Una riscoperta, quella della pittrice toscana, che prosegue speditamente e che tocca un altro prestigioso lido, il Museo di arte moderna di Torino, con un evento a lei dedicata, nella splendida Wunderkammer.
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Una riscoperta, quella della pittrice toscana, che prosegue speditamente e che tocca un altro prestigioso lido, il Museo di arte moderna di Torino, con un evento a lei dedicata, nella splendida Wunderkammer.

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Una mostra dalle tante aspettative ma dalle difficili conclusioni, il creativo newyorchese pone le basi per il proprio lavoro ma l’esposizione stenta e il pubblico deve metterci del suo
L’esposizione, da tempo concordata, è manifestazione, celebrazione, ricordo dell’artista torinese, che si mostra in un corpus di opere
NovitĂ , riscoperte, raritĂ .

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Si potrebbe rinunciarci ma poi cosa avremmo da mangiare. La quotidianità ha inflitto tremende sconfitte e portato morte più di qualsiasi altra sindrome, malattia o alienazione. In eccesso è un male ma se applicato alle discipline umanistiche è anche benessere. Lo stesso che invade il corpo e la materia con l’ansia di arrivare, di essere una potenza indagatrice e nel contempo di trasformarsi in un fallimento esemplare, un candidato alla scomparsa. L’artista è lo stollo intorno a cui la paglia si ammassa e regge, regge ben oltre il peso del proprio peso ed è piantato nella terra, a sentire il frescure umidiccio e mucido delle erbe, del fango e delle vene d’acqua, forse troppo profonde. La volontà di diventare prima di essersi schiarita la strada. Allora si che l’ansia non è solo la sciarpa dello stomaco ma il motore del bolide.
Carattere titolo: Â Noteworthy
Mi sono accorsi degli anni per partecipare in modo attivo, ostracizzando la passività indotta dallo spazio e porre l’oggetto alla mia attenzione. Da questo fronte ho mosso per strapparmi la mistificazione che il manufatto possiede per suggestione. Non è un dono, mi si creda, ma è una scatola elegante, giustificativa anche di un cattivo risultato. Mi è stato logico in seguito umanizzare le fredde superfici, le sculture, le pitture, gli scarti, le composizioni. Ma senza parola l’uomo è privato di un poderoso senso di comunità . Nella mia comunità l’oggetto ormai discorre ed è l’unica motivazione per cui non mi sono ancora arreso a considerare museale e fintamente mitizzabile un corpo che è prima di tutto immateriale.
Carattere titolo: Verdana
Chi controlla il verbo ha il predominio. Regola scontata che non vale solo per sottomettere un popolo ma anche per aiutarsi. L’abuso di anglicismi non ha indebolito il vocabolario (semmai l’ha inspessito di significato) ma il parlato invece ne è fortemente intaccato. Parlare con terminologia tecnica è una delle arti oscure del lavoro di oggi. L’arte, logico, non fa eccezione, anzi, si accomoda nell’alveo del fiume attendendo la nuova piena. Comunicati stampa, parlato, termini tecnici, slang, ogni parola è un ringraziamento a chi comanda, a chi impone regole e necessità . Se vogliamo essere indipendenti e risalire alla nostra identità (se ne fa un gran disquisire) è cogente l’atto di riproporsi italiani, con il ricco bagaglio di sfumature che la nostra lingua ci concede. E ben venga il doppio linguaggio, ma partendo dal proprio. Si capisca.
Carattere titolo: Luminari
Intraprendere la carriera del /della gallerista comporta l’accettazione contrattuale della sovrabbondanza di domande da risposta inevasa. Di natura strettamente psicologica quando si approccia un ragionamento d’origine creativo. Finanziaria, nel tenace conflitto tra interesse e capitale, sospesi nel dubbio di aver percorso il sentiero sbagliato. Strutturale, nel mistero del chiodo con il quadro, del tassello nella scultura, nel supporto con l’installazione, c’è, incastonato a vena aurifera maledetta, il sospetto della condanna al disastro. Ma te lo tieni per te. Morale, nel poco elegante e sempre celiato denaro, nell’optare per opere di comodo o gradite, nella selezione d’artisti mosci ma vendibili. Organizzative, un palinsesto annuale,che si pretenda foriero da errori, è già sintomatico di follia, compiere la medesima azione in ulteriore anticipo è per avventurosi inebetiti dalla droga del rischio. Personali, del resto nessun gallerista è esente dalla peggiore delle minacce, dal senso del perché lo si debba fare, esistendo in mezzo a segnali d’aruspici e preveggenza artistica da pizia.
Carattere del titolo: HerculanumÂ
Scheda libro Eleuthera: abstract, indice, materiali e rassegna stampa

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All’Istituto svizzero milanese, l’artista torinese ritorna sulle sue tematiche e ci mostra un lato privato grazie ad un racconto della nonna… _ _di
Tra tubi d’ottone, candide calle e cucchiai di miele, nella sua ultima personale Mario Airò rievoca e suggerisce – forse in maniera un
Divisori invisibili, sarebbe più corretto. Nell’arte il margine è frastagliato e sovente elegante ma escludente. Esistono gruppi, apparentamenti, simpatie, necessità di socialità che sanno di limitazione, il limes è “il resto”, idealizzato o reale che sia. L’arte ha curiosi paletti, regole e leggi da adocchiare  ma adombrando l’ipotesi che siano scritti per la clandestinità del pensiero. Siamo lontani dalla carboneria, qui è il piccolo mondo, l’angolo bianco e profumato. Eppure la creatività , si sa, è sporca, vaga, ondivaga nelle richieste, quasi adolescenziale se presa come passatempo. In fondo all’artista come al gallerista, al collezionista al pare del voyeur, basta l’accettazione. Sua, meglio se affratellata a quella degli altri tutti.
Carattere titolo: Lao MN
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I galleristi si sono eletti tali per evitare di lavorare. “Fare il gallerista è sempre meglio che lavorare”, celebre frase assurta ad esempio della categoria. Di famiglia spesso ricca, danarosi uomini e donne, per noia, diletto o errore, mettono in piedi luoghi dedicati alla cultura, spesso per il ceto alto o superiore, con opere dal valore vertiginoso e dal senso incomprensibile. Una puntina per disegno? Se messa su piedistallo vale una fortuna. Un pezzo di carta abbrustolita nell’angolo della sede? Roba da milionari, cifra iperbolica.I galleristi, le galleriste hanno molti aiutanti, curatori leccaculo ed effemminati, collezionisti viziati, edaci, ben vestiti (dal calzino colorato ed irriverente). Si arricchiscono con percentuali disgustose, altissime, gli artisti così facendo si trovano costretti alla fame ma per paura di perdere il lavoro accettano qualsiasi vessazione. Le gallerie vengono chiuse per noia patrizia, il ricco imprenditore, scansafatiche, troverà un altro giocattolo con cui dilettarsi.
Quanto lontano ho sparato dal bersaglio del luogo comune?
Carattere titolo: Silom

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Quanto poco l’arte odierna sopporti i comunicati stampa è rintracciabile nella loro composizione. Fogli di carta sempre più sottile, graficamente curati sino al logo, per poi deperire nelle righe successive, suggeriscono o complessi ingranaggi del pensiero (mi denuncio, l’ho fatto anche io) o amorevoli considerazioni sulla nascita della mostra (fatto anche questo, ma con meno enfasi, lontano dalla linea sentimentale comunque). Gli avventori dei vernissage e dopo (quattro gatti, diciamocelo), afferrano sempre meno volentieri la spiegazione fornita dalla galleria o da altro ente, salvo poi contestare l’oscura e incomprensibile visione dell’esposizione. Segue spiegazione a voce che svela ulteriormente come quel foglio, vituperato e preda degli uffici stampa, sia ormai un oggetto desueto, analogicamente difforme dall’evoluzione del settore. L’informatica è più che altro una tomba successiva, dichiarata dalla frase: “Me lo leggo sul sito” e tu che hai passato tempo e prove per giungere sin li, ti vedi in fronte ad una specie di oracolo. Lo sapevi che sarebbe finita così. Impavido sognatore.
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