Tiramisù
Stasera ho pianto per un’ora, di nuovo non sono stata considerata allo stesso livello dei miei fratelli e ancora una volta se volevo cenare avrei dovuto arrangiarmi. Perfetto, io avevo voglia di arrangiarmi? No.
Inevitabilmente quando succedono episodi del genere non faccio altro che pensare a quando veramente passavo giorni senza mangiare, o a vomitare. E mi fa stare male, un disturbo alimentare non lo superi mai fino in fondo, ci sarà sempre a ricordarti dove sei stata, e da dove sei ripartita per riprendere in mano la tua vita.
Quindi sono tornata in camera mia, e ho pianto per un’ora ascoltando canzoni deprimenti sparate dagli auricolari. Note e parole che mi perforavano i timpani. Ne avevo bisogno.
Avevo bisogno che il rumore della musica sovrastasse quello del casino intorno e dentro di me.
Giornata triste, soprattutto perché era da tre ore che non rispondevo al mio fidanzato dopo averci litigato per un’ora.
Così abbatto l’orgoglio e gli scrivo, gli racconto cosa è successo a casa e dopo dieci minuti mi chiama.
«Vai alla finestra- mi dice, ti ho lasciato una borsina, e sotto dev’esserci un bigliettino».
Con gli occhi ancora gonfi dal pianto vado dove dice, e trovo una vaschetta di tiramisù e un biglietto con scritto “ti amo”.
E così tutte le cose che gli ho detto oggi non valgono più nulla, chissene frega se non andiamo d’accordo sempre, chissene frega se a volte litighiamo, se a volte piangiamo, ci picchiamo, ci odiamo. A volte serve questo per riuscire a capire quanto si può amare, contro cosa si è disposti ad andare per amore, e quante volte servirà odiarsi per capire di amarsi, completamente.
Ti amo anche io.
Silvia












