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La Visita
Antonio ha 19 anni e viene finalmente convinto da sua madre ad andare a farsi visitare dal dermatologo per ispezionare con cura tutti quei nei che ha sulla schiena, per accertarsi che siano tutti benigni e non ci sia nulla di cui preoccuparsi.
Insomma, un controllo di routine cui ci si sottopone tutti almeno una volta nella vita.
L’appuntamento è per quel pomeriggio, alle 17:30.
La prima sorpresa per il ragazzo è quella di non ritrovarsi davanti il Dott. Renati, come le aveva anticipato sua madre, ma una dottoressa che sembra piuttosto giovane, sulla trentina circa.
‘Ciao Antonio, entra pure’ gli dice, ‘Sono la dottoressa Mara Piretti, oggi purtroppo il Dott. Renati è dovuto andare via prima per motivi famigliari, mi ha chiesto di sostituirlo nelle visite pomeridiane. Siediti’
La giovane donna non può essere definita bella in senso stretto, ma ha sicuramente un viso intrigante.
Bionda, coi capelli corti, indossa il camice bianco d’ordinanza. Essendo del tutto aperto, lascia intravedere un paio di jeans piuttosto attillati e una t-shirt elasticizzata, chiusa in alto da una manciata di bottoncini. I primi due sono slacciati, e lasciano tranquillamente in vista la linea in cui si scontrano due generosi seni, decisamente la parte più interessante della dottoressa.
Lo sguardo di Antonio più volte finisce inconsciamente per indugiare su quel particolare durante il colloquio.
‘Bene Antonio, leggo qui che si tratta del primo controllo che fai. Ci sono zone in particolare del tuo corpo dove i nei sono particolarmente addensati?’, gli chiede con un tono assolutamente neutrale.
Il ragazzo è vestito con una tuta e una maglietta a maniche corte. E’ un tipo del tutto normale, ma con bel fisichino, scolpito da anni di nuoto. Spalle larghe e braccia tornite, in grado di attirare l’attenzione di una donna.
‘Si bè in effetti dovrei controllare soprattutto la schiena, dove ce ne sono tanti’
La dottoressa finge di non notare come spesso lo sguardo di Antonio si abbassi proprio in direzione del suo seno. Lo considera normale per uno della sua età, in piena tempesta ormonale.
Anche se è abituata a fare quell’effetto, non le dispiace poterlo constatare nuovamente.
‘Ok dai, allora vai dietro la tendina e togliti la maglietta. Arrivo subito a dare un’occhiata’
Passati pochi minuti dacchè si trova a torso nudo nascosto dal separè, Antonio viene raggiunto dalla dottoressa.
‘Allora, rimani pure in piedi e girati’ gli dice perentoria.
Antonio ubbidisce, e sente subito le mani calde della dottoressa palpargli la schiena, mentre evidentemente sta controllando neo per neo la situazione.
‘Ne hai davvero tanti, ma non preoccuparti, è una cosa piuttosto normale’
Il contatto prolungato con le piccole e affusolate dita di lei, generano nel ragazzo una reazione difficilmente controllabile, vista soprattutto la sua desuetudine ad avere mani di donna a contatto con la propria nuda pelle.
Insomma, il ragazzo si sta eccitando, e la bozza tra i suoi pantaloni rende di minuto in minuto sempre più chiara la cosa.
Peraltro l’ingrifamento aumenta quando la dottoressa, nell’intento di afferrare un qualche oggetto medico in una mensola sopra il ragazzo, finisce per appoggiarsi proprio sulla sua schiena, schiacciando il proprio seno contro di lui.
‘Dunque, qui tutto ok, nessun neo dalla forma stellata. Ora girati che diamo un’occhiata anche davanti’
Antonio ubbidisce anche questa volta, non accorgendosi di quanto poco nasconda la leggera tuta che indossa.
Il bozzo tra le gambe, insomma, è evidente.
La dottoressa Piretti sembra comunque non essersi accorta di nulla, e continua la visita esaminando gli sparuti nei presenti sui pettorali del ragazzo.
E’ quando si stacca per compilare il modulo medico (appoggiato sul mobiletto di lato) che, abbassando involontariamente lo sguardo, non può fare a meno di notare come, evidentemente, il ragazzo sia perlomeno un po’ eccitato.
Si compiace di avere avuto quell’effetto, senza tra l’altro aver fatto nulla di particolare, ma solo tastandolo con le mani. Rimane spiazzata a dire il vero, non avendo pensato assolutamente che potesse bastare così poco per far venire chissà quali pensieri morbosi al suo paziente.
‘Va bene, direi che non c’è niente di cui preoccuparsi Antonio. Sei sicuro di non avere altre zone da controllare?’ gli dice, mentre un pensiero malizioso le sfiora la testa’ma lo ricaccia via immediatamente.
‘No, che io sappia’mia mamma mi ha detto solo della schiena”
Adesso è lei, la dottoressa, a lanciare fugaci occhiatine ambigue tra le gambe del ragazzo, pervasa da un senso di compiacimento crescente.
Incrocia le braccia prima di parlare, ben sapendo come quel gesto ha solitamente l’effetto di strizzare l’una contro l’altra le sue tette, rendendole più prominenti del normale.
‘Devi sapere che è molto importante conoscere bene il proprio corpo, senza avere paura di osservarlo nei suoi particolari, soprattutto per un ragazzo giovane come te’
Antonio non riesce proprio a guardarla in faccia per più di due secondi di fila. Sembra si stia mangiando il suo seno con gli occhi. Si copre però il pacco con le mani, avendo preso coscienza della propria imminente erezione.
‘Sei l’ultimo paziente di oggi, e ho ancora mezz’oretta di tempo’ gli dice, prendendo il gesto pudico del ragazzo come un ulteriore segno di imminente eccitazione, ‘forse è meglio fare un controllo più accurato, prima di avere brutte sorprese.’
‐ Continua....
Alex & Marta
• Parte 4
Fissandolo negli occhi si liberò dei pantaloni e della camicetta e una volta fatto si mise a cavalcioni su di lui ricominciando a baciarlo con rinnovato entusiasmo. Alex si trovò un po’ spiazzato, ma la sensazione durò molto poco, iniziando ad attirare Marta a sé accarezzandole la schiena e man mano scendendo verso le natiche. La sua pelle era calda e liscia, sembrava seta, i suoi glutei sodi, ma morbidi allo stesso tempo. Mentre lui indugiava mappando le sue forme, lei gli aveva sfilato la cravatta e slacciato la camicia, dalla bocca era passata a baciare la zona sotto l’orecchio e ora si stava dedicando al collo e tra baci e lingua era scesa quasi alla clavicola. Mentre con le mani tentava di sfilare tutta la stoffa che trovava dai pantaloni, lui aveva cominciato a passare le dita sotto il perizoma muovendole su e giù. Il mugolii di lei gli fecero capire che era cosa gradita e quindi senza indugio infilò la mano sotto gli slip e le dita cercarono e trovarono la parte di lei che era già bagnata penetrandola con delicata decisione. Con l’altra mano intanto le aveva abbassato parte del reggiseno e stava lavorando sul capezzolo turgido e sodo come non ne aveva mai visti.
Ad un certo punto Marta si scostò rivelando di essere arrossata e con un po’ di fiatone disse – se anche per te va bene farei sparire tutta questa biancheria inutile… - e alzandosi in piedi si liberò di quanto aveva ancora addosso rivelando il suo corpo nella sua completa nudità. Alex non credendo ai suoi occhi e non riuscendo a formulare altro che parole di apprezzamento si tolse la camicia e mentre si stava liberando dei pantaloni e dei boxer vide Marta inginocchiarsi tra le sue gambe e senza preavviso inghiottire e iniziare a succhiare senza indugio il suo cazzo mandandolo in visibilio. Le prese la testa tra le mani e guidandola senza forzare godette di quella sensazione che mai nella vita avrebbe pensato di rivivere, meravigliosa. Marta dal canto suo era estasiata, avere Alex in bocca in quel modo la mandava su di giri, leccava e succhiava, su e giù, era come se non pensasse ad altro, la sua missione era dargli piacere. Ma per quanto Alex stesse impazzendo dal piacere non era quello il modo in cui voleva venire quella sera, così con un gesto coraggioso scostò Marta, si chinò verso di lei e la baciò intensamente.
- Sei fantastica, non hai idea quanto, ma ora andiamo di là, anche io ho qualcosa da dimostrarti. – le disse prendendola tra le braccia e portandola sul letto.
Così Alex adagiò Marta di schiena sul letto e sovrastandola riprese a baciarla con profondi baci bagnati pregni di passione e sentimento. Passò dalle labbra al collo, dal collo alla clavicola e poi al seno prendendo tra le labbra i capezzoli, prima uno e poi l’altro. Lasciando una scia di baci umidi indugiò intorno all’ombelico e poi su quella parte tenera e morbida tra la pancia e l’inguine suscitando alternativamente in Marta sospiri e apnee - Oddio, così mi fai morire… - disse lei in un momento di lucidità.
- Non preoccuparti, rilassati e vedrai che non succederà – rispose Alex sorridendo e aprendole per bene le cosce. Lanciandole un ultimo sguardo si immerse tra quelle pieghe e iniziò a baciarla anche lì trovandola bagnata e bisognosa.
Continua...
Guardare un corpo nudo può essere eccitante, toccarlo può essere inebriante, ma guardare una mente nuda e senza difese può esserti fatale. Sono Virginia e voglio condurti con me nel mio intricato mondo, dove il dolore e il piacere si fondono in un unico sospiro.
Un viaggio all’interno delle mie innumerevoli emozioni e dei miei mille dubbi, attraverso il mio universo di contradizioni che mi rendono in costante lotta con me stessa.
In questi racconti, pensieri e poesie uso come metafora il bdsm per raccontare del dolore che spesso attanaglia la mia anima, rendendola incapace di trovare pace.
Questo libro è un viaggio all’interno delle mie insicurezze e alle mie paure, un viaggio che affronto da sola alla ricerca di quella sensazione di pienezza che posso ottenere solo imparando ad amare me stessa, con tutte le mie sfumature e i miei difetti.
È un doloroso viaggio introspettivo che affronto con sofferenza ma anche con molta tenacia per arrivare al mio bene superiore: Amarmi.
Sono pronta a portarti con me e partire, quindi scegli bene la tua safeword e che il viaggio abbia inizio!
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Da leggere, da guardare, da regalare... pagine scritte con il cuore piene d'amore e perversione... Aiutatemi a continuare a creare nuovi contenuti per voi... Il mio libro vi aspetta!!
~ Virginia ~

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Il locale caldaie
• Parte 8
Il ragazzo, felice e allo stesso tempo incredulo riguardo tutta quella situazione, non si fece pregare e le rispose dandole dei baci leggeri nell'interno coscia e guardandola serio - Ne sarei onorato, mia cara. Ti tolgo questi però - disse afferrando e abbassandole gli slip fino a sfilarglieli definitivamente dalle caviglie.
Si alzò, le prese il viso tra le mani e iniziò a baciarla con trasporto unendo insieme alle lingue anche il sapore degli umori di lei e quello di lui che ancora persisteva da prima.
Uniti in quel bacio, soli in quello stanzino, i loro corpi un tutt'uno, il resto del mondo non contava, erano solo loro due.
Milva, che aveva le scapole appoggiate al muro, lo cinse con una gamba e con mano aperta su una chiappa perfetta lo portò più vicino a sé facendo aderire quella splendida erezione proprio contro il suo monte di Venere.
Flavio, aperto all'invito e senza staccare la bocca dalla sua, si prese il suo tempo godendosi quel contatto per poi sollevarla dai glutei e, nel modo più fluido e naturale possibile, penetrarle quella fica calda e bagnata che tanto lo aspettava e desiderava.
Nonostante fosse la prima volta che facevano sesso avevano una grandissima sintonia, si muovevano l'uno contro l'altra in modo perfetto dapprima lentamente e poi in modo più veloce e deciso portando entrambi ad un livello di conscio e tangibile piacere. Lui entrava in lei con decisione per poi uscire quasi completamente alternando movimenti più lenti a più veloci mentre lei si godeva con la fica tutta la misura di quel cazzo bellissimo estasiata ed accitata dal pensiero di averlo assaporato fino a poco prima.
Per quanto fino al quel momento avessero inconsciamente cercato di non fare troppo rumore per evitare di essere scoperti, ora la cosa non aveva più importanza e i loro gemiti di piacere riempivano la stanza e accompagnavano il loro amplesso clandestino senza sosta.
- Ti piace? Era così che volevi essere scopata? - chiese lui arrossato e madido di sudore.
- Meravigliosamente così, sei un cazzo di artista! Mi stai facendo venire un'altra volta! - rispose lei tra un ansito e l'altro. - Allora siamo in due... - aggiunse Flavio dando gli ultimi colpi forti e profondi ed esplodendo il suo orgasmo proprio mentre lei urlava e gli stringeva il cazzo per gli effetti del suo.
Rimasero lì abbracciati e accaldati, ansimando soddisfatti immersi nel torpore di pace e piacere per qualche istante prima di scambiarsi un ultimo bacio e staccarsi.
- Gran bel locale caldaie, questo! - disse Milva mentre si ricomponeva gli abiti - questo palazzo ha anche un solaio vero?
- Ahahah - rise Flavio - se non c'è lo facciamo costruire! - rispose strizzandole un occhio.
- Cosa dici se iniziamo col bere un caffè nel mio appartamento? - la invitò indicandole la porta e porgendole un gomito per accompagnarla.
- Direi che sarebbe meraviglioso - sorrise cingendogli il braccio che le veniva offerto - Inoltre posso sempre aiutarti con la serratura... - aggiunse ridendo.
Fine.
OPSSSSSSS
Il locale caldaie
• Parte 7
Non si trovavano sicuramente nella posizione più comoda ma la cosa non aveva impedito a quei due di avvinghiarsi come se avessero i tentacoli. Mentre lei lo premeva a sé Flavio aveva le raggiunto i capezzoli che leccava e succhiava rapidamente rendendoli turgidi ed eccitati. Ora che era lei l'oggetto delle attenzioni del ragazzo, Milva se le stava godendo tutte e fu proprio quando aumentò la pressione della gamba verso di sé che Flavio, con una mano, le spostò gli slip. - Oh sii - sospirò lei pregustando quello che sarebbe successo di lì a poco - Adoro certi tocchi... -
- E io adoro trovarti così bagnata - replicò lui affondando due dita dentro di lei. - Fantastico! - fu la sua reazione prima di lasciarsi andare ai gemiti di piacere provocati dal ritmo penetrante e piacevole della stimolazione che le veniva offerta.
La fica di Milva era gonfia e bagnata e le dita del ragazzo scivolavano benvenute al suo interno finché, conscio che lei stesse per venire e deciso a restituirle le attenzioni ricevute in precedenza, Flavio non si inginocchiò portandosi il tallone di Milva sulla spalla e affondando la faccia tra le sue cosce. Mentre la sua lingua si muoveva sicura dentro e fuori a quel fiore rosa, ne assaporava il gusto intenso e inebriante che dal naso e la bocca scorreva direttamente al suo cazzo ormai tornato alla massima erezione. E fu quando iniziò a succhiarle il clitoride che lei gli mise le mani sulla testa e cominciò ad ansimare forte tremando raggiungendo, di lì a poco, un orgasmo che la fece gridare e che riempì del suo piacere la bocca di lui.
Rimasero in quella posizione per qualche istante, giusto il tempo perché Milva si riprendesse dalle ultime scosse di piacere - È stato meraviglioso... - aggiunse raggiante una volta diradata la mente guardando dolcemente il ragazzo ancora a terra - Ora però, ti va di scoparmi? - aggiunse sognante.
Continua...
OPSSSSSS venerdì piccanti 🤭🤭🤭🤭
La Professoressa
— Parte sesta
Marisa si sentiva la fica grondare. Lo respinse e con voce roca gli disse “La gonna. Non me la togli?” Antonio si inginocchiò, lei gli mostrò la zip sul fianco da abbassare e poi assecondò i suoi movimenti per sfilargliela. Quando cadde per terra, Marisa rimase davanti al giovane, in piedi a gambe divaricate, dominandolo nello splendore del suo corpo maturo di cinquant’enne arrapata, vestita solo di un paio di calze nere tenute dal reggicalze di pizzo che le cingeva la vita. Formosa, dai fianchi larghi, e un rombo di peluria sulla fica. Antonio si era rialzato e la guardava con il respiro mozzato.
Marisa fece un passo avanti e con il piede ancora calzato della scarpa con il tacco bloccò i pantaloni. “Perché non te li levi del tutto?” Antonio, mentre lei li teneva fermi, sfilò dai pantaloni arrotolati prima una gamba poi l’altra. Con una lieve spinta Marisa lo mandò nuovamente a sedere sul letto. Poi alzò la gamba e posò il piede sulla sponda, piazzandolo tra le gambe nude di Antonio, la punta della scarpa appena sotto i suoi testicoli. Delicatamente gli accarezzò i testicoli, e lentamente sfiorò il suo inguine. La sua figa era adesso spalancata all’altezza degli occhi del giovane, le labbra rosse e dilatate. “Anche le mie gambe mi pare ti piacciono? Accarezzale.” Con una specie di grugnito d’assenso, Antonio cominciò a far scorrere le mani lungo il polpaccio, il ginocchio, poi allungò la mano verso la coscia carezzandone l’interno.
Marisa stava godendo ogni attimo dell’adorazione che Antonio riservava al suo corpo. Voleva sentirsi dire che era bella, che gli piaceva, che lui impazziva per lei. “Così mi trovi sexy, eh? Non ti vergogni: sono una anziana signora, una donna sposata…” Antonio si era chinato a sfiorare con le labbra il ginocchio velato dal nylon. “Lei è stupenda, professoressa. Farò tutto quel che lei mi chiederà” “Sì, adesso è venuto il momento che sia tu a fare qualcosa per me.”
Marisa si era accorta che la posa oscena che aveva assunto e le carezze alle sue gambe avevano fatto tornare in tiro il cazzo del suo bell’alunno. Era ora che la sua figa fosse soddisfatta.
Si abbandonò sul letto dicendogli “Vieni!” e attirandoselo addosso. Per quanto inesperto, Antonio l’aveva così grosso e duro e Lidia così umida che il pene di lui trovò da solo la strada. La penetrò rapidamente mentre si scatenava sui suoi capezzoli baciandoli e mordendoli. Marisa sentì emozioni che pensava di aver dimenticato quando il suo cazzo la riempì cominciando a stantuffare contro le pareti della vulva. Quando si staccò dal suo seno pe riprender fiato Marisa lo sentì mormorare “professoressa, oh, professoressa” e l’idea che lei stava iniziando al sesso un suo giovane alunno, un adolescente che fino al giorno prima era abituato a vederla severa e irraggiungibile, spiegare lezioni e dar brutti voti dalla cattedra, questa idea la faceva impazzire di piacere. Era pronta a godere ma purtroppo Antonio venne troppo presto, sborrandole dentro un nuovo abbondante getto di sperma caldo. Marisa non sentiva da parecchio un uomo godere dentro di lei in modo così completo. Ma non le bastava. La sua figa voleva di più.
Staccò da sé Antonio e lo rovesciò sulla schiena. Poi si mise a cavalcioni sul suo stomaco. Lo sguardo interrogativo di lui, ancora perso tra le nebbie dell’orgasmo, scatenò la sua libidine repressa. Avanzò su di lui strofinando le grandi labbra sulla sua pelle. Quando arrivò a stringerli il viso fra le cosce, si sollevò leggermente sulle sue ginocchia e poi si accovacciò con tutto il suo peso sulla faccia di lui. Le parole “giocattolo sessuale” rimbombavano nella sua mente. “Volevi baciare la terra che calpestavo? Volevi baciare le cose che toccavo? E’ il tuo momento: baciami la figa, fammi sentire che sono la tua professoressa preferita!”
Antonio aveva la bocca completamente sotto la fessura, il naso tra i peli, le orecchie tappate dalle cosce che lei stringeva, solo gli occhi erano liberi e con essi vedeva quella donna infoiata troneggiare su di lui. Quando la lingua di Antonio toccò timidamente le labbra della figa di Marisa, lei sentì una scarica elettrica su tutto il corpo. “Oh. sì” gemette e dilatò ancor di più l’apertura per permettere al ragazzo sotto di lei di penetrarla meglio. Non sapendo cosa fare, sentendosi soffocare, Antonio si mise a lappare furiosamente, infilando la lingua più dentro che potesse. Marisa, dominata dalla voglia, gli afferrò i capelli e cominciò a strofinarsi sul viso di lui, masturbandosi la clitoride contro le labbra della sua bocca. Venne, venne selvaggiamente, riempiendogli di umore la bocca e le narici.
Quando finalmente lo liberò lasciandosi cadere sul letto, lo vide con il viso tutto sporco dei suoi liquidi e un’espressione sconvolta. A Marisa scappò da ridere. Aveva usato quel ragazzo per il suo piacere. Aveva trovato davvero un bel …giocattolo. Raccolse la sua blusa da terra e gliela lanciò perché si pulisse.
Quando più tardi lo accompagnò alla porta lo baciò con passione. “Professoressa, io non so…” “Sssst” “Mi farà tornare qui da lei?” “Certo. Ci sarà bisogno di qualche lezione ma sei un allievo promettente.”
FINE
Regalino per questa settimana ehege
La Professoressa
— Parte sesta
Marisa si sentiva la fica grondare. Lo respinse e con voce roca gli disse “La gonna. Non me la togli?” Antonio si inginocchiò, lei gli mostrò la zip sul fianco da abbassare e poi assecondò i suoi movimenti per sfilargliela. Quando cadde per terra, Marisa rimase davanti al giovane, in piedi a gambe divaricate, dominandolo nello splendore del suo corpo maturo di cinquant’enne arrapata, vestita solo di un paio di calze nere tenute dal reggicalze di pizzo che le cingeva la vita. Formosa, dai fianchi larghi, e un rombo di peluria sulla fica. Antonio si era rialzato e la guardava con il respiro mozzato.
Marisa fece un passo avanti e con il piede ancora calzato della scarpa con il tacco bloccò i pantaloni. “Perché non te li levi del tutto?” Antonio, mentre lei li teneva fermi, sfilò dai pantaloni arrotolati prima una gamba poi l’altra. Con una lieve spinta Marisa lo mandò nuovamente a sedere sul letto. Poi alzò la gamba e posò il piede sulla sponda, piazzandolo tra le gambe nude di Antonio, la punta della scarpa appena sotto i suoi testicoli. Delicatamente gli accarezzò i testicoli, e lentamente sfiorò il suo inguine. La sua figa era adesso spalancata all’altezza degli occhi del giovane, le labbra rosse e dilatate. “Anche le mie gambe mi pare ti piacciono? Accarezzale.” Con una specie di grugnito d’assenso, Antonio cominciò a far scorrere le mani lungo il polpaccio, il ginocchio, poi allungò la mano verso la coscia carezzandone l’interno.
Marisa stava godendo ogni attimo dell’adorazione che Antonio riservava al suo corpo. Voleva sentirsi dire che era bella, che gli piaceva, che lui impazziva per lei. “Così mi trovi sexy, eh? Non ti vergogni: sono una anziana signora, una donna sposata…” Antonio si era chinato a sfiorare con le labbra il ginocchio velato dal nylon. “Lei è stupenda, professoressa. Farò tutto quel che lei mi chiederà” “Sì, adesso è venuto il momento che sia tu a fare qualcosa per me.”
Marisa si era accorta che la posa oscena che aveva assunto e le carezze alle sue gambe avevano fatto tornare in tiro il cazzo del suo bell’alunno. Era ora che la sua figa fosse soddisfatta.
Si abbandonò sul letto dicendogli “Vieni!” e attirandoselo addosso. Per quanto inesperto, Antonio l’aveva così grosso e duro e Lidia così umida che il pene di lui trovò da solo la strada. La penetrò rapidamente mentre si scatenava sui suoi capezzoli baciandoli e mordendoli. Marisa sentì emozioni che pensava di aver dimenticato quando il suo cazzo la riempì cominciando a stantuffare contro le pareti della vulva. Quando si staccò dal suo seno pe riprender fiato Marisa lo sentì mormorare “professoressa, oh, professoressa” e l’idea che lei stava iniziando al sesso un suo giovane alunno, un adolescente che fino al giorno prima era abituato a vederla severa e irraggiungibile, spiegare lezioni e dar brutti voti dalla cattedra, questa idea la faceva impazzire di piacere. Era pronta a godere ma purtroppo Antonio venne troppo presto, sborrandole dentro un nuovo abbondante getto di sperma caldo. Marisa non sentiva da parecchio un uomo godere dentro di lei in modo così completo. Ma non le bastava. La sua figa voleva di più.
Staccò da sé Antonio e lo rovesciò sulla schiena. Poi si mise a cavalcioni sul suo stomaco. Lo sguardo interrogativo di lui, ancora perso tra le nebbie dell’orgasmo, scatenò la sua libidine repressa. Avanzò su di lui strofinando le grandi labbra sulla sua pelle. Quando arrivò a stringerli il viso fra le cosce, si sollevò leggermente sulle sue ginocchia e poi si accovacciò con tutto il suo peso sulla faccia di lui. Le parole “giocattolo sessuale” rimbombavano nella sua mente. “Volevi baciare la terra che calpestavo? Volevi baciare le cose che toccavo? E’ il tuo momento: baciami la figa, fammi sentire che sono la tua professoressa preferita!”
Antonio aveva la bocca completamente sotto la fessura, il naso tra i peli, le orecchie tappate dalle cosce che lei stringeva, solo gli occhi erano liberi e con essi vedeva quella donna infoiata troneggiare su di lui. Quando la lingua di Antonio toccò timidamente le labbra della figa di Marisa, lei sentì una scarica elettrica su tutto il corpo. “Oh. sì” gemette e dilatò ancor di più l’apertura per permettere al ragazzo sotto di lei di penetrarla meglio. Non sapendo cosa fare, sentendosi soffocare, Antonio si mise a lappare furiosamente, infilando la lingua più dentro che potesse. Marisa, dominata dalla voglia, gli afferrò i capelli e cominciò a strofinarsi sul viso di lui, masturbandosi la clitoride contro le labbra della sua bocca. Venne, venne selvaggiamente, riempiendogli di umore la bocca e le narici.
Quando finalmente lo liberò lasciandosi cadere sul letto, lo vide con il viso tutto sporco dei suoi liquidi e un’espressione sconvolta. A Marisa scappò da ridere. Aveva usato quel ragazzo per il suo piacere. Aveva trovato davvero un bel …giocattolo. Raccolse la sua blusa da terra e gliela lanciò perché si pulisse.
Quando più tardi lo accompagnò alla porta lo baciò con passione. “Professoressa, io non so…” “Sssst” “Mi farà tornare qui da lei?” “Certo. Ci sarà bisogno di qualche lezione ma sei un allievo promettente.”
FINE
Il locale caldaie
• Parte 6
La stanza era invasa dalla penombra, la temperatura percepita in aumento, i loro corpi accaldati e sudati. Nell'aria ansiti e sospiri, parole non dette di piacere inaspettato. Milva in ginocchio con la gonna che a malapena le copriva il culo padroneggiava la scena usando il ragazzo per la propria e la sua delizia. Flavio faticosamente in piedi, mezzo nudo, oggetto di attenzioni degne di un sogno erotico, teneva la testa indietro e gli occhi chiusi ormai abbandonato al piacere.
Infine, perso nel godimento, incapace di articolare un singolo pensiero e fluttuando nel calore del suo ventre, quando Milva gli toccò con le dita quel punto sensibile si abbandonò all'orgasmo. Fu così potente che si sentì quasi mancare, travolto da un'esplosione di goduria fisica e mentale Flavio gemette rumorosamente riversando tutta la sua liquida spesa nella gola di Milva che lo teneva ancora saldamente a sé.
Mentre ancora il suo corpo e soprattutto il suo cazzo erano attraversati dalle ultime scosse di piacere la ragazza aveva portato le mani sui suoi fianchi ed era da lì che accarezzandolo lo cullava dolcemente assaporando di gusto l'effetto delle sue cure.
- Porca miseria!! - disse il ragazzo trafelato - Che viaggio fantastico! Vieni qui, lasciati baciare, meravigliosa creatura - aggiunse tirando la ragazza in piedi.
I loro baci erano ardenti, profondi, voraci e Flavio poteva percepire, oltre il proprio sapore sulla lingua, l'eccitazione di lei che trapelava dai suoi movimenti, dalla sua pelle, dalla sua essenza. Fu lui questa volta a spingerla contro la parete di fronte e, senza smettere di baciarla, iniziare a spogliarla slacciandole la camicetta per poi abbassarle il reggiseno con le dita quel tanto per liberarle e accarezzarle i capezzoli turgidi. A quel tocco così desiderato ed eccitante lei rispose sollevando una gamba e avvinghiando il ragazzo a sé mentre già era passato a baciarle il collo e la spalla diretto ai prominenti seni.
Continua...

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La Professoressa
— parte quinta
Gli accarezzò i capelli mentre restava con il viso nascosto nel grembo di lei, finché non cominciò a calmarsi.
“Calmati, su. Non è successo niente. Ti ho solo fatto una domanda. Non sono arrabbiata con te. Ma voglio sapere la verità!” “Io-io – rispose Antonio – sono innamorato di lei, professoressa. La prego non si arrabbi, non mi cacci …” “Non ti caccia nessuno. Continua” “Sono due anni che l’amo. Mi batte forte il cuore ogni volta che lei entra in classe. Per questo vado male con lei. Io studio ma quando lei mi interroga non ho più in testa niente che non sia lei. Le ho scritto un sacco di poesie. Poi ho deciso di fargliele avere. Ero sicuro che lei non lo avrebbe mai saputo …”
Marisa, che era compiaciuta di quella confessione, “D’accordo, se è solo questo, non c’è niente da aver paura…” Lei mi perdonerà?” “Sì, ti ho già perdonato, ma sei davvero innamorato di me?” “Sì, professoressa, con tutto il cuore.” “Ma tu sai quanti anni ho io?” Antonio la guardò per un attimo. “Qua-quaranta?” “Beata innocenza – scoppiò a ridere Marisa– ne ho cinquanta, tesoro! Cinquanta. Potrei essere tua madre.” Gli accarezzò con il pollice le labbra, pensando: però non lo sono!
“Le-lei è molto bella.” “Grazie. Da come mi guardi penso proprio che tu sia sincero.” Attese che nuovo rossore affluisse sulle guance di Antonio. “Non devi sentirti così in imbarazzo ad essere attratto da una tua insegnante. Se questa insegnante è una bella donna – Nel dire queste parole la mano di Marisa si posò sulla coscia di Antonio vicino all’inguine e prese ad accarezzargliela – è normale che un ragazzo come te si prenda una cotta per lei.”
Marisa aveva spostato il suo corpo fino a sfiorare quello di Antonio e gli aveva passato il braccio intorno alle spalle. “Guarda che anche le insegnanti osservano i bei ragazzi e a volte sono loro a invaghirsi dei loro alunni.” “Da-davvero?” “Certo, cosa pensi?. Che siamo senza sentimenti?” Marisa prese a dargli dei bacini sul collo, sulle guance, dietro le orecchie. “Ti dispiace se ti bacio così?” N-no” “Anch’io ti trovo carino sai? Molte volte ho detto alle altre colleghe che sei tu secondo me il più figo tra i tuoi compagni.”
Nel dire questo Marisa passò la lingua dentro l’orecchio di Antonio. Poi gli prese il viso tra le mani e con una leggera spinta lo fece sdraiare sul letto. Gli fu di sopra con il suo corpo, poggiò le labbra sulle sue e cominciò a leccargliele, finché la lingua non si aprì una strada, poi forzò la chiostra dei denti e finalmente entrata dentro la bocca cominciò a inseguire la lingua di lui per intrecciarsi in un’erotica danza.
Marisa lo baciò con furore, a lungo, i corpi uno sull’altro, il bozzo dei pantaloni che premeva contro la coscia di lei. Quando finalmente si staccò dalla sua bocca, la prima cosa che notò fu che le labbra di Antonio erano sporche di rossetto. “Non avevi mai baciato una donna prima, vero?” Il ragazzo fece cenno di no. “E sei ancora vergine di certo” Stavolta il cenno fu affermativo. “Bene, sono o non sono una insegnante?”
Antonio fremette a quella promessa. La mano di Marisa andò verso il basso e attraverso i pantaloni cominciò a strusciargli l’uccello che era durissimo. “L'altra volta è venuto senza che lo toccassi, vediamo ora com'è.”
Marisa si inginocchiò per terra tra le gambe divaricate di Antonio. Gli slacciò la cintura, poi i bottoni dei pantaloni e quindi la zip. Glieli abbassò, poi afferrò l’elastico dei boxer e lo tirò giù. Schizzò fuori un bel cazzo, turgido e dritto. Marisa lo avvolse con la mano e cominciò a segarlo delicatamente. Una rapida occhiata le permise di vedere il volto di Antonio, con gli occhi chiusi e i lineamenti deformati dal piacere. Marisa era da tanto che non aveva fra le mani un bel cazzo irrigidito in suo onore. Lo trovava bellissimo. Un bel cazzo giovane tutto per lei. Poteva farne ciò che voleva. Voleva cominciare con un pompino, perché era tanto che non ne prendeva in bocca uno e poi perché, pensò, se Antonio è vergine sarebbe il caso di farlo sfogare un po’ prima per farlo durare di più dopo, quando quel bel tronco di carne le avrebbe riempito la fica.
Scoprì la cappella violacea, abbassò la bocca e cominciò con dei bacini sulla punta del pene, che vibrò e si inarcò in risposta. Marisa cominciò a passare la punta della lingua sulla cappella, come fosse un cono gelato. I gemiti di Antonio la rassicurarono sulla sua tecnica. Poi, di scatto, lo ingoiò cominciando a succhiarlo avidamente. I gemiti di Antonio aumentarono, aumentarono anche i movimenti del suo bacino con cui cercava di assecondare la bocca di lei. Marisa sentì che lui stava per venire. Non aveva mai lasciato che le eiaculassero in bocca , ma oggi era giorno di prime volte e lei si sentiva porca come mai. Lo sperma di Antonio le colpì il palato e il fondo della gola. Lo bevve tutto avidamente, pulì anche i bordi del glande e poi si alzò, guardando con orgoglio al lavoro compiuto.
Antonio giaceva sul letto, gli occhi semichiusi, l’uccello adesso un po’ floscio inclinato di lato. Il ragazzo era l’immagine stessa del piacere. Adesso però toccava a lei avere la sua parte. “Ehi, sveglia. Ti è piaciuto?” “Ooh sì, professoressa, è stata la cosa più bella della mia vita.” Marisa pensò per un attimo di dirgli che, visto che lei stava per farselo, poteva anche darle del tu. Ma sentirsi chiamare professoressa da un ragazzo che aveva appena spompinato le dava una gradevole sensazione di potere. Così gli disse invece: “Non mi aiuti a spogliarmi?”
Antonio si alzò tremante sulle gambe, i pantaloni e i boxer ancora arrotolati alle caviglie, e si avvicinò incerto. Marisa gli diede le spalle dicendogli di cominciare dalla zip. Sentì le sue mani esitanti che le abbassavano la cerniera, poi si voltò nuovamente invitandolo a sfilarle la blusa. Lui obbedì scoprendole il seno sostenuto da un reggipetto dalle coppe così piccole da non riuscire a contenere i grossi capezzoli. Per non perdere altro tempo sfilò lei stessa il reggiseno denudando le sue grosse tette e facendole ondeggiare sotto il naso di Antonio. “TI piacciono? Perché non le tocchi?” Una mano incerta si alzò e prese ad accarezzarle lievemente il seno destro e il capezzolo: Fu Marisa a chiudere gli occhi, adesso. Gli piacevano quelle carezze inesperte, quel modo timoroso di toccarla, così diverso dalla distratta sicurezza cui era abituata. Gli mise una mano dietro la nuca e lo attirò sul suo seno. Antonio chiuse le sue labbra intorno al suoi capezzoli e cominciò a succhiarglielo con gentilezza.
Continua
Il locale caldaie
• Parte 5
Flavio si sentiva letteralmente rapito, Milva, con la sua bocca calda, lo stava portando verso un livello di estasi che non provava da tempo e se lo stava godendo tutto.
Schiudendo gli occhi, dalla sua posizione poteva osservare il suo cazzo sparire dentro di lei che con movimenti ritmici e famelici affondava le labbra rosee su di lui, la guardava assaporarlo e succhiarlo, passarci sopra la lingua, gustarlo e la visione era talmente ipnotica ed eccitante che quasi non si accorse che le dita della ragazza si stavano facendo strada tra le sue natiche. Nel momento in cui realizzò quelle che erano le intenzioni di Milva e cosa sarebbe potuto succedere di lì a poco, Flavio ebbe quasi un orgasmo. Era un tocco che aveva sperimentato raramente, ma che sapeva essere grandioso.
Nell'intento di riprendersi da quell'immagine e far rientrare i suoi ormoni per un momento in un sospiro le disse: - Sei davvero fantastica -
Lei, dal canto suo, era totalmente immersa nel desiderio di dargli piacere e non si fermò per rispondere, anzi, prese quelle parole come un via libera.
Così raccolse sulle dita un po' di saliva che dalla sua bocca colava sul bellissimo cazzo che stava succhiando e iniziò a massaggiargli il pertugio posteriore, con gli occhi chiusi e la fica che le pulsava.
Lui, che in una situazione simile avrebbe raggiunto l'orgasmo affondandole la virilità fino in fondo alla gola, aveva deciso che oggi si sarebbe lasciato guidare e trasportare verso il piacere. E fu proprio quando lei gli affondò due dita dentro che ebbe conferma che la sua era stata la scelta migliore.
Da una parte Milva lo accoglieva e dall'altra lo penetrava, ritmicamente, profondamente, quel locale caldaie non era mai stato così caldo e Flavio si sentiva se non l'uomo più fortunato del mondo sicuramente il più eccitato.
Continua...
Meravigliosamente eccitante come poche....
Il locale caldaie
• Parte 5
Flavio si sentiva letteralmente rapito, Milva, con la sua bocca calda, lo stava portando verso un livello di estasi che non provava da tempo e se lo stava godendo tutto.
Schiudendo gli occhi, dalla sua posizione poteva osservare il suo cazzo sparire dentro di lei che con movimenti ritmici e famelici affondava le labbra rosee su di lui, la guardava assaporarlo e succhiarlo, passarci sopra la lingua, gustarlo e la visione era talmente ipnotica ed eccitante che quasi non si accorse che le dita della ragazza si stavano facendo strada tra le sue natiche. Nel momento in cui realizzò quelle che erano le intenzioni di Milva e cosa sarebbe potuto succedere di lì a poco, Flavio ebbe quasi un orgasmo. Era un tocco che aveva sperimentato raramente, ma che sapeva essere grandioso.
Nell'intento di riprendersi da quell'immagine e far rientrare i suoi ormoni per un momento in un sospiro le disse: - Sei davvero fantastica -
Lei, dal canto suo, era totalmente immersa nel desiderio di dargli piacere e non si fermò per rispondere, anzi, prese quelle parole come un via libera.
Così raccolse sulle dita un po' di saliva che dalla sua bocca colava sul bellissimo cazzo che stava succhiando e iniziò a massaggiargli il pertugio posteriore, con gli occhi chiusi e la fica che le pulsava.
Lui, che in una situazione simile avrebbe raggiunto l'orgasmo affondandole la virilità fino in fondo alla gola, aveva deciso che oggi si sarebbe lasciato guidare e trasportare verso il piacere. E fu proprio quando lei gli affondò due dita dentro che ebbe conferma che la sua era stata la scelta migliore.
Da una parte Milva lo accoglieva e dall'altra lo penetrava, ritmicamente, profondamente, quel locale caldaie non era mai stato così caldo e Flavio si sentiva se non l'uomo più fortunato del mondo sicuramente il più eccitato.
Continua...
La Professoressa
— parte quarta
Il suono della campana salvò Antonio dalla più imbarazzante delle situazioni. Uscirono insieme da scuola e Marisa gli offrì un passaggio in auto, che il ragazzo accettò. In macchina tra i due scese il silenzio, interrotto solo da qualche banalità. Antonio, convinto adesso che intenta a guardare la strada la professoressa non si accorgesse di lui, ne approfittò per sbirciarle le ginocchia e in parte le cosce, che Marisa, entrando in macchina, aveva deliberatamente scoperto.
Marisa dal canto suo era consapevole del comportamento da puttana che aveva tenuto e non voleva, non poteva tornare indietro. Era eccitata.
“Ecco, svolti lì. Io abito in quella strada.” Se lui non l’avesse avvertita chissà dove se lo sarebbe portato. Una volta fermi Marisa si voltò verso Antonio e gli poggiò una mano sulla coscia. Le piacque il suo sobbalzo a quel tocco. Ma che le era successo? Tanti dubbi e tormenti fino al giorno prima e, adesso, gli sarebbe saltata addosso lì in macchina se non ci fossero stati testimoni. “Antonio, non vorrei distoglierti dallo studio. Ma ho bisogno di una mano nel selezionare i libri di testo del prossimo anno. Sei stato così bravo con il programma. Mi aiuteresti?” “Sì, professoressa. Volentieri.” “Bene. Ma dovresti venire a casa mia perché sono troppi per portarli a scuola. Se per te non ci sono problemi, farei dopodomani alle cinque. Ti scrivo l’indirizzo?”
Due giorni, e due notti insonni, dopo, Antonio si presentò puntuale all’appuntamento. Appena pochi giorni prima l’idea di andare a trovare a casa la professoressa che lui adorava, magari con la prospettiva che il marito non ci fosse e che fossero rimasti soli, gli avrebbe fatto toccare il cielo con un dito. Adesso, però, era molto confuso. Antonio era troppo ingenuo e inesperto per sospettare che lo show avvenuto in classe potesse essere una deliberata provocazione. Ma era messo in crisi dall’alternarsi di momenti in cui la professoressa lo trattava scontrosamente e altri in cui si mostrava così disinvolta con lui da permettergli di rubare le occhiate golose che le aveva lanciato quel giorno. Si era anche chiesto se lei avesse sospetti su di lui come autore dei messaggi: se così fosse stato non avrebbe retto alla vergogna, essendo quello ai suoi occhi un atto ben più grave delle solitarie seghe che le dedicava. Ma si sentiva sicuro delle precauzioni che aveva preso.
Giunse il giorno, con il battito a mille busso e lei si presentò, era così bella, lo ringraziò di esser venuto e lo guidò in salone dove i due presero posto sul divano, davanti al quale su un tavolinetto basso c’erano i volumi su cui avrebbero dovuto lavorare.
Passò così più di un’ora, un’ora di tortura per Antonio. Per quanti sforzi sovrumani facesse, in quella posizione, seduti vicino, tutti e due leggermente piegati in avanti a sfogliare i libri, i suoi occhi non riuscivano a stare lontani dalle gambe di Marisa, che la gonna stretta risalendo nel sedersi aveva scoperto ancor di più, o dai suoi seni, di cui la scollatura mostrava vistosamente l’attaccatura e la blusa sottolineava la forma al punto tale che a un certo punto a Antonio parve di cogliere perfino la forma del capezzolo sotto il tessuto. L’alternativa di guardarla in viso non era migliore: il trucco sottolineava il suo fascino e l’intensità dei suoi occhi che, quando lo guardavano, scombussolavano il ragazzo. Antonio friggeva, e malediceva la debolezza dei suoi sensi. Che la professoressa lo provocasse volutamente non lo sfiorava nemmeno il sospetto, anzi era terrorizzato dal timore di mancarle di rispetto, tanto più che come aveva capito in casa erano soli.
Marisa, cui nulla era sfuggito dell’imbarazzo del giovane e che ne traeva un segreto e divertito piacere, a un certo punto gli propose una pausa per il caffè. L’interruzione permise ad Antonio di prendere fiato. Marisa tornò con le tazze e lo sorseggiarono insieme, scambiando qualche battuta. Finito di bere, Marisa non mostrò fretta di tornare al lavoro per cui Antonio era venuto, anzi continuò a chiacchierare, spostando la conversazione su vicende e personaggi di scuola. Il relax era però solo di Marisa, perché anzi Antonio, senza nemmeno più la scusa dei libri da esaminare, non sapeva più dove mettere gli occhi. Marisa si era comodamente appoggiata allo schienale del divano, con l’orlo della gonna più su ancora di qualche centimetro, le gambe incrociate. le braccia nude sollevate dietro la nuca in un gesto che le spingeva il seno verso l’alto. Antonio sedeva teso sul bordo, ancora più nervoso perché gli sembrava che la conversazione stesse scivolando su argomenti fin troppo confidenziali, come quando lei gli chiese se aveva la ragazza, avendone in risposta un “no” a bassa voce. Lui avrebbe tanto desiderato tornare a lavorare sui libri di testo ma la buona educazione impartitagli gli impediva di far altro che rispondere – per lo più a monosillabi – alle domande della professoressa.
“Ma, dimmi un po’, io ti piaccio?” Marisa aveva sganciato questa bomba con aria assolutamente innocente, nel mezzo di una serie di battutine su altri professori. Antonio sentì il sangue affluirgli al viso. Lei lo guardò interrogativa, con un leggero sorriso che sembrava d’incoraggiamento.
“Lei è la mia professoressa preferita…”
Marisa scoppiò a ridere. “Non intendevo in quel senso. Volevo dire come donna. Allora, ti piaccio?”
“Ecco… lei … lei è molto bella professoressa, e molto … seducente.” “Seducente, io? Pensi che io sia seducente?” “No-no … cioè … sì…” “Non è la parola giusta da dire a una signora, mio caro. Seducente è come dire … come dire sexy. Stai dicendo alla tua insegnante che la trovi sexy? Sei un impertinente. Cosa trovi sexy? le mie gambe? O il mio seno, visto che non fai che sbirciare?... Credi che non sappia cosa sia successo l'altra volta”
Antonio avrebbe voluto che una voragine lo inghiottisse. Non aveva idea di come trarsi d’impaccio senza offendere ancora di più la professoressa. Marisa era invece paga di aver tirato in trappola l’adolescente e decise che il gioco finisse lì. Si alzò e preso per la mano cominciò a tirarselo dietro. “Do-dove andiamo?” balbettò Antonio senza avere risposta.
Marisa lo portò in camera da letto, gli disse di sedersi sulla sponda del letto, poi prese dal suo beauty il fascio di messaggi che le aveva mandato e lo tirò sul letto. “Mi sai dare una spiegazione per questi?”
La rivelazione precipitò Antonio nel peggiore di tutti gli incubi. “Mi perdoni …la prego … mi perdoni …farò tutto quello che lei vorrà per farmi perdonare…”
“Tutto quello che lei vorrà”: quelle parole piacquero a Marisa per quanto somigliavano a quelle che aveva usato Elvira: “fanne il tuo giocattolo sessuale”.
Marisa era eccitata sessualmente, molto eccitata. Aveva cominciato ad eccitarsi mentre sceglieva le cose da indossare e l’eccitazione era cresciuta quando gli aveva aperto la porta e poi mentre vedeva il suo sguardo scivolarle sul corpo. Il fatto che quel ragazzo fosse tanto timido da essere come cera nelle sue mani le stava facendo perdere il controllo.
— continua....
Il locale caldaie
● Parte 4
Inginocchiata davanti a lui Milva guardava in viso il ragazzo con sguardo eccitato e malizioso, ma che allo stesso tempo chiedeva il permesso di passare ad una nuova fase più intima.
Non avrebbe mai immaginato che sarebbe finita a pomiciare col suo bel vicino avendo addirittura il suo inguine a pochi centimetri dalla bocca, voleva davvero godersi la situazione, ma non voleva esagerare. Quindi guardandolo negli occhi ormai scuri dal piacere, si assicurò di avere carta bianca - Posso?...
- Puoi?? Devi! - rispose lui quasi sorpreso dalla domanda - Puoi approfittare di me come meglio credi, non chiedo di meglio!
Milva, che già era su di giri per quella situazione, in risposta a quelle parole si eccitò ancora di più sentendosi ancora più bagnata e bisognosa di dare libero sfogo al suo desiderio. Prese allora tra le mani il membro già duro del ragazzo e, dopo un breve massaggio, se lo condusse tra le labbra iniziando ad assaporarlo come fosse un dolce prelibato.
Mentre con una mano sul gluteo tirava il ragazzo verso di sé con l'altra ne guidava il cazzo nella sua bocca, dentro e fuori, passandoci sopra la lingua quando usciva e succhiandolo appena dopo.
- Hey, così mi sciolgo! - disse il ragazzo sorpreso e allo stesso tempo eccitatissimo da tanta intraprendenza. - Spero di non essere stata troppo precipitosa, ma scioglierti in verità è proprio il mio obiettivo... - ridacchiò in risposta Milva riprendendo ciò che stava facendo.
- Assolutamente no, è tipo un sogno che si avvera! - le rispose poggiandole le mani sulla testa per accompagnarne i movimenti.
Socchiudendo gli occhi decise di abbandonarsi alle attenzioni della ragazza, avrebbe tratto il massimo appagamento da quell'incontro.
Continua...

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LA PROFESSORESSA
Parte terza
Dopo questa debolezza, Marisa decise di evitare qualsiasi seguito ai due episodi. Prese a trattare piuttosto freddamente Antonio, arrivando ad appioppargli, con eccessiva severità, un brutto voto in un’interrogazione. In realtà non si rendeva conto che questo atteggiamento rivelava quanto poco indifferente le fosse la situazione. Quanto ad Antonio, pur ignaro che la professoressa avesse scoperto i suoi sentimenti, interpretò il comportamento di Marisa come disprezzo e indifferenza e perciò cadde in uno stato depresso che lo spinse a comporre altre due languide poesie. Marisa le trovò e ne fu infastidita. Avrebbe voluto che smettesse. Ma a turbarla era soprattutto il fatto che ormai, mentre si accarezzava, non riusciva a non pensare ad Antonio, e non si era mai masturbata così spesso come negli ultimi tempi.
Marisa aveva pensato che non le sarebbe stato difficile controllare la situazione e farla morire quando se ne fosse stancata. Adesso ne era meno certa, benché trovasse ridicolo che una donna sposata, a cinquant’anni compiuti, non riuscisse a rimettere al suo posto un ragazzino infatuato. Sentendo sempre più difficile combattere contro le emozioni che la vicenda le procurava, andò a chiedere consiglio alla sua amica Elvira. Lei e Elvira erano coetanee ed erano state compagne d’università. L’amicizia era durata negli anni, sebbene si vedessero di rado: vite troppo diverse, troppo movimentata quella di Elvira, donna volitiva e spregiudicata, due divorzi e numerose storie di sesso.
Il racconto di Marisa la deliziò. “Splendido – fu il commento – e qual è il problema?” “Il problema – rispose Marisa impaziente – è che a cinquant’anni ricevo letterine d’amore da un ragazzetto con troppi grilli per la testa e io, anziché farlo smettere, ho finito quasi con l’incoraggiarlo.” “Non mi pare che tu finora l’abbia incoraggiato. Anzi lo hai fatto troppo poco. Cosa aspetti a portartelo a letto?”
Marisa conosceva Elvira ma ebbe lo stesso un moto di stizza e fece per prendere la borsetta e andar via. “Sei la solita…” “Aspetta, cosa fai? Perché, che ci sarebbe di male? Al giovanotto piaci, ci sono tutte le premesse perché tu ti faccia un’amante. Sarebbe ora!”
“Ma è più giovane di mio figlio!” “E allora? Più giovani sono, meglio è. Magari è anche vergine …” “Probabile, direi. Se avesse una ragazza non perderebbe tempo a scrivere poesie alla professoressa di italiano…” “Meraviglioso! Sarai tu a iniziarlo al sesso. Seducilo e lui farà tutto quello che tu vorrai. Potrai trasformarlo in un autentico giocattolo sessuale…” “Sei matta come un cavallo! Figurati, l’amante a cinquant’anni. Dovevo pensarci prima, semmai.” “Lasciati dire che è proprio alla nostra età che bisogna lasciar perdere gli uomini e prendersi i giovani. Guarda che io da qualche settimana ho un amante, un ragazzo di diciannove anni. Fa il fattorino al supermercato qui sotto. Non fa mai cilecca e fa tutto quel che gli chiedo. Anzi, potremmo anche scambiarceli …”
Mentre tornava a casa a piedi, Marisa ripensò ai discorsi dell’amica. Le parole “giocattolo sessuale” tornavano e tornavano in mezzo ai suoi pensieri. Fermatasi a un certo punto davanti alla vetrina di un negozio di lingerie, entrò e, obbedendo a un impulso di cui non avrebbe saputo dire l’origine, comprò un reggicalze e alcune paia di calze abbinate. Poi si diresse verso casa con la voce di Elvira ancora nelle orecchie.
L’indomani, Marisa preparandosi per andare a scuola mise il reggicalze. S’infilò poi le calze e sopra indossò una gonna blu con uno spacco davanti e una camicetta chiara, ai piedi un paio di scarpe con il tacco alto, che aveva comprato e messo una sola volta per una serata importante. Si disse che nell’aver scelto quella mise non c’era nessuna ragione particolare. Era ormai primavera e i collant facevano sentir caldo. Forse svegliandosi aveva dimenticato, o non voleva ammettere con sé stessa di ricordare, cosa aveva sognato quella notte: Antonio che si masturbava davanti a lei, nuda in reggicalze.
Quel giorno c’era uno di quei finti scioperi che gli studenti alle prime giornate di sole organizzano per saltare la scuola. Perciò quando Marisa entrò nella classe in cui avrebbe dovuto tenere l’ultima lezione della giornata, rimase molto sorpresa di trovarci Antonio, che quel giorno aveva sfidato i suoi compagni pur di non perdere l’occasione di essere solo con la professoressa.
Marisa se lo trovò così, seduto all’ultimo banco, che la salutava incerto. Superato il primo stupore gli chiese come mai fosse entrato da solo e, dalle impacciate risposte che ne ebbe, non le fu difficile avere conferma di quel che aveva subito intuito: era lei la causa dell’improvviso rispetto per i doveri scolastici.
“Vabbè – disse – visto che ci sei, inventiamoci qualcosa per passare il tempo. E avvicinati. Non posso certo gridare per farmi sentire da te.”
Irritata dai pensieri che le turbinavano in mente e dai battiti del cuore incomprensibilmente aumentati, Marisa scelse una versione di latino e gliela assegnò. Ferito dalla durezza che sentiva nel tono di voce della sua professoressa Antonio si mise a lavorare in silenzio. Marisa lo guardava tenere gli occhi bassi sul vocabolario e si era già pentita di averlo maltrattato.
A un certo punto si alzò e fatto il giro della cattedra avanzò verso di lui. “Mi annoio alla cattedra. Almeno vedo cosa stai facendo.” E nel dire queste parole si sedette sul piano del banco a cui stava seduto Antonio. “Ti do fastidio?” Antonio fece cenno di no con la testa e spostò di qualche centimetro libri e quaderno per farle posto. Cosa avrebbe potuto dirle del resto? Il suo cuore si era messo a picchiare all’impazzata. La professoressa di cui s’era invaghito era lì accanto a lui, seduta come in trono sul suo banco, le ginocchia all’altezza dei suoi occhi, le gambe di lei pericolosamente vicine alla sua mano sinistra, le scarpe dai tacchi che ad Antonio parvero smisurati poggiate sul sedile accanto alla sua coscia. Il ragazzo si sforzò di concentrarsi sul compito. Ma gli fu impossibile, soprattutto quando, dopo pochi minuti, Marisa accavallò la gamba destra. Nel silenzio dell’aula il rumore del nylon prodotto dalle gambe che strusciavano l’una contro l’altra colpì le orecchie di Antonio come una frustata. Timoroso di essere scoperto, sollevò appena lo sguardo. Il movimento di Marisa aveva fatto sollevare l’orlo della gonna, lo spacco mostrava la coscia inguainata di nylon nero fino al punto di congiunzione delle due gambe. Antonio si sentì mancare: quello che aveva occhieggiato sotto la cattedra era nulla in confronto a questo.
Marisa poteva seguire lo sguardo di Antonio che andava dal vocabolario alle sue gambe e poi di nuovo sul libro nel disperato e patetico tentativo di non farsi scoprire a sbirciare. Il suo buffo imbarazzo fece sorridere Marisa. Si stava facendo adocchiare da un giovane uomo le belle gambe di cinquantenne e lei, godendo del sottile piacere che la situazione le provocava, si sentiva nuovamente giovane e seducente.
Il gioco esibizionista che aveva iniziato stava funzionando così bene che decise di spingerlo ancora più in là. Incrociò le gambe ben in alto, poi, divertendosi all’idea che Antonio stesse combattendo invano contro la tentazione di guardare, passò la mano sulla gamba, come a spianare invisibili pieghe, facendo crepitare il nylon che l’avvolgeva. Antonio girò di scatto la testa, suo malgrado, per poi rituffarsi nella versione. Era paonazzo, il respiro affannoso. Marisa si chiese quanto finora avesse visto e se si fosse accorto che portava il reggicalze. Con un sorriso malizioso disincrociò le gambe per poi allungare la sinistra fino a poggiare il piede sul banco dietro, lasciando ondeggiare la sua scarpa da tacco. La gamba di Marisa era adesso a contatto con la spalla di Antonio, che con la mano tremante cercava di tracciare sul quaderno incomprensibili geroglifici. Ma Marisa fece di più: la spostò di pochi millimetri poggiando il polpaccio sull’omero, la gamba calzata di nylon sfiorò la guancia di Antonio che la ritrasse come se si fosse scottato.
Marisa ritenne che il gioco a questo punto dovesse finire. Scese dal banco e tornò verso la cattedra dicendo ad Antonio che il tempo era finito e che le portasse da vedere quel che aveva scritto. Antonio uscì dal banco dopo che lei si era già seduta, invano tentando di nascondere agli occhi di Marisa la bozza sul davanti dei pantaloni e qualche goccia. Pose il quaderno a Marisa e rimase imbarazzato in piedi a fianco della cattedra, cercando di tenere le mani incrociate davanti al grembo. A Marisa nulla era sfuggito, nemmeno le promettenti dimensioni del pacco. Le tornarono in mente le parole di Elvira su quanto fossero dotati i giovani. Sorrise maliziosa.
Continua...
Il locale caldaie
parte 3
Inizialmente i baci erano delicati, di quelli fatti a fior di labbra e in punta di lingua in cui si assaggia il sapore dell'altro, se ne sente l'odore, il profumo, l'effetto. Ma poi, valutata la piena e positiva reazione della bocca di Flavio, divennero sempre più entusiasti, caldi e profondi. Le loro lingue si intrecciavano in un movimento sicuro e appassionato.
Era la prima volta che si baciavano, ma entrambi sembravano conoscere le labbra dell'altro da una vita. Milva, tenendo una mano sulla nuca di Flavio, iniziò a spostare le sue dalla bocca al collo del ragazzo leccandolo delicatamente e distribuendo piccoli baci fin sotto l'orecchio provocandogli continui brividi.
- Interessante questo locale caldaie - sussurrò lei - devo dire che è sorprendentemente stimolante!
- Dipende tutto dalla compagnia, di solito è molto più noioso.. - rispose lui tutto d'un fiato mentre lei era passata a mordicchiargli il lobo di un orecchio - E tu sei di un tipo di compagnia molto affascinante, direi unica -
Mentre con una mano dietro il collo lo guidava verso i suoi baci, con l'altra gli accarezzava il petto, il fianco, la schiena sbottonandogli e sfilandogli con risoluta dolcezza la camicia di dosso.
Una volta che Flavio fu a petto nudo Milva si allontanò un poco per godersi finalmente il suo aspetto prestante da vicino e, soddisfatta della visione ricominciò ad solleticarlo, toccarlo, misurarlo, come nelle sue fantasie, con le dita, le labbra e la lingua.
- Ti hanno mai detto che sei davvero bellissimo? - chiese emozionata - Posso continuare a mostrarti quanto mi piaci? -
Flavio, dal canto suo, era avvolto dal piacere, si sentiva coccolato ed eccitato dalla situazione e dalle cure di Milva e in risposta fu lui a slacciarsi la cintura e a sbottonarsi i jeans per decomprimere il suo desiderio sempre più imperioso - Direi proprio di sì, non chiedo di meglio - rispose accaldato.
Milva vide il suo gesto come un invito, gli lanciò un'occhiata maliziosa e riprese a baciarlo, ma ora anche con il palmo della sua mano aderente all'erezione che si manifestava felice nei boxer.
Lui, che nel frattempo le aveva sollevato la gonna e messo le mani sulle natiche sode e piene, la teneva a sé così e si godeva la contrapposizione di quella bocca calda e morbida piena di ardore e quel massaggio deciso e un po' ruvido che lei gli stava offrendo.
- Mmmm - disse ad un certo punto - che meraviglia, sei davvero una piacevole sorpresa -
- E non hai visto ancora niente - rispose lei inginocchiandosi e liberandogli definitivamente l'erezione abbassando la biancheria con decisione.
Continua...
Augurando a tutti un buon primo maggio 🤭🤭🤭🤭