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Il treno può sembrare un posto di merda. Talvolta lo ĆØ davvero, letteralmente, intendo. E più ci si affanna a liberare la mente dal continuo fruscio metallico delle rotaie, più il rischio di collasso nervoso si manifesta. Il martirio acustico ha un effetto bizzarro anche sul nostro udito. Una strana bramosia ci assale. Vorremmo, almeno per qualche un istante, perdere la capacitĆ di sentire, invece finiamo per scivolare in una sorta di realtĆ aumentata. Ogni sforzo di isolamento produce risultati opposti alle aspettative.Ā
Ć incredibile come ogni impercettibile sibilo divenga limpido e tremendamente fastidioso alle nostre orecchie. Mentre tentiamo vanamente di esorcizzare l'ansia, l'affanno dei sospiri si alterna con l'irrefrenabile ritmo del ginocchio. Giù e su. Un movimento sussultorio, nevrastenico. Vicini a varcare la soglia di massima sopportazione, un pensiero illuminante ci pervade. E in modo graziosamente violento ci conficchiamo le cuffiette nel timpano, minandone l'integritĆ per il resto dei nostri giorni. I Metallica sapranno eliminare ogni fastidio. Questo ĆØ ciò che crediamo. La soluzione tiene per ben cinquantotto secondi, un miracolo.Poi? Cosa? Da capo. Lo sappiamo. Niente ĆØ passato.Ā
Allora, iniziamo a scambiarci sguardi clandestini con gli altri passeggeri. Scrutiamo con avida malizia. Controlliamo finanche il grado di usura delle suole degli altri. Ci domandiamo da dove vengano e sopratutto dove siano diretti. Allo stesso tempo, l'occhio viene distratto dai riflessi traslucidi di verde smeraldo che il vetro della locomotiva esalta. Ć bello fuori. Piacevole. Pochi istanti e ricominciamo a fissare furtivamente qualcuno, sebbene l'imbarazzo di incrociare la vista di chi siede nell'altra metĆ del vagone, ci comprime la testa nelle spalle.Ā
Eppure, lentamente, un timido sollievo inizia ad abbracciarci. Siamo strani noi umani. E mentre la suoneria di un maledetto smartphone ci fa sobbalzare, ricominciamo a riflettere sopra i massimi sistemi del mondo e sulle innumerevoli leggi della fisica che disciplinano il suono.Ā
Nel frattempo, vampate neuronali ci proiettano in sella ad un cammello, erranti in un deserto sorprendentemente familiare. E basta poco per goderci, vestiti finemente, camicia bianca e cravatta blu cobalto, uno skyline che toglie il fiato. Tutto in millesimi d'istante, in un meta-mondo incredibile.Ā
Segue una fase di riposo. Un nebbia celebrale, morbida e cinerea. Finalmente un frammento di tranquillitĆ . Umana, sempre molto umano.
Sorridiamo.












