pensavo più a te, non ricordavo la tua voce, il tuo viso, non ricordavo nulla di te, nemmeno cos’avessi vissuto con te.
Mi ricordavo solo che eri la mia migliore amica, che ti volevo un gran bene, ma che durante la nostra amicizia mi sentivo sempre sbagliata. Tutti i miei attuali amici mi dicono che tu mi facevi del male, ma io non lo notavo, non ci credevo, non lo notavo, non lo ricordavo.
E quel giorno finalmente dopo tanti anni mi dimenticai il tuo compleanno.
Ma la notte purtroppo fu una lunga notte: d’improvviso il mio cervello tirò fuori tutto quello che avevo dimenticato, tutto quello che mi avevi fatto, ricordavo la tua voce, ricordavo il tuo viso, i luoghi, gli odori, i colori. Era tutto ancora così vivo e reale. Era tutto così doloroso. Ero tornata una ragazzina, quella ragazzina che tu avevi manipolato, quella ragazzina innocente e fun troppo buona.
I ricordi erano troppo pesanti, non li reggevo più, mi tormentavano nella testa e continuavo a pensare “non può avermi fatto questo, non posso aver ricevuto tutto questo, non è possibile, non è umano”. Passavano le ore e non dormivo. Iniziai a piangere con su le AirPods, le alzai al massimo ma Billie stavolta non cantava abbastanza a voce alta per spegnere i pensieri che urlavano dentro di me. Sentivo le parole che mi dicevi anni fa come proiettili dentro di me, sentivo in gola la sensazione di soffocamento che avevo quando vomitavo a causa tua.
E piangevo urlando, quella notte del tuo compleanno, perché mi ricordai di te. Mi misi a mordere le coperte per zittirmi, ma fu inutile e arrivò mia madre. Mi portò un bicchiere d’acqua, ma ormai ero già impazzita.
“Voglio dimenticarla” dicevo “voglio che lei paghi per quello che mi ha fatto” ripetevo balbettando “mi rendo conto solo ora del male che mi ha fatto”. L’avevo difesa per anni, quando in realtà meritava solo la mia rabbia e il mio odio.
Mamma non capiva il mio comportamento, mamma non capiva di chi stessi parlando. Mi vedeva balbettare, mentre serravo i denti e perdevo bava mentre parlavo. Era difficilissimo parlare per me, a tal punto che a volte mi interrompevo perché non mi usciva la voce. “Voglio Ale, ho bisogno di Ale, fallo venire qui, ho bisogno di Ale, devo sapere”
“Che cosa devi sapere?”
“Devo sapere se i miei ricordi sono veri, voglio sapere se mi ha davvero fatto questo, devo essere certa di non averlo inventato. Non mi fido dei miei ricordi, non ci credo. Non è umano quello che mi ha fatto, non ci credo di averlo subito, preferisco credere di essermi inventata tutto, solo Ale può darmi la conferma”
“Ali ma di cosa parli? Che cosa ti ha fatto? Comunque Ale sarà qua alle 7, mancano solo due ore, vieni con me ti prego, ti preparo da mangiare, dormo insieme a te”
Sapevo che senza Ale non potevo dormire.
Mamma mi calmò, mi preparò un panino e finalmente gli dissi cosa mi ricordavo. Mi rimase vicina tutta notte, poi Ale arrivò.
“Ali, mi dispiace, io c’ero...è tutto vero...ma ora è passato, sono passati anni, ora ci sono io con te, ti proteggerò ad ogni costo”
“Ma perché me lo sono ricordata dopo anni che lo avevo dimenticato?”
“Ali...sai che giorno è oggi?”
“Non capisco cosa intendi Ale”
“Oggi è il suo compleanno, ti eri dimenticata?”
È passato tanto tempo, ma il ricordo è ancora impresso dentro di me.
Era da parecchio tempo ormai che ero ben consapevole che non ti avrei mai reso felice, ma tu per me eri davvero tutto e avrei fatto qualsiasi cosa per te.
Era gennaio, le vacanze erano finite e io ero felicissima perché finalmente ti avrei vista a scuola. Odiavo non essere nella tua stessa classe e le ore non passavo più, quando finalmente la campanella suonò. Tu eri dall’altra parte della scuola, per cui mi misi a correre all’impazzata fino a quando ti vidi là, sorridente. Ma non sorridevi a me. A dire il vero non pareva nemmeno che tu mi avessi visto. “Hey! Che bello rivederti!” ti dissi, balzando allegramente davanti a te. Ma sembrava che tu non mi avessi sentito. “Sono quaggiù, come va?”. Ancora nulla. Neanche uno sguardo. “Hey, sei arrabbiata con me?” dissi dolcemente, ma tu eri già andata via, senza nemmeno considerarmi. Come se fossi un fantasma, come se fossi...invisibile.
Fu così anche alla fermata del bus.
Ti accompagnai a casa, ma ancora per te ero un fantasma. Non mi avevi nemmeno salutato.
La sera decisi di inviarti un messaggio. “È arrabbiata con me” - pensai - “devo chiederle scusa”. Ma cosa avevo fatto? Visualizzato.
Allora il giorno dopo, sul pullman, ti feci la fatidica domanda: “cos’ho fatto di male?”. Ma ancora nulla. Ero per caso morta senza essermi accorta? Ero un fantasma?
I giorni seguenti furono tutti così, allora decisi di farti una lettera, in cui mettevo tutto il mio cuore davanti a te, in cui ti chiedevo scusa per qualunque cosa, per essere così, per essere sbagliata, per esistere, di perdonarmi perché facevo così schifo. Ma tu non volevi nemmeno prenderla. Ti accompagnai a casa ma fu tutto inutile, fu tutto come i giorni precedenti. Ti imbucai la lettera nella posta, tuo fratello la prese e vidi te alla finestra che la strappavi, senza leggerla.
“CHE COSA HO FATTO?” gridai. “COS’HO DI SBAGLIATO?” e urlai all’infinito fino a perdere la voce, fino al tramontare del sole, fino a quando tutti si chiesero dov’era finita, come mai non ero tornata a casa, come mai non avevo mangiato. Allora tornai a casa e lo feci.
Presi l’astuccio di laboratorio artistico e tirai fuori il bisturi. Corsi in bagno, l’acqua andava nella vasca e io tremavo con quell’affare in mano. “Perché non ti rendo felice?” e affondai la lama nella pelle. “Perché sono così sbagliata?” e feci il secondo taglio. “Perché non piaccio a nessuno?” ma il terzo fu talmente profondo da farmi uscire molto più sangue e andai nel panico. Piansi amaramente in silenzio.
Dal giorno dopo, iniziai a vomitare. Mi alzavo il mattino e vomitavo. Il pomeriggio tornavo a casa e anziché pranzare vomitavo. E a scuola era sempre la solita situazione, sempre senza risposte. Andai nella paranoia, iniziai a pensare ad ogni conversazione che avevamo vissuto per cercare un motivo per cui tu potessi essere arrabbiata con me.
Un giorno uscimmo insieme e A vide i miei tagli. A sapeva bene cosa mi stavi facendo. “È colpa tua!” ti disse “guarda cosa le hai fatto!” e tu risposi sotto voce “se li è fatti lei, non è colpa mia se è stupida”.
I giorni passavano e il mio compleanno era vicino. Ti invitai al mio compleanno, sperando che tu venissi, sperando che tu potessi darmi risposte o potessi perdonarmi per l’errore che ancora non sapevo di aver commesso. Speravo mi dicessi che cosa avevo fatto di male per avere questa reazione. Ero molto felice, perché avevi accettato il mio invito. Forse non ero più invisibile, forse esistevo ancora.
Ma dopo un mese di tutto questo la mia sanità mentale ormai non esisteva nemmeno più. Ero stanca, volevo solo risposte. All’uscita da scuola ti vidi e corsi lì da te. Iniziai con le solite domande e tu ancora non mi rivolgevi lo sguardo. Alzai la voce, ma fu inutile. Il cortile era quasi finito e stavamo arrivando al cancello dell’uscita, dovevo sbrigarmi. Decisi di urlare, in preda dalla disperazione.
“SI PUÒ SAPERE CHE TI HO FATTO? SONO ARRIVATA PERSINO A VOMITARE PER TE”
Nella nostra scuola c’erano circa 1600 alunni e tutti si zittirono all’istante. La mia voce riecheggiava ovunque ed era così distorta, così patetica, non sembrava nemmeno appartenermi.
Senza guardarmi, senza girarti tu dissi sottovoce: “smettila, ti prego, non vedi che mi metti in imbarazzo? Vattene”
Ho un buco di memoria qui, perché per giorni pensai solo all’imbarazzo, alla vergogna, all’umiliazione di quella scena.
E così arrivò il mio compleanno.
Tu mi sorridevi, scherzavi con me, io ero felice ma confusa. Ti portai in camera e tu mi dissi, semplicemente: “non ero arrabbiata con te, semplicemente non era il tuo mese.”
“In che senso scusami?”
“Beh, tu sei la mia migliore amica ma anche M lo è...e tu non stai molto simpatica a M, così per non dover scegliere tra voi due faccio un mese a testa.”
“Ah.”
“Pensavo che tu lo capissi”
“In realtà non lo sapevo”
“Ah, ma neanche lei lo sa.”
“Ma io ci sono stata veramente male.”
“Ma sì dai, consideralo uno scherzo.”
“Okay...e quindi adesso?”
“Adesso dovresti essere felice perché adesso è il tuo mese, tratterò lei come ho trattato te lo scorso mese e tu sarai al centro della mia attenzione!”
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Credevo di non essere più una foglia, ma temo che se nasci foglia rimarrai foglia per sempre...

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“I really really really hate myself. You can feel so unbelievably lost and horrible and like you’re nothing and you’re invisible...
For no reasons at all.
Which is almost worst than having a reason.”
- Billie Eilish, 2018
Guardami in faccia, ti sembro davvero un mostro? Mi hai trasformata tu in un mostro, ora sono quello che tu hai costruito.
I can't help anyone.

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And kiss me.