Lettera breve a un amore del secolo scorso ( 5)
in questi giorni ho ritrovato, non so da quali lontananze animiche e fisiche, l’ odore del fumo e del freddo contro stellate altissime, senza pietà, in cui le mie montagne parevano guardiani posti a custodia di un’ altra soglia delle cose.
Ho vissuto questo certamente in una primissima infanzia, o forse anche prima.
Mi sembrava di riconoscere le immagini, anche fisiche, di possedere la conoscenza come atto di approfondimento, ma più ingenuo e più appassionato della semplice avventura delle emozioni.
Qui tutto pare festa di condivisione: al ristorante, per le strade, sulla neve.Io mi sentivo, per la prima volta, un uno che si fondeva con un uno e mai nella vita sono stata così felice compagna a me stessa.
Siamo pochi, nell’ Universo.
Cosi’ ti sento, quietamente brucio, come un fuoco che so condurre.
E ti porto nelle regioni abitate dall’ assenza: di paura, di struttura, di catalogazione.
Non sei quasi mai nel pensiero, ma nella sensazione fisica.
O, se volutamente mi affaccio al pensiero di te, lo conduco nel mio essere e forse tu la senti arrivare una gioia sconosciuta.
E’ la mia stessa di quando mi inabisso nella Bellezza, che qui è così forte e tangibile da sopraffarmi.
Come fa l’ odore degli aghi di pino nel bosco al mattino prestissimo, o il caffè bollente vicino a un fuoco.
Vesna, il tuo Uno di fuoco.