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Campagna Suino 2012
Ciudad de la Luz
"Ciudad De La Luz" is an experimental performance involving a painter, a tagtool artist and a dj. It should lay the foundations for an upcoming project: we want to create a show that can be seen in clubs, art galleries, private parties, museums, abandoned factories and any other interesting place. A show about paint, light and music. Stay tuned for more infos coming soon
Macao, la torre degli artisti
Il video che abbiamo girato a Macao la settimana scorsa, pochi giorni prima dello sgombero della Torre Galfa e della nuova occupazione. Intervista mia e video di Solid Color
VenTo, e se il Po diventasse ciclabile?
Il Politecnico di Milano ha presentato questa mattina uno studio per la realizzazione di un percorso ciclabile che colleghi Venezia a Torino, circa 680 km totali di cui buona parte lungo gli argini del fiume Po e con 266 km all'interno di aree protette. Oltre ad unire città importanti, la ciclabile andrebbe a collegare molti luoghi dell'arte e della cultura italiana dimenticati, allineandosi - e probabilmente intercettando la crescente voglia di cicloturismo degli italiani - con quello che succede in Europa.
In diversi tratti, pari al 15% del percorso totale, la ciclovia è già pedalabile. Il resto necessita di interventi diversi a seconda delle zone. Secondo i calcoli dei curatori del progetto servirebbero 1 milione di euro per recuperare i 248 km di argini e sentieri non utilizzati, 18 milioni per altri 148 km da migliorare intervenendo su incroci, gradini ed altri ostacoli e 61 milioni per i 145 km da costruire ex novo. Un totale di 80 milioni circa, pari allo 0,1% della spesa pubblica annua come fa notare La Stampa e niente se paragonata alle cifre da capogiro di altre grandi opere italiane.
Grazie all'integrazione con la rete ferroviaria poi (le 115 stazioni presenti lungo il percorso sono ad una distanza media di 6 km dal tracciato), diventerebbe semplice percorrere anche solo alcuni tratti in bicicletta.
Non si tratterebbe sicuramente di un investimento a fondo perduto o comunque fine a sé stesso. Facile immaginare il ritorno in termini di benefici per il turismo che una grande pista ciclabile che attraversi la pianura padana potrebbe portare all'economia italiana. Sempre secondo i calcoli del team del Politecnico questa infrastruttura a bassa velocità sarebbe capace di produrre un giro di affari annuo stimabile in due volte l'investimento iniziale.

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Lo scienziato del Cern che progettava attentati
anche in Giornalettismo
Da due anni e mezzo un ricercatore del Cern di Ginevra è in carcere con l’accusa di aver cercato di preparare attentati terroristici in Francia in collegamento con Al Qaida. Oggi va a processo a Parigi con il paese ancora scosso per i massacri di Tolosa e Montauban
L’ACCUSA- Oggi a Parigi comincia il processo a carico di Adlène Hicheur, scienziato franco-algerino del Cern di Ginevra accusato di terrorismo. L’uomo era stato arrestato nell’ottobre del 2009 a Vienne (nella regione dell’Isère) con un’imputazione pesante, quella di “associazione a delinquere collegata ad un’organizzazione internazionale”. Nella sua abitazione le autorità hanno trovato materiale documentale relativo ad Al Qaeda ed alla Jihad. Del caso si è occupata la DCRI, la divisione interna dei servizi segreti francesi salita alla ribalta in questi giorni per il caso Merah. A inizio 2008 gli 007 di Parigi hanno cominciato a sorvegliare l’acount mail di Hicheur dopo che sul sito dell’Eliseo era comparso un messaggio a firma AQMI (la cellula di Al Qaeda del Maghreb islamico). Nel mirino degli investigatori è finito uno scambio di mail tra l’uomo e Mustapha Debchi, secondo l’accusa legato all’AQMI ed in clandestinità in Algeria.
LE EMAIL – Nel carteggio ci sarebbe la chiave dell’accusa nei suoi confronti. “Proporrò degli obiettivi sensibili in Europa e in Francia” scrive Hicheur nel marzo del 2009. “Si tratta di obiettivi che cambiano a seconda del risultato che si vuole ottenere – aggiunge il dipendente del Cern. Per esempio: se bisogna punire lo Stato per le attività militari nei paesi islamici allora meglio scegliere un obiettivo puramente militare come la base aerea di Karan Jefrier, vicino ad Annecy”. Messaggi poi seguiti da altri simili, secondo le autorità sempre con lo scopo di fornire informazioni precise sugli obiettivi sensibili per la cellula maghrebina dell’organizzazione messa in piedi da Bin Laden.
PERICOLO TERRORISMO – Il processo a Adlène Hicheur si apre in un momento molto particolare per il paese transalpino. I fatti di Tolosa, e prima ancora quelli di Montauban, hanno scosso profondamente la Francia, rendendo palese come anche Parigi non sia immune dal pericolo terrorismo. Qualcuno sostiene che nella vicenda di Tolosa, con l’assedio di oltre 30 ore a Mohammed Merah risoltosi con la morte del giovane, ci sia stato un tentativo da parte di Sarkozy di utilizzarla ai fini della campagna elettorale. Quello che è certo è che in Francia da due anni a questa parte le indagini legate a fatti di terrorismo convergono tutte su profili identici: giovani islamici non legati direttamente a strutture terroristiche ma contagiati dal morbo del fanatismo.
This ain't California, this is DDR
Uscirà nei cinema la prossima estate, intanto è stato inserito nella line up del prossimo festival del cinema di Atlanta. La casa tedesca Wildfremd ha prodotto un documentario sulla scena skate della Germania dell'Est negli anni '80. Si scopre così che nella DDR non c'erano solo Trabant e tristi casermoni in stile realismo socialista, ma guardando bene (magari a Berlino nei dintorni di Alexanderplatz) si poteva scorgere qualche capellone sopra una tavola a rotelle.
Tag Challenge, reti sociali e sorveglianza
Si chiama Tag Challenge ed è una caccia all'uomo (anzi, agli uomini) attraverso i social network. Il progetto di un gruppo di studenti americani non è il primo del genere, da tempo si studiano le potenzialità delle reti sociali nella risoluzione di problemi complessi. Cinque sospetti da trovare e taggare sparsi in cinque città del mondo, 12 ore di tempo, unico indizio fornito una fotografia di ogni sospetto. Le squadre che si sfidano devono sfruttare al meglio tutte le connessioni possibili offerte della rete.
I 5.000 dollari del premio li mette il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, molto interessato a capire meglio come utilizzare le reti sociali nelle operazioni investigative. Nel 2009 era stato lanciato un altro contest, il Darpa Network Challenge, con dieci enormi palloni rossi come tesoro. Alcuni membri dei team in gara (a vincere fu un gruppo del MIT) sono stati poi invitati ad operare in appoggio alle forze di intelligence Usa a Kabul.
Attraverso la sorveglianza crowdsource le autorità canadesi hanno arrestato decine di persone coinvolte negli scontri scoppiati al termine della partita di hockey fra Boston Bruins e Canoucks Vancouver. Nel caso dei riots dell'estate 2011, in Inghilterra si aprì il dibattito sull'opportunità di dare alla polizia la possibilità di recuperare dati preziosi da Facebook, Twitter e compagnia.
Non sorprende quindi che il Dipartimento di Stato sponsorizzi la caccia all'uomo in rete del 31 marzo. Per le autorità e per chi svolge indagini in generale i social network e le loro banche dati sono diventati molto importanti.
Giuseppe Drali, l'artista della bici

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Libé, la Francia e il silenzio sui potenti
A pochi giorni dell'uscita del libro del giornalista di Libération Jean Quatremar, sul quotidiano francese si parla dell'attitudine della stampa francese a trattare con deferenza la vita privata dei potenti. Il riferimento è naturalmente all'affaire Strauss-Kahn, che il corrispondente da Bruxelles di Libé ha seguito da vicino. Era stato lui infatti nel 2007 a evocare per la prima volta (in un post sul suo blog) l'atteggiamento borderline di DSK nei confronti delle donne. La stampa internazionale si interessò subito all'articolo, ma su Libération il pezzo non fu pubblicato. Solo dopo l'arresto di Strauss-Kahn nel maggio del 2011 i media francesi hanno concentrato la loro attenzione sulla condotta privata del presidente del FMI, principale candidato della sinistra alle presidenziali.
"Viviamo in un sistema, e la mia fortuna è stata quella di trovarmi lontano da Parigi e dai suoi circoli di intimità (e di pressione), dove il potere si confonde con i media quotidianamente", afferma Quatremar rallegrandosi del fatto che la vicenda dell'arresto di DSK abbia contribuito ad abbattere il muro di omertà che proteggeva la vita privata dei potenti.
"In Francia non osate porre le domande" sostiene Elaine Sciolino, corrispondente a Parigi del New York Times intervistato da Libé. Nella tradizione del giornalismo anglosassone i comportamenti privati dei politici (considerati spie della statura morale di un uomo pubblico) non passano inosservati, cosa che spesso succede invece in Francia.
Il caso Strauss-Kahn ha cambiato le cose? Non sembra, almeno per adesso. "Alla conferenza stampa di lancio dell'Huffington Post francese (diretto da Anne Sinclair, moglie di Strauss-Kahn ndr) - racconta Sciolino - nessun giornalista francese ha chiesto se ci fosse un conflitto di interessi per la giornalista alla luce dell'affaire DSK. Alla fine la domanda l'ho fatta io".
Ostie allucinogene o bufale?
Carnevale è tempo di bufale, e quelli di Questa non la sapevi l'hanno azzeccata in pieno. Mercoledì pomeriggio sulla bacheca Facebook del gruppo che si diverte a lanciare notizie impossibili è comparsa la notizia di un fatto molto divertente quanto improbabile. In una parrocchia della Diocesi di Campobasso il prete avrebbe distribuito ostie impastate per errore con farina allucinogena, con conseguenti scene di delirio collettivo di vecchiette fedeli.
Fin qui nulla di strano, un scemenza scritta su Facebook da qualche burlone. Se non fosse che il sito Abruzzo24.tv questa mattina ha rilanciato la notizia. "A Campobasso Ostie allucinogene e caos" titola il portale. Da qui parte un altro delirio collettivo, quello delle testate online che non pensano minimamente a verificare l'attendibilità della notizia (anche solo chiamando l'arcidiocesi di Campobasso e chiedendo dell'effettiva esistenza di una chiesa di Santo Spirito) e la rilanciano a cuor leggero.
Oggi la notizia è rimasta per diverse ore sul Mattino (uno dei primi a rilanciarla), sul Messaggero, sul Sole 24 Ore, su Affari Italiani, su Vanity Fair, corredata dal racconto delle fedeli che rincorrevano il prete brandendo le borsette e dandogli del demonio e dalle testimonianze dei poliziotti che sostenevano di non aver mai visto nulla del genere pur essendo stati al G8.
Dopo che Questa non la sapevi ha svelato la genesi della bufala, e la notizia ha cominciato a circolare, qualche giornale ha cancellato direttamente l'articolo dal sito (come Il Sole), altri se la sono cavata aggiornando il pezzo e parlando di un simpatico scherzo di carnevale, citando in fondo al pezzo il comunicato ufficiale di smentita diramato oggi dalla arcidiocesi di Campobasso-Bojano che invita a "rispettare il sacro in quanto tale".
Véritomètre, candidati all'Eliseo sotto la lente di ingrandimento
Anche la Francia decide di passare attraverso la macchina della verità le dichiarazioni dei candidati alle presidenziali. In vista del primo turno previsto tra aprile e maggio prossimi, dalla collaborazione tra il canale all news i>Télé ed OWNI (bel progetto tra mediattivismo e new journalism) è nato Véritomètre, strumento che sottopone alla prova del fact-cheking le dichiarazioni rilasciate dai politici che aspirano a conquistare l'Eliseo. Il team che sta dietro l'applicazione verifica la veridicità degli interventi pubblici e fornisce una serie di dati (ricavati da fonti ufficiali e presentati in forma di grafici), classificando poi ogni citazione come "corretta", "imprecisa" e "scorretta". I risultati del fact-cheking vengono poi aggiornati quotidianamente e diffusi su i>Télé.
Il fact-cheking è una pratica comune del giornalismo Usa, applicato normalmente agli argomenti più svariati. Proprio per aver seguito la corsa alla Casa Bianca vinta da Obama nel 2008 il sito PolitiFact ha vinto il premio Pulitzer.
@tigella va a chicago, e noi?
Claudia Vago - blogger, net activist, social media curator e chi ne ha più ne metta, conosciuta su Twitter come tigella - ha lanciato in questi giorni una campagna per raccogliere fondi (in Rete) che le serviranno ad andare a Chicago per raccontare le vicende del movimento Occupy. Nel mese di maggio a Chicago ci saranno il G8 ed un summit della Nato, ed attraverso Adbusters il movimento che è nato a Wall Street e si è diffuso a macchia d'olio ha annunciato che entrerà in azione. tigella ha fatto due conti ed ha chiesto la somma che ritiene necessaria ai suoi potenziali lettori/followers, offrendo in cambio il suo live covering attraverso i mezzi e l'impostazione che gli utenti hanno dimostrato di apprezzare. La raccolta fondi è stata possibile grazie a produzionidalbasso.it, una piattaforma di crowdfunding nata in Italia nel 2005. Il sito offre la possibilità di presentare un qualsiasi progetto e richiedere fondi per la sua realizzazione. Il servizio è gratuito, indipendente, non percepisce percentuali sui progetti prodotti e non aquisisce diritti sulle opere. Quando una proposta ha raggiunto la somma stabilita, parte l'effettivo finanziamento del progetto. Negli anni produzionidalbasso ha contribuito a far nascere tante iniziative, che probabilmente non avrebbero trovato mezzi al di fuori della logica della produzione dal basso. Scorrerne l'elenco è sorprendente. Si trovano opere importanti come Milano 55.1 - il documentario realizzato da 55 videomaker sulla vittoria di Giuliano Pisapia alle elezioni amministrative, la cui produzione ha raggranellato 15.000 euro in rete. Tra i progetti ancora attivi, un film su Vittorio Arrigoni ha messo insieme finora oltre 31mila euro in quote da 10, con l'obiettivo fissato a 45mila. L'idea di un film ambientato nelle Langhe piemontesi ha raccolto buoni propositi per 28mila euro, ma ha poco più di 100 giorni per raggiungere il budget minimo fissato a 150mila. Produzioni dal basso non è l'unico esempio di un utilizzo del genere della Rete. Ci sono anche Eppela - qui la lista dei progetti è generalmente di basso profilo, ma tra quelli finanziati ce n'è sono di interessanti, come quello della videomaker pisana Teresa Soldani e della C-Frames Productio - e Kapipal, creato da un professore dell'Università di Pisa. Su Kapipal sta cercando disperatamente i mezzi che gli permetterebbero di continuare il suo reportage sulle primarie Usa Andrea Marinelli, freelance che collabora con diverse testate italiane. E grazie ad una buona pubblicità (specialmente su Twitter) Andrea potrebbe arrivare a raggiungere il suo obiettivo: 2.000 euro per continuare a seguire i candidati e scrivere sul suo blog.
In Italia ci sono anche siti dedicati alla raccolta di fondi per lavori di stampo giornalistico. Dig it ha dietro un team di professionisti (il direttore è l'ex direttore del Tirreno Andrea Franchini), una redazione che cura le inchieste finanziate dagli utenti affiancando i collaboratori che si propongono. Dal 2010 è online YouCapital, altra piattaforma di crowdfunding per il giornalismo nata dietro la spinta dell'Associazione Culturale Pulitzer. Qui si può aprire un profilo e richiedere fondi per il proprio lavoro. Pubblico Bene è un servizio simile ma focalizzato sul territorio emiliano, in attesa di finanziamento ci sono diverse proposte di inchieste di portata locale. Tutte le piattaforme (così come lo Spot Us italiano, attualmente in abbandono) mancano però di proposte interessanti. Crediamo ancora troppo poco nelle potenzialità della Rete?

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La Cité radieuse in fiamme
Ieri sera un incendio è divampato a La Cité radieuse, il grande complesso architettonico costruito a Marsiglia dall'Atelier de Batisseurs di Le Corbusier tra il 1945 e il 1952. Le Secondo Libération ci sarebbero tra i 20 e i 30 appartamenti distrutti, molti altri avrebbero subito danni. Tutti i 1200 abitanti della cité du Fada (come viene soprannominata la cité) sono stati evacuati, sul posto sono intervenuti 200 vigili del fuoco con 40 mezzi.
Le parti comuni del complesso, 9 piani per 56 metri di altezza - definito un "laboratorio sociale e verticale" - sono state nominate monumento storico nel 1986. Nel 1995 l'onoreficenza è stata riservata anche ad un appartamento.
Qui un po' di foto.
Tu me manques beaucoup François
Oggi François Truffaut avrebbe compiuto 80 anni. Chissà quante emozioni avrebbe potuto continuare a regalarci se un tumore al cervello non lo avesse portato via nell'ottobre del 1984. Mi piace ricordarlo così, con la prima scena di quello che viene universalmente considerato come il miglior film sul cinema mai realizzato.