Due a sei.
C'è la differenza del triplo. A un certo punto, c'è la differenza del triplo.
Passo il mio tempo, al lavoro, accompagnando i bambini ad imparare a non fare male agli altri. Mi prodigo affinché le dispute evolvano in dialoghi ed accordi efficaci; mi faccio in quattro perché la rabbia venga conosciuta e giocata e non agita sugli altri. Passo il mio tempo, a casa, a raccomandare ai miei figli di usare le mani per costruire ed accarezzare, mi metto tra loro quando hanno una gran voglia di picchiarsi e li aiuto a trovare una soluzione con le parole, e quando si fanno male reciprocamente chiedo di fare pace con un abbraccio, in modo che i loro corpi piccoli e sapienti sentano la differenza tra l'amore e la rabbia. Conosco moltissimi colleghi, genitori e addetti al lavoro, che assumono questi atteggiamenti: prima di ieri sera non mi sentivo affatto una pecora nera, ma anzi parte di una comunità educante che pensa alla convivenza pacifica e civile come mèta.
Poi arriva Facebook, il grande amplificatore dei pensieri del popolo. Poi arriva uno dei mille gruppi di Facebook di amor patrio, uno di quei gruppi da bassa padana spinta in cui si postano scorci carini del proprio paesone e aneddoti di “quando eravamo giovani ed era tutto più bello, più facile, più pulito”. E in uno di questi post mi capita di commentare. Sì, ieri sera non sono riuscita a stare zitta. In un commento si dichiarava apertamente la volontà di risolvere a sprangate sul naso la questione di alcuni loschi figuri che hanno cominciato a delinquere in paese. E nei commenti successivi si plaudiva a tale commento. Quindi mi è proprio scappato scritto: le sprangate sulla faccia non sono la soluzione in un Paese civile. Il mio commento ha riscosso due “mi piace”. Il commento dello sprangature ne ha riscossi sei. Il triplo esatto. Ora, quand'è che succede questo? Dove si inceppa la macchina? Di solito la maggioranza dei bambini, dopo un po’ di lavoro, riesce a non reagire con la violenza ad un torto subito. Evidentemente, nel passaggio dall'infanzia all'età adulta questa maggioranza si disperde, e la proporzione diventa di due a sei.
Ci ho proprio sbattuto il muso contro. Non faccio parte di una comunità educante. Faccio parte di un minuscolo gruppuscolo che annaspa, lotta, lavora, fatica, piange e continua a sperarci sempre.
M.











