Un pensiero sulla musica italiana. Indirizzo Indie-Pop, nuovi profili emergenti. Se penso al fatto che molti ragazzi credono veramente che la musica come elemento unificante sia salvifica, mi viene anche da chiedermi: io dove cazzo ho vissuto finora? Mi spiego: non amo le rappresentazioni di massa, né del resto quelle di nicchia per intellettuali dandy. Amo gli equilibri, ma meglio ancora, amo quello che amo io. E la mia tautologia non è poi così scontata, quando si è più alternativi nel seguire Gigi d'Alessio che non i presunti ingordi delle classifiche. Esistono i meriti, certo. Ma la coerenza vorrebbe che un'ideologia di massa si applicasse ai diversi ambiti, non solo alla politica. Lasciando da parte questo, ho notato come il più delle volte (che scoperta, direte voi) è l'elemento pop, quello in cui possano riconoscersi tutti, ad essere determinante per il successo di una serata musicale. Se Pinco Pallino suona, poi in fondo ciò che dice è irrilevante se un'orda di gente canta le sue canzoni, pur essendo quelle il presupposto logico della sua fama. Allora ci dev'essere stato qualcuno che quando era sconosciuto ha apprezzato e seguito di buon grado i suoi primi passi nella musica. E questo accade sempre. Poi si arriva ad un punto di non ritorno, dove veramente può dire le peggio boiate sulla faccia della terra ed essere l'ultima vetta della postmodernità alternative. I suoi brani osannati e in bocca a tutti subiranno studi esegetici sulle riviste più d'avanguardia. Il metro però sarà sempre il buon vecchio De André, così il modo di cantare, di prosare, il modo di veicolare i messaggi tra la gente. Fino a quando di fronte ad una platea di ragazzi mi chiedo se lo stringersi in gruppo sorridendo e cantando appassionati quei brani (non dico quale, ma questo invitava al disimpegno politico) come sfogo e moto di ribellione di fronte alle generazioni fallite che però hanno dato lo stesso i natali a quel modo di far musica, non sia esattamente gettare merda sulla capacità raziocinante di ciascuno. Poi vabè, ci sta tutto anche il “me ne frego di tutto, faccio quello che mi va di fare”, ché se poi è esattamente andare dietro al gregge, è quello che voleva dall'inizio, e ognuno fa come vuole. Solo, il non spacciare per musica d'autore o impegnata o alternativa o checazzoneso musica che a mio avviso non lo è . Via, ascoltiamo musica e basta. Allora non facciamo i grandi esperti. Io, per conto mio, ripeto la mia tautologia. Se qualcuno me lo chiede, posso dare una mia (modesta) opinione del perché mi piaccia, ma non dirò mai perché la medesima DEBBA piacere. Perché se anche non avesse certi requisiti-e il punto è: chi cazzo ha detto che ci debbano essere requisiti?- non avrebbe importanza.



















