Oggi mi son resa conto che non sarò giovane per sempre. Eccoli i miei 26 anni.
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"Scusalo, ha avuto una vita difficile"
Sarà sicuramente un limite mio, ma non sono mai riuscita a vedere alcuna consequenzialità tra l'aver avuto vita difficile e il rendere difficile la vita altrui. Tutte le vite sono difficili, però solo alcuni riescono a farsene un alibi per la loro cattiveria. Di queste persone io non scuso alcunchè. Murgia
però questa consequenzialità nei fatti c'è per quanto la Murgia non ci voglia credere. È un fatto che le vittime di violenza o abusi soprattutto in tenera età tendano a riproporre questi schemi. Non è una scelta logica, non è semplicemente una scelta perché alcune cose nell'essere umano si formano inconsciamente sulla base delle esperienze vissute. Tutte le vite sono difficili ma alcune sono più difficili di altre ed è difficile capirlo quando non ci si trova dentro. È difficile per chi non ci è stato dentro immaginare come vede i rapporti umani una persona cresciuta in un ambiente violento. Negli ultimi anni l'uomo tende a elevarsi ad un livello logico altissimo dimenticando che alla fine siamo animali e come altre specie siamo terribilmente legati alle prime esperienze... così come un cane non imparerà il controllo del morso se non ha una buona madre o sarà un soggetto competitivo se cresce in un ambiente con poche risorse (es. cibo) a disposizione. Conosco persone che sono da anni in terapia perché consapevoli di avere dei comportamenti disfunzionali eppure questi non smettono di esser presenti anche se regolati, ma anche poter fare psicoterapia é un privilegio che puoi permetterti solo se hai una più che decente situazione economica. Non si tratta tanto di alibi quanto di comprensione. Questo ovviamente non significa che bisogna farsi calpestare in una relazione perché l'altra persona ha avuto delle difficoltà nella vita.
eh quindi come va?
Tanta gente sta peggio di me. Io sono giovane, che ne so. Eppure mi pare sempre che la vita ne abbia una nuova da buttarmi addosso. L. mi ha chiesto "come va con l'ansia?" l'ho trovata una domanda troppo intima che mi ha messo in difficoltà e di brutto umore. Lo so, mi lamento sempre. Magari dovrei tenermelo per me, dopotutto il lamento se non lo dici ad alta voce mica continua ad esistere. Magari era una preoccupazione sincera. Il fatto è che non mi pareva di averle mai parlato dell'ansia di cui soffro e questa cosa mi ha messo a disagio. Non che ci sia niente di male nel fatto che ci si confidi con un'amica dicendole "ah sai G. ha questo problema X quindi é successa questa cosa", però se qualcuno lo avesse detto a me di un problema del suo partner io non sarei andata diretta a chiedergli come andava quella cosa, perché magari se avesse voluto parlarmene me lo avrebbe detto lui stesso. Mi è sembrata poco stupita anche quando ho parlato della riabilitazione del pavimento pelvico, probabilmente con D. avranno parlato anche di quello. Non mi piace essere così esposta in partenza senza nemmeno che sia colpa mia. Farmi sentire malata mi fa sentire sempre più malata.
A 15 anni esprimi delle idee assolute. A qualcuno piace ancora farlo a 30/50/70 anni. Oggi non penso più che la monogamia sia una stronzata, e non perché come qualcuno mi diceva "quando troverai una persona che ami davvero capirai" ma perché ne ho indagato le origini, le ragioni storiche e psicologiche che ci spingono alla monogamia così come quelle che ci spingono al poliamore e alle relazioni aperte in genere. Ho scoperto la complessità. Ho fatto una serie di scelte che mi hanno portato a mettermi tanto in discussione e lavorare tanto su me stessa. A 15 anni esprimevo concetti assoluti anche perché dovevo relazionarmi con una realtà, quella della provincia dell'Italia meridionale, che mi faceva sentire sporca, stupida, non cosciente. Quante volte mi sono ritrovata con persone che "ah no, io non potrei mai" che poi erano le stesse che - fidanzate - mi contattavano di notte e non per fare due chiacchiere sul PIL. Quante volte mi sono infilata in relazioni con persone che pensavano di potermi cambiare nonostante avessi detto di non essere monogama dal primo momento... poi quelle relazioni finivano ed - inevitabilmente - finivo additata come stronza (per non dire altro).
letteralmente io

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solo abitudini
ho passato una serata spiacevole. G. mi aveva già dato sentore di essere quello che fa la battuta simpatica che ti fa ridere in gruppo ma che poi risulta essere poco apprezzabile visto da vicino. Io, chiaramente, non mi sono fidata delle mie sensazioni (brava, dopotutto ti hanno solo sempre dato ragione) e l'ho incontrato comunque. È anche vero che il mio astio nei confronti del mondo mi porterebbe a rifugiarmi in una grotta in Uzbekistan salvo poi stare il resto del tempo a rimpiangere quel poco di civiltà utile alla mia salute mentale. È anche vero che non so campare. Da G. c'era anche B. che non ho inquadrato benissimo ma che non ho interesse ad inquadrare di più, ho dedotto una passione per la c0ca1na che già di per sé non è che sia proprio la sostanza più bella da associare ad una persona. G. si è dimostrato molesto, irrispettoso, egocentrico e arrogante. Sono già stata con persone con caratteristiche simili ma non posso proprio più. Una me del passato sarebbe anche rimasta affascinata da qualche racconto e avrebbe rubato il meglio dalla persona e dalla situazione (cosa che mi rendo conto ha contribuito in qualche modo in positivo alla mia vita) ma la me di oggi si è seduta sugli allori di un certo stile di vita con delle relazioni di una certa qualità e ha smesso di accontentarsi e rassegnarsi ad un certo tipo di interazione. Basta così, grazie. Dopotutto anche questo é volersi bene, no?
pensieri del 2019 ed aggiornamento
ho ritrovato una nota di novembre 2019 che diceva così:
"Non lo so perché ci trasciniamo dietro una caterva di male... I miei fratelli, per me lo sono... Ho sempre l'impressione che per noi ci sia qualcosa di drammatico anche nella gioia. I miei amici più cari non stanno veramente bene, alcuni a tratti, alcuni da un po' alcuni si trascinano dietro qualcosa da sempre e ho l'impressione che continuerà così. Quasi tutti in una qualche terapia, con lo psicologo, con lo psichiatra... Forse in parte un po' ci siamo scelti per questo nel tempo già da quando avevamo 11 anni, per quell'inquietudine, l'ovosodo come nel film, che non va né in su né in giù.
A. dallo psichiatra e ormai non ci sentiamo più, D. pure in terapia, lui da un sacco... R. dopo anni insoddisfatti a sgobbare in una fabbrica di cialde per caffè si è trasferito con la sua famiglia in Tr, un posto che non gli piace e dove non conosce nessuno. M. ha sempre avuto qualcosa che non andava, momenti su, momenti meglio di tutti noi, ma con quell'ombra che lo accompagnava come le nostre e che ogni tanto si faceva più pesante.
Mi ha scritto M. chiedendomi d'improvviso se poteva stare da me un po'. La ragazza che stava frequentando ha tentato il suicidio con un sovraddosaggio di trittico, che pare un farmaco antidepressivo, gli ha scritto una lettera e pare che lui si senta in colpa.
La verità è che per quanto mi piaccia pensare che tra fratelli anche se non ci si dice "mi dispiace" lo si sappia a volte io come gli altri non sappiamo che altro dirci. Come quando è morto M, io che gli dovevo dire a suo fratello (che era stato il mio primo amore ed uno dei miei migliori amici), che mi dispiaceva? Ci è morta una parte di tutti noi, non oso immaginare a lui... Allora dicevo che la verità in questi casi per me è che finiamo per essere soli. Perché in questi momenti é difficile sentire gli altri, che dicano o meno qualcosa."
Come state amici miei? Chi lo sa, spero meglio. Non so più niente. Non ci vediamo più. Siamo come gli ex compagni del liceo che si vedono qualche volta all'anno e non sanno bene di che parlare? Spero di no ma a volte pare che la situazione sia questa. Non appartengo più al vostro mondo e non appartengo nemmeno a questo.
circumvesuviana
comunque secondo me sono due gli odori più evocativi della provincia: quello di pioggia+smog e quello del copertone fumato in circumvesuviana
I-sola
Spesso non mi auguro nient'altro che di vivere in un'isola alla Robinson Crusoe. A volte sono tentata di considerare l'umanità come una malattia della pelle della terra. Ma solo qualche volta, quando sono molto stanca, e mi vedo davanti uomini così grandi, che sono peggiori delle bestie. In fondo però si tratta solo di tener duro, di resistere, nella massa che non tende a null'altro che al proprio tornaconto. Per loro, per raggiungere questo obiettivo, ogni mezzo è giusto. Questa massa è così travolgente, che si deve essere già cattivi semplicemente per restare in vita. {La Rosa Bianca}
Antichi Proverbi
una delle frasi che mi sento ripetere da sempre é "fatti i fatti tuoi". "chi si fa i fatti suoi campa 100 anni". Me lo chiedo da sempre però, ma come fa uno a campare 100 anni tenendosi dentro tutto il lerciume che vede? Come fai a farti i fatti tuoi quando senti piangere disperata una bambina? E se quella bambina piange davanti a te, non diventa un fatto tuo?

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Casa
A tavola si parlava del fatto che Zio M. ha detto che la camorra non esiste. Oggi nel 2019 nella provincia di Napoli come in Sicilia negli anni 80. Che c'era una volta forse, ma mo non esiste. Nonna ha detto che ci crede bene che lui lo abbia detto, so tutti amici suoi. Allora nonna ha raccontato di una giornata, nel periodo in cui stavano costruendo casa nostra... la casa per lo più l'hanno costruita lei, il nonno, i bisnonni e per cui erano sempre giù in giardino a prender mattoni. Un giorno qualcuno é andato da zio M. e gli ha detto "don Mimì dicitece a vostra sorella che c'adda ra coccos" e zio M. lo ha detto alla nonna che si è subito rifiuta. Zio M. ovviamente, che pure stava costruendo, glieli ha dati eccome. Un giorno 3/4 uomini sono entrati nel nostro giardino, all'epoca un terreno e basta, e ci hanno trovato mia nonna sempre a lavoro, col suo metro e 50 e un mattone in mano. "Professoré, però coccos ce l'ata rà". Allora nonna si asciuga la fronte, li guarda e gli dice che quà soldi nun ce ne stann. "Professoré almeno cocc spicciolo ce l'ata rà". Nonna gli dice "ma secondo voi se io c'avevo i soldi stavo quà a m spurcà 'e mman? Ccà sord nun ce ne stann". Oggi mi chiedo se veramente quella signora di un metro e 50 col mattone in mano era riuscita a convincerli, o se ci mise una mano mio zio, 'on Mimì.
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Ho sempre l'impressione di essere scollegata. Sempre un po' come se la mia vita non fosse veramente la mia, e il corpo pure. Ho sempre sentito forte un senso di appartenenza al mio territorio. Pensavo che sarei stata sempre inchiodata a casa mia, e per casa intendo la provincia, l'interland napoletano. In realtà non sempre. Quando avevo 11-12 anni mi sentivo totalmente diversa da tutto quello che mi circondava, ma non perché i miei compagni avevano le pagliette e io i pantaloni a zampa e quelle magliette discutibili e usate degli anni 90, cioè anche, ma proprio perché non li capivo quelli che mi circondavano, non capivo perché mi sentivo diversa e non volevo esserlo. Andavo a comprare un paio di cose "alla moda" e poi tornavo a chiedere velatamente alle mie compagne di classe se quelle potevano andare. Poi peró non stavo bene. E si vedeva che non ero manco capace a mettermi ste cazzo di pagliette, sembravo strana. Non capivo perché io con le pagliette sembravo strana. Non capivo perché non sapevo parlare napoletano e mi prendevano in giro. Non capivo un sacco di cose (quasi quanto non ne capisco ora), fortunatamente però capii di dover scappare da quella scuola. Al liceo era diverso. Al liceo, non so ancora bene come, mi iniziai a sentire al mio posto. Napoli era diventata casa mia. La provincia era casa mia. Dicevo che non me ne sarei mai andata. A Casalnuovo fino a crepare volevo rimané. Forse faceva talmente schifo che volevo convincermi di starci per volontà e non per inerzia. Questo bisogno di forte appartenenza non lo so da dove venga ma me lo so sempre portato dietro. Poi é finito pure quel periodo. La voglia di reazione adolescenziale, l'autoreferenzialismo e gli ideali so durati troppo poco. Finito l'entusiasmo dei 15 anni, lasciato il liceo, tornato periodo di alienazione dal mondo. Forse avevo di nuovo provato ad essere un'altra. Avevo di nuovo 11 anni e quel forte senso di alienazione si era di nuovo impossessato di me. Incapacità, e poca voglia, di comunicare con il mondo esterno. Il buio. Mi sono iniziata a sentire spenta, un burattino senza anima che faceva scelte casuali, dettate dal corso degli eventi. La gente di merda, la coca, la solitudine. Un'altra cosa che non ho mai capito é perché io non sia mai riuscita a lasciarmi andare e a sprofondarci in quel buio. Sempre rimasta in equilibrio, precario, ansiogeno ma costante. Non sono mai caduta e non mi sono mai rialzata. Mi sono lasciata trascinare. Mi sono lasciata trascinare anche quando si parlava di conoscersi. Però é stata quasi come una riabilitazione. Mi hai trascinata perché le gambe non mi funzionavano. Così ho imparato ad usare le mie. Ti sono venuta incontro da sola. Hai sconvolto il mio equilibrio. Lo abbiamo fatto assieme. Ho lasciato la mia casa, che ormai non era più mia. Forse volevo convincermi che non fosse più mia. Di non esserle mai appartenuta. Forse quel senso di appartenenza che tanto desideravo e rivendicavo c'era, ma era forzato e volevo illudermi di averlo scelto. Mi manca il senso della realtà. Ad oggi continuo a chiedermi tutto.
Noa
Ma cosa avrebbero dovuto fare? Legarla ad un letto ammanettata per non farle tagliare i polsi costringendola a far terapie inutili per il resto della sua vita? Ma soprattutto, c'è un team di esperti che ha fatto le verifiche del caso, non è che concedono il suicidio assistito come le caramelle. È davvero necessario discuterne? Oltretutto, se avesse avuto una malattia fisica non ci sarebbe stato tutto questo scalpore, solo perché non ci si è ancora resi conto che la mente può essere altrettanto invalidante e ancora si giudica con superficialità chi soffre terribilmente quotidianamente. e perché pensate che la depressione sia SEMPRE curabile? Avete mai avuto a che fare con una persona da 20 anni in cura che senza o con farmaci comunque non ha risolto niente e "vive" in stato praticamente vegetativo? Perché mettiamo che fosse curabile ogni tipo di depressione/disturbo, in questi ipotetici 5, 10, 20 anni di cura questa persona, come ho scritto su, la terreste sempre sotto osservazione pure quando va al cesso per non far sì che si ammazzi? Che senso ha? Quando poi questa persona passa 20 anni così e ti accorgi che non ha funzionato gli dici "ah scusa pensavo si potesse curare tutto"? Perché anche questo é accanimento terapeutico. Oltretutto dove non c'è il suicidio assistito la gente si ammazza comunque, negandolo li condanni solo a farlo da soli chi sa come.
quello di cui ho bisogno è di fare una cazzata così grande da non riuscire a salvarmi.
[ Chuck Palahniuk - Invisible Monsters ]