Stasera voglio parlare dei miei 67 kg. Vorrei dare il mio contributo per la battaglia del peso che molte persone affrontano, purtroppo spesso nel modo sbagliato, e per questo devo partire dall'inizio. Sono alta 1.71 circa, non sono mai stata magra, avevo sempre avuto qualche chiletto in più. A causa del mio malessere, dovuto a varie delusioni, problemi in famiglia e chi più ne ha ne metta, passai un lungo periodo rifugiata in casa, depressa, incapace di prendere la mia vita in mano. I mesi volavano ed io mi chiudevo sempre di più in me stessa. Non dico di essermi sfogata sul cibo, ma il non fare movimento (nemmeno una misera passeggiata) mi aveva fatta diventare enorme. Mi guardavo allo specchio e mi disgustavo, e più mi guardavo più mi odiavo, e odiavo tutti. Allontanai amicizie, la scuola, qualsiasi contatto con l'esterno. I jeans non entravano più, restavano fermi sopra le ginocchia, le t-shirt mi stringevano le braccia, risaltavano la pancia e i rotoli di grasso sulla schiena. Non avevo il coraggio di pesarmi, ne di uscire. In casa nessuno si accorgeva di niente, ero sola... Sola con quell'abominevole immagine nello specchio. Non ricordo il motivo, ma una mattina mi svegliai e trovai il coraggio di salire sulla bilancia. 110 kg. Inutile dire che scoppiai immediata a piangere, per la testa zampillavano mille brutti pensieri, la mia vita non poteva andare avanti, sarei stata obesa per sempre e avrei vissuto chiusa in me stessa finché la morte non mi avrebbe liberata di quel corpo. Nei giorni seguenti provai a indurmi il vomito dopo i pasti ma mi spaventai quando iniziai a vedere del sangue. Sapevo che quello che stavo provando a fare, nel tempo mi avrebbe fatto perdere completamente il senno, così rinunciai e iniziai a rifiutare di mangiare. Dopo due giorni mi sentivo già uno schifo, ero debole e lo stomaco faceva letteralmente un male cane, avevo paura perché (per mia fortuna) sapevo di essere emotivamente e psicologicamente fragile, anche quell'atteggiamento mi avrebbe fatto perdere la testa... E molto di più. Mi pesai ancora. Avevo perso 3kg, avevo sofferto vomitando e poi non mangiando, non ne valeva la pena. Se volevo perdere peso, dovevo farlo nel modo giusto. Mi convinsi a contattare un dietologo. Il giorno della visita ero terrorizzata, sudavo, tremavo. Cosa mi avrebbe detto? Avrebbe funzionato? Ottenni la mia dieta e la cominciai al lunedì. Il solo fatto di provarci mi rendeva un po' più felice, ero convinta che le cose sarebbero andate un po' meglio, che presto mi sarei sentita bene. Le settimane passavano, il mio entusiasmo si esauriva assieme alle pietanze che non mi saziavano affatto. Verdure, verdure e solo verdure. Una fetta di prosciutto e una briciola di formaggio. Lo stomaco brontolava e mi innervosivo, ma tenni duro. Tornai dal medico per un controllo, la bilancia segnava 104 kg. Ero contenta, ancora un po' e il mio peso avrebbe avuto solo due cifre. Dopo due mesi avevo perso 11kg, ma non riuscivo più ad essere severa. Mi concedevo spuntini fuori pasto o pasti completamente fuori dalla dieta, finché ad un certo punto smisi completamente e non mi feci vedere più dal dottore. Ero "soddisfatta" dei miei risultati ma la situazione mi sfuggi di mano. 115 kg. Non solo avevo recuperato il chili persi, ne avevo presi anche extra. Ovviamente il mio morale e la mia misera autostima tornarono a terra. Sotto terra. Non era servito a niente, avevo fatto la fame per pesare poi ancora di più. Mi facevo ancora più schifo. Dannata incapace. Ripresi ad andare a scuola, rassegnata al mio aspetto fisico e, come potete immaginare, a scuola non ero di certo riempita di complimenti. Panzona. Qualcuno creó anche una simpatica parola fondendo "panzona" è il mio cognome. Il mio odio per le persone cresceva ed io diventavo sempre più schiva, introversa e si, antipatica. Ero sola. In realtà tentavo di farmi degli amici, ma avevo sempre paura di essere giudicata o derisa, mi vergognavo. Così ho perso amici alla quale non importava niente se ero grassa, ai loro inviti ad uscire declinavo sempre e giustamente dopo un po' non mi invitarono più. O venivo emarginata o mi emarginavo da sola. Ero stufa. La mia vita non andava avanti, il mio peso condizionava tutto nella mia vita, ogni minima cosa, ogni singolo istante. Avrei voluto evaporare, sparire, diventare invisibile. Immaginavo i dialoghi fra le persone: "Hey, lo sai chi è sparita?" "Chi?" "La cicciona! La palla di lardo!" "Ah davvero? Com'è che si chiamava?!". Ero inorridita. Ma ero convinta. Avrei fatto qualsiasi cosa per dimagrire. Avrei patito la fame, avrei rinunciato ogni cosa pur di non sentirmi più così. Volevo una vita (in tutti i sensi) normale, smettere di essere condizionata dal mio peso, volevo degli amici, volevo uscire e fare tutto quello che fanno le ragazze della mia età. Volevo potermi vestire in un qualsiasi negozio, volevo una taglia normale. Volevo vivere. Trovai un nuovo dietologo che mi fornì una dieta più sana e meno drastica. Mi imposi di rispettarla per filo e per segno. Non mi sarei arresa, per nessun motivo. Valeva la pena farlo. 115 kg, taglia 56. Mese dopo mese perdevo peso, taglie, acquistavo autostima ed entusiasmo. Dopo i primi 20 kg mi sentivo diversa. Facevo attività fisica. Le scale erano meno faticose, i jeans diventavano larghi, il mio viso si affinava. Il mio corpo cambiava e anche io. La mia vita prendeva una piega migliore, avevo degli amici, un fidanzato e tutto era più bello. Vivere era fantastico. Ho impiegato 2 anni e mezzo per perdere 48 kg e ancora oggi sto lavorando sul mio corpo per rassodarlo. Oggi peso 67 kg e porto una 44, non sono una modella ma mi sento meglio con me stessa. Sono fiera di quello che ho fatto. Purtroppo quello che ho vissuto è stato traumatico, ho ancora diffidenza nelle persone, la mia autostima è sicuramente cresciuta ma nell'anima porto le cicatrici di quell'esistenza passata. Tengo regolarmente sotto controllo il mio peso e se prendo un solo chilo entro nel panico. Oscillo fra i 66 e i 67 kg, mi dicono che sono fissata ma ora che sapete la mia storia capirete che è più che normale. Il terrore di tornare a vivere in quelle condizioni non mi abbandona mai, un giorno spero sarà solo un ricordo lontano. Quello che volevo dirvi con questo è che davvero volere è potere e che non c'è bisogno di ammalarsi e autolesionarsi. Vomitare e non mangiare non serve a nulla se non a farvi perdere completamente la strada. I miei 48 kg sono briciole in confronto ad altre testimonianze. Ma soprattutto bisogna capire quando fermarsi. Talvolta restiamo così segnati che vorremmo diventare secchi come chiodi e allora vogliamo perdere ancora e ancora peso... e se fino ad allora avete combattuto l'obesità, vi ritroverete a combattere con un altro male, forse anche peggiore. Trovate la vostra serenità nella salute. Un abbraccio e buona fortuna ❤️