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@benedettaframarin

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“Quando ci siamo conosciuti io non cercavo niente, avevo già perso troppo. Quando mi sei arrivato davanti con quei tuoi modi semplici, con quei tuoi occhi grandi, con quelle gambe troppo magre, io non cercavo amore, avevo già perso troppo. Quando mi hai chiesto come mi chiamavo, quando mi hai fatto ridere, quando mi hai fatto arrabbiare dopo soli cinque minuti di conversazione, io non cercavo carezze, sesso, attenzioni. Tu mi avevi già scelta, mentre io avevo scelto la solitudine. Io non volevo baci, non volevo cene fuori, non volevo regali a Natale, non volevo anniversari, non volevo promesse, non volevo storie, non volevo bugie, non volevo giochi, non volevo le lenzuola sopra le nostre teste, non volevo che tu mi togliessi la nutella ai lati della bocca, non volevo che tu mi prendessi in giro per la mia voce al telefono. Non volevo affezionarmi, e ti rifuggevo come se fossi stato il Diavolo, o la Morte, o la mia paura più grande. Non volevo passare del tempo con te, non volevo vederti mangiare, vederti correre, vederti dormire, vederti arrabbiato, triste, confuso, o peggio, felice, o peggio, eccitato, o peggio, dolce. Non ero pronta. Non di nuovo. Non ancora. Ma tu insistevi. Io scappavo e tu mi rincorrevi. Io ti dicevo cento no, e tu facevi di tutto per strapparmi un solo sì. “Io sono diverso” dicevi, e lo dicevi con quell'aria sincera, così sincera che a volte ti credevo quasi. Facevi tutto quello che nessuno aveva mai fatto per me: c'eri. Stavi con me. Stavi con me a tempo perso, e io ti dicevo che dovevo andare e tu mi volevi accompagnare. Non ricordo nemmeno il giorno in cui non sono più riuscita a mandarti via. All'inizio era semplice. “Ma guarda questo, ma chi si crede di essere?” Poi, lentamente, come i mali peggiori, sei andato ad adagiarti sui miei pensieri, tra i miei desideri, e dirti di no era più doloroso di farti restare. Come ogni sciocca che si rispetti, ci sono ricascata. Io. Io che non ti avevo chiesto niente. Tu che mi davi così tanto. Avevi ragione, avevi ragione ad insistere. Insieme eravamo perfetti, davvero. Un amore di quelli che spezza il fiato, che toglie la fame, che trasforma i volti di chi lo vive, uno di quegli amori che forse si incontra una volta, se si è fortunati. Non volevo affezionarmi e mi sono innamorata. E tu? Tu che mi volevi così tanto, ma così tanto, un giorno, dopo aver avuto più di tanto, dopo aver avuto tutto, mi hai detto che non lo sapevi se era ancora il caso, che forse era meglio stare un po’ da soli, che ti sentivi strano, diverso, distante. Io ancora oggi non so che dire. Ancora oggi ho solo una domanda, solo una. Ma perché? Perché non mi hai lasciato stare?”
— Susanna Casciani.
“Quanto il dolore che hai provato.”
Ho paura, ho paura per quanto ti voglio, eppure eccomi qui, che ti voglio ad ogni costo. E se ho paura significa che ho qualcosa da perdere, giusto?
E io non voglio perderti.
— Grey’s Anatomy

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penso fin troppo per uno che pensa solo a sè
Luchè (Bello Ft. Guè)
Come sei messa, mi dici che sei sempre depressa, con tutti quei fantasmi che hai in testa.
Guè Pequeño , Eravamo Re (via abbandonati-al-ca0s)
Non riesco a farti capire. Non riesco a far capire a nessuno cosa mi stia succedendo. Non riesco a spiegarlo nemmeno a me stesso.
Franz Kafka (via anormalguywithabnormalmind)
ce n'è voluto di amore per odiarti come ora ti odio
Marracash- Film senza volume (via thebaddest-otr)

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Non voglio trascorrere un altro giorno.. lontano da te.
Le persone che piangono di felicità sono quelle che nell'infelicità hanno a lungo dovuto sorridere.
A. Lanna (via free-to-dream-blog)
Sono una di quelle ragazze diverse, particolari. Non ho gusti nel comune, sono complicata, profonda, una di quelle con cui parli della vita o della morte, del futuro. Sono una di quelle che ti guarda negli occhi, in silenzio, e tu ti chiedi cosa mi passi per la testa. Sono anche quella che ride a squarcia gola e che beve fino a stare male. Mi riempio di sigarette e non piango mai. Faccio la donna vissuta, ma in fondo non so nulla. Sono tremendamente insicura. Ho un buco nel petto ma nessuno lo sa. Forse lo hai notato, ma a volte capita che mi isoli in un angolo e chiuda gli occhi, tornando nella mia interiorità. Ho bisogno di rinchiudermi nella mia bolla di cristallo, a volte. Spesso ho voglia di piangere, ma tu non lo sai. Non lo dico mai a nessuno. Quello che vedete voi sono i miei sorrisi e il mio corpo spigliato. Vedete il trucco luccicante e i capelli curati. Non sapete quante volte quel mascara mi è scivolato sulle guance, misto all'acqua salata delle mie lacrime. Quante volte mi sono trovata sola, accovacciata sul pavimento freddo, con gli occhi vuoti di chi non sa più chi è, per cosa vive. Quante volte mi sono abbracciata da sola, raccolta da terra, rimessa in piedi a fatica. Quante storie ci sono dietro a quei sorrisi, quante urla e quanti silenzi dietro alle risate. Ho un cuore duro e una forte corazza, ma dentro, dietro a qualsiasi apparenza, il mio corpo è carne, e brucia, prova dolore, ricorda e vive i giorni rimarginando le ferite. Le cicatrici fanno parte di tutti noi, ci rendono ciò che siamo e con loro impariamo a crescere. Mi sento spesso fuori posto, da un altro pianeta e ho la convinzione che nessuno mai mi vorrà perché sono fatta così. Ma spero ancora di trovare qualcuno che veda oltre i sorrisi o agli occhi ben truccati. Qualcuno che impari ad amare le mie occhiaie, le mie smagliature, le mie insicurezze enormi e il mio modo di proteggermi dal dolore. Qualcuno da cui possa lasciarmi spogliare, scoprire. Senza paure. Abbandonarmi. Nel frattempo imparo ad amarmi da sola, soprattutto nei difetti. Mi lecco le ferite, mi asciugo gli occhi umidi e ripasso il trucco. Non mi darò per vinta, questo mai. Bisogna imparare a ballare sotto la tempesta, a piedi nudi.

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Quel giorno decisi di non correre più dietro a nessuno. Il tempo delle corse era finito. Decisi di camminare, solo con chi avesse realmente voglia di starmi accanto.
(via unmetrofuoridaisogni)
Era così: oscillavi tra il riso e il pianto. Sotto un sottile strato di eccitata gioia di vivere, portavi sempre in te un dolore.
Jostein Gaarder -
Il castello dei Pirenei
(via perpassareiltempo)