- Al mondo, ci sono molte ragazze belle simpatiche, intelligenti e intriganti.
- E poi?
- Beh, poi ci sono le donne.
(Max Capozzi)
Paolo Ogliari
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"Se ho scelto te, non dovrai mai preoccuparti di chiunque mi voglia"
Jim Carrey una volta disse:
Il dolore non è solo un'emozione: è uno strappo interiore, uno spazio vuoto dove un tempo viveva qualcosa di prezioso. Scava dentro di noi, lasciando un vuoto profondo là dove prima risiedeva l’amore.
All'inizio sembra insopportabile, come una ferita che non smetterà mai di sanguinare. Ma con il tempo, i bordi cominciano a rimarginarsi. Il dolore si attenua, ma l'impronta resta — come un silenzioso ricordo di ciò che è stato.
La verità è che non si “supera” davvero il dolore: si impara a conviverci.
L’amore che abbiamo provato non svanisce; si trasforma. Rimane nell’eco delle risate, nel calore dei ricordi, nei momenti in cui, istintivamente, tendiamo la mano verso ciò che non c’è più.
E va bene così.
Il dolore non è un peso da nascondere, né una debolezza di cui vergognarsi.
È la prova più autentica che l’amore è esistito, che qualcosa di straordinario ha attraversato la nostra vita.
Perciò, concediti di sentire. Concediti di soffrire. Concediti di ricordare.
Non esistono tempi prestabiliti, né modi giusti o sbagliati per elaborare un lutto.
Ci saranno giorni pesanti e giorni più leggeri. Momenti in cui la tristezza ti travolgerà all’improvviso e altri in cui sentirai solo gratitudine per ciò che hai vissuto.
Onora il tuo dolore, perché è sacro.
È la testimonianza della profondità del tuo cuore.
E con il tempo, attraverso il dolore, troverai una nuova forma di serenità — non perché avrai dimenticato, ma perché avrai imparato a portare con te, fianco a fianco, l'amore e la perdita.
"Sulla base della mia esperienza, posso dire che ci sono state delle perdite, sia nella mia vita professionale sia in quella privata, che con il tempo ho capito che erano 'benedette'. Lì per lì fanno male, bruciano e si vede solo l’aspetto negativo, ma con il distacco temporale si arriva a pensare che è stata una fortuna aver perso quell’occasione o quella persona. Alla luce dei fatti, spesso le situazioni che sembrano negative in realtà sono il trampolino di lancio per tante altre cose più appaganti e soddisfacenti.
Bisogna avere il coraggio di ricominciare per non vivere in cantina."
Paolo Crepet
“Si chiamava Kairós. Era la divinità… dell’attimo fuggente! Cioè dell’occasione da non perdere. Kairós era il nome greco. I romani lo chiamavano Tempus o Occasio (ovviamente). Di lui abbiamo solo pochissime raffigurazioni. Figlio di Zeus, aveva l’aspetto di un bel giovane, nudo e muscoloso, con i capelli lunghi, quasi un surfista. Stranamente, però, se i capelli davanti erano lunghi, la parte posteriore della testa era calva. Aveva delle ali sulla schiena e ai piedi. E in mano teneva un rasoio, con una bilancia in bilico sulla lama affilata, segno che tutto può cambiare in un attimo, anche l’arrivo della morte. Ed è proprio Kairós a governare quell’attimo. Le ali simboleggiavano la velocità con la quale un’occasione si presenta e il poco tempo per decidere. I capelli lunghi sulla fronte significavano che un’opportunità va acciuffata al volo appena arriva; la nuca calva, invece, che una volta che l’occasione è passata non la si può più riacciuffare… Kairós, più che una divinità, era un concetto della vita. In un’epoca in cui la vita media per un uomo era di 41 anni e per una donna 29, per via delle complicazioni del parto, la vita andava vissuta intensamente cogliendone i frutti più belli, prima che la morte portasse via tutto. Non bisognava pensare a ieri, non importava il domani, quello che contava era il momento che si stava vivendo: bisognava assaporare e godere tutto ciò che la vita ti regalava. E l’amore, il sesso, erano dei regali degli dèi… da acciuffare al volo!”
— ANGELA, Alberto in Amore e sesso nell'antica Roma

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A te non posso e non voglio dire di no
"Tu mi apri sempre, petalo dopo petalo. Come la primavera apre la sua prima rosa." (Edward Estilin)
www.atenablogs.tumblr.com
Ti chiedevo per favore, con non poco imbarazzo e rossore sulle guance, di lasciarmi in pace. Perché ero e sono una donna sposata. Amavo e amo mio marito e la mia giovane famiglia, ma tu hai insistito da subito. Sorridevi e andavi avanti per la tua opera di seduzione. Tutto già deciso. M’hai confessato che già al colloquio preassunzionale ti eri invaghita di me a prima vista e perciò sei andata avanti a volermi far lavorare con te, a desiderarmi sempre di più e infine a corteggiarmi sfacciatamente ogni volta che eravamo da sole, come un rullo compressore. Femmina egoista e spudorata. Volevi e vuoi soltanto godere di me e del mio corpo giovane. Ti piaccio da morire, col mio scarso seno e la mia totale magrezza. Non ti interessa altro, al momento. Non hai hobby.
Non sei mai stata sposata e hai sempre e solo perseguito il tuo esclusivo piacere carnale. Dio solo sa quanti cazzi hai fatto venire dentro la tua fica e il tuo culo, quanta sborra hai ingoiato: per egoistico piacere o per averne poi un vantaggio professionale. E quante donne hai fatto cadere innamorate di te a colpi di lingua sul tuo sofà, quanto miele hai prodotto per loro e quanto ne hai ingoiato avida. Da vecchia ed espertissima puttana quale sei, approfitti della mia condizione lavorativa di giovane avvocato e tua collaboratrice da poco assunta nell'affermato studio di cui sei l’unica titolare. E ti fai forte anche del fatto che subisco il tuo innegabile fascino di donna matura, perché sei un avvocato dalla tempra risoluta. Da sempre abituata a esercitare il tuo potere su chiunque, senza alcuno scrupolo e avvezza a vincere.
Sono stata una facilissima preda, per le tue fauci di sessuomane predatrice, affamata senza alcuna remora di ordine morale. “La morale è un concetto relativo, mia cara: ognuno si fabbrica la sua, secondo opportuna convenienza; il resto è solo l’invidia di chi non può.” Questa è stata la tua prima lezione di vita vera per me, il tuo mantra personale. Sei conscia del fatto che io non posso rischiare che tu mi licenzi e quindi mi sottometto e mi piego al tuo volere. Collaboro e ti riempio di baci e mugolii di piacere a ogni tuo colpo di lingua o mano infilata nella mia fica. Le prime volte fingevo. Poi, già che c'ero, ho iniziato pian piano anche a godere. Tantissimo, devo dire. Anzi: malgrado il rimorso e il senso di colpa, dopo una settimana già non vedevo l'ora che arrivassero le sette di sera, perché in quella mezz'ora restavamo completamente sole nello studio.
Devo dire onestamente che con te durante il giorno comunque imparo veramente tantissimo: mi stai formando e plasmando a tua immagine. Sei la migliore, oggettivamente. E mi hai già detto che quando andrai in pensione mi passerai lo studio, al prezzo simbolico di un euro. Allora ti prego: inizia e prendimi tutta. Fai di me quello che vuoi. Leccami la passera, sfasciamela e bevimi a volontà. Lecca il mio culo quanto ti pare. O fammi leccare il tuo ogni volta che vuoi, fino a farmi sentire come contrai l’ano per aspirarvi dentro la mia lingua. Catturamela e non lasciarla più. Approfitta di me: guarda che culo e che bellissima fregna di giovane donna sposata a un uomo forte e totalmente ignaro puoi avere a tua completa disposizione: è tua. Adorami. Inculami come vuoi.
Pretendi che io sia la tua schiava personale e scopami con uno strap-on, con un dildo o con le mani. Infila nel mio culo tonico e scolpito qualsiasi cosa tu voglia, preferibilmente molto grande. Fammi soffrire e muovilo. E fa così che la mia passera si gonfi di piacere per te e che coli il mio nettare prezioso. Tu leccalo, assaporalo inghiottilo: è il mio regalo esclusivo. Solo per te. E poi a tua volta fatti sfondare ciò che conosco bene essere già ampiamente slabbrato e collaudato. Ordinami di leccarti tutta, dai piedi al buco del culo e alla fica. Io eseguirò: maltrattami e strizza i miei seni di giovane mamma. Bevi golosa il latte rubato a mio figlio piccolissimo dai miei capezzoli, ti supplico. Andiamo fino in fondo: fino a entrarci nel cervello l'un l'altra e a sfinirci reciprocamente di piacere.
Ti scongiuro: iniziamo ad essere amanti ufficiali. Stasera. Ingoia tutto il miele prodotto dal mio inguine di femmina consumata dalla passione per te e godi del mio corpo fresco quanto ti pare, mia anziana, odiata ma viziosa, adorata troia. Ti voglio anch'io tanto, ormai. Baciami la bocca e leccami il collo, succhiami la fica e fatti leccare il culo e la passera a tua volta. Certo: è già tantissimo; ma io voglio ancora di più. Lo so già: presto vorrai anche essere inculata e scopata come si deve da me. E io già adesso adoro succhiare, mordere i tuoi capezzoli e torturare dolcemente le tue grosse mammelle un po’ cadenti. Perdo la ragione, quando tu lo fai ai miei seni appena visibili. Nessuna donna resiste alla voglia di alzare l'asticella, man mano che progredisce l'intimità con un'altra femmina che ci stia e che non veda l’ora anche lei.
Si parte sempre con un semplice e amichevole bacetto sulla guancia. Poi si passa a un bacio casualmente rubato sulle labbra: l’imbarazzo di entrambe dura poco e cede il passo al turbamento e poi al desiderio dichiarato. Parte la fase dei messaggi roventi e degli scrupoli. Frasi d’amore e passione. Ci si sfiora presto volutamente un seno o il culo, scompaiono i rossori, le esitazioni e iniziano le voglie dichiarate, i baci torridi e le esplorazioni più ardite. Si finisce con l’amarsi nude e totalmente spudorate, per bere reciprocamente il nettare della donna bramata, elisir che penetrerà in gola e disseterà per un po' la voglia. Infine, ci si desidera senza più limiti e si cerca di possedersi l’anima reciprocamente. Con la crescita esponenziale di una gelosia irrazionale e inevitabile.
Alle sette della sera tu chiudi a chiave la porta del tuo ufficio; per interfono dici alla segretaria che quando avrà finito le ultime cose potrà andare e che finirai la serata lavorativa con me. Quindi le chiedi di non disturbarci più per nessuna ragione da quel momento. Ti spogli e ti sdrai sul sofà; mi ordini di denudarmi. Non vuoi sentire scuse. Mi guardi come una leonessa guarda la sua gazzella quotidiana. Hai l'acquolina in bocca e ti brillano gli occhi, nel vedere il mio corpo perfetto nudo tutto solo per te. E quindi inizia la danza a due. Confesso che sentirmi tuo oggetto di desiderio sessuale un po’ mi lusinga. Ma mi sento ancora leggermente in colpa. Quando mi lecchi, succhi e poi ingoi il mio nettare, un po’ mi spiace, perché so che l'area “erotismo e sesso” sarebbe esclusiva competenza di mio marito. Ma ormai non mi importa più veramente. Amiamoci. Iniziamo questa storia torbida io e te, vecchia troia. Ora sono veramente pronta.
RDA
Oh, piccolo principe, ho capito a poco a poco la tua piccola vita malinconica.
Per molto tempo tu non avevi avuto per distrazione che la dolcezza dei tramonti.
Ho appreso questo nuovo particolare il quarto giorno, al mattino, quando mi hai detto: “Mi piacciono tanto i tramonti. Andiamo a vedere un tramonto…”
“Ma bisogna aspettare…”
“Aspettare che?”
“Che il sole tramonti…”
Da prima hai avuto un’aria molto sorpresa, e poi hai riso di te stesso e mi hai detto:
“Mi credo sempre a casa mia!…”
Infatti. Quando agli Stati Uniti e’ mezzogiorno tutto il mondo sa che il sole tramonta sulla Francia. Basterebbe poter andare in Francia in un minuto per assistere al tramonto. Sfortunatamente la Francia e’ troppo lontana.
Ma sul tuo piccolo pianeta ti bastava spostare la tua sedia di qualche passo.
E guardavi il crepuscolo tutte le volte che volevi…
“Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatre’ volte!”
E piu’ tardi hai soggiunto:
“Sai… quando si e’ molto tristi si amano i tramonti…”
“Il giorno delle quarantatre’ volte eri tanto triste?”
Ma il piccolo principe non rispose.
(Da: Il Piccolo Principe)

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Dans le noir du temps (Jean-Luc Godard, 2002)
@unmeinoakaito
-Gli anni, Virginia Woolf

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@ToddPhillips: Hoping your day is full of love 10.4.24