**25 aprile, lassù**
La staffetta arriva col buio.
Ha le scarpe rotte e un messaggio cucito nell’orlo della gonna. Ma stasera il messaggio può aspettare.
Lui è in montagna da tre inverni. Ha la barba del lupo e le mani spaccate dal freddo. Quando la vede spuntare dal sentiero non dice niente. Le prende solo il viso tra le dita, come per controllare che sia vera.
Nel fienile c’è odore di fieno vecchio e di paura. Fuori i tedeschi, i rastrellamenti, la morte che passa col rumore degli scarponi. Dentro ci sono due corpi che si riconoscono al buio.
Fanno piano, perché il mondo là fuori ha le orecchie lunghe. Ma si tengono forte. Perché domani uno dei due potrebbe non tornare. Perché scegliere di amarsi, in quel momento, era già Resistenza.
Non è solo un bacio. È dire: "esisto, e non mi avete tolto questo".
È dire: "finché ci teniamo così, non hanno vinto".
Buon 25 aprile.
Alla libertà, a chi l’ha difesa col fucile e a chi l’ha difesa col corpo.
A chi ha scelto l’amore mentre tutto bruciava.



















