Un modo diverso di scoprire la musica! La musica recensita...la musica spiegata e...la musica da indossare! email: dirtysound.it (at)gmail.com twitter: @dirtysound_it
Lâennesimo trasloco di alcuni mesi fa ha coinciso con lâabbandono del lettore cd e del giradischi del mio âfedelissimoâ impianto hi-fi ed ha reso possibile il fatto di avere parte di una parete occupata da cd e vinili che non ascolto quasi mai ma che custodisco con cura maniacale!
Come naturale conseguenza ho spostato la mia attenzione verso le altre e piĂš innovative forme di ascolto musicale quale ad esempio Spotify!
Ovviamente nel giro di breve la dipendenza è diventata quasi totale.
Passare con nonchalance dallâultimo album dei Q.O.T.S.A. a quello degli Zero7 infilandoci in mezzo i Ministri non è cosa da poco e poco importa se invece di avere tra le mani il booklet di ogni album rimani a fissare il monitor del pc!
Poco importa se poi ogni album non lo ascolti proprio piĂš ma vai a selezionare le singole canzoni creando playlist a tuo completo piacimento e ovviamente in tempo reale.
Ed ancora poco importa se la musica non la possiedi piĂš ma la âfruisciâ (come appunto si fa con i servizi!) attraverso la connessione internet.
Tutto ciò molto bello⌠si ne sono un poâ dipendente però âŚ. attendo con ansia il ritorno del mio âfedelissimoâ impianto hi-fi!
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O forse sarebbe meglio dire...diffondere l'arte costa!Â
Prendiamo la musica..anche chi potrebbe registrarsi il tutto âin casaâ (e ce ne sono di artisti emergenti che lo fanno) e creare il master del proprio album poi avrebbe il suo bel da fare per proseguire con le altri fasi del processo (promozione, distribuzione, gestione tour).
Se poi consideri che le case discografiche (solitamente coloro le quali tirano fuori i soldi per coprire le varie fasi di cui sopra) fanno la loro bella selezione e guardano magari alle classifiche piuttosto che la qualitĂ ecco che per sopperire a tali mancanze molti artisti emergenti (e non) stanno abbracciando un fenomeno giĂ applicato in altri ambiti ed ora sempre piĂš diffuso nel campo musicale:Â il crowdfunding.
In pratica gli artisti si rivolgono direttamente al pubblico, promuovendo il loro progetto artistico e raccogliendo finanziamenti dai propri fan e da chi rimane affascinato dal progetto.
Attenzione..non si parla di donazioni ma veri e propri acquisti legati al progetto artistico, che una volta portato a termine sarĂ fornito al pubblico; quindi cd,vinili,dvd, merchandise, biglietti per i propri concerti che lâartista finanziato produrrĂ e fornirĂ grazie a tutto il pubblico finanziatore (ovviamente se raggiunti gli obiettivi di budget fissati inizialmente).
Eâ di circa 6 mesi fa il successo di Amanda Palmer, ex cantante dei Dresden Dolls, che in rottura con la propria casa discografica ha ben pensato di cercare altre forme di finanziamento e quindi di promuovere il progetto per il suo nuovo album direttamente su kickstater.com, la nota piattaforma web che permette di supportare i progetti di start-up da tutto il globo; alla fine della raccolta fondi la Palmer arrivò ad incassare piĂš di 1.000.000$ anzichĂŠ i 100.000$ fissati inizialmente come obiettivo.
Il suo era un progetto a 360° in quanto partiva con l'offrire il download del nuovo album al prezzo di 1$, salendo di prezzo per le varie copie in formato cd o vinile allegate ad artbook e merchandise vario fino a biglietti per il seguente tour organizzato a promozione del disco; ovviamente, in questo caso, lâessere unâartista giĂ affermata ed avere giĂ una discreta visibilitĂ sul web aiutò non poco la teatrale Amanda nel raggiungimento degli obiettivi.
Eâ invece piĂš recente il lancio di Musicraiser (www.musicraiser.it), il portale tutto italiano, che sulla scia di kickstarter si specializza sul crowdfunding artistico e che ha ricevuto nel giro di pochi giorni ottimi riscontri da parte del pubblico.
Sempre in Italia, e giĂ da prima di Musicraiser, anche altre piattaforme come BoomStarter (www.boomstarter.com) e Produzioni Dal Basso (www.produzionidalbasso.com) si attivarono per un medesimo obiettivo: dare visibilitĂ e concretezza a progetti artistici che non avrebbero troppe chance di realizzarsi tramite gli iter tradizionali, ma che invece possono laddove câè riscontro e coinvolgimento diretto del pubblico.
Si è quindi, pensando bene, di fronte ad un fenomeno innovativo che ribalta (e molto) lâapproccio solitamente utilizzato nello sviluppo dei progetti artistici; un fenomeno che permette inoltre una selezione dal basso direttamente da chi sarĂ poi, utilizzando termini prettamente economici, il fruitore del âprodotto/servizioâ e che lascia emergere quella qualitĂ artistica che, spesso e purtroppo, non troviamo nella vetrina del negozio ma solo nel retrobottega.
Nel video promo del progetto la Palmer dice che questo è il futuro della musica...vedremo se sarà confermata questa tesi.
Nel frattempo vi posso dire che il suo è un buon disco!
www.amandapalmer.net/music/
Diversi giorni fa ho avuto la fortuna di assistere ad un concerto dei Med In Itali, band torinese della quale scoprii lâesistenza circa un mese fa e che mi impressionò positivamente ascoltando online il loro album Coltivare Piante Grasse.
Con tali considerazioni sul loro disco, appena saputo che si sarebbero esibiti quasi sotto casa non ho potuto mancare allâappuntamento.
Sul palco la band si sente a proprio agio e fa sentire il pubblico a proprio agio distillando ironicamente battute tra i vari brani ed ovviamente dando piena dimostrazione delle capacitĂ tecniche-musicali che i 4 componenti portano.
Qualcuno potrebbe pensare cosa ci âazzecchinoâ le piante grasse con la loro musicaâŚbè si potrebbe riflettere sul fatto che spesso la buona musica (quella di QualitĂ ) viene fuori se coltivata con pazienza e attenzione.
Quindi...un gran bellâalbum che trovate in streaming qui: Coltivare Piante Grasse
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"Quello che stanno cercando di dirci è che la vita è come un oceano e noi siamo su delle navi!...quindi se la vostra nave è affondata non disperate!...alzatevi, voi navi affondate!"
Posso dire di aver scoperto gli We Are Augustines grazie al Late Show di David Letterman, in replica da noi in Italia fortunatamente in tutta la sua integrità , e da cui riprendo la citazione che Letterman usò per presentare la band.
Nell'occasione il trio americano suonò il brano Chapel Song, primo singolo dell'album di esordio "Rise, Ye Sunken Ship", e rimasi alquanto colpito dall'esibizione nel suo complesso..la canzone stessa, come il gruppo la suonò, l'interpretazione del cantante.
Recuperato quindi l'intero album, terminato nel 2011 ma in Europa pubblicato solo quest'anno, scopro con grande gioia che gli altri brani vanno ben oltre;difatti le tracce si muovono tra quella vena indie newyorkese, a tratti malinconica ma profonda ed espressiva, e quel piglio rock dove trovano spazio melodie ben strutturate ma non scontate (come per esempio nel brano Augustine).
Un suono quindi ben marcato che dĂ effettivamente l'impressione di un album "suonato"; ovviamente non che altri gruppi non lo facciano ma spesso grandi produzioni tendono a "smorzare" i suoni nella loro completezza.
Se Chapel Song suona apparentemente piĂš pacata rispetto alla versione live, brani come Philadelphia (City of the brotherly love) e Patton State Hospital tirano fuori le unghie e creano dei ritmi piĂš serrati.
Situazioni piÚ intime, associate a tendenze folk, le si possono trovare in East Los Angeles e Strange Days dove "I giorni sono cosÏ strani/ dalla mia finestra/ ma lei è andata / è andata / non tornerà mai indietro / e dovrò voltare pagina".
I brani si snodano lungo le problematiche esperienze del cantante/autore Billy McCarthy con la propria famiglia; The Book Of James, in particolare, fu scritta in seguito al suicidio del fratello affetto da schizofrenia.
Da tutto ciò quindi il titolo liberatorio di tutta l'opera "Rise, Ye Sunken Ship" (Alzati, nave affondata!).
Voce e pianoforte accompagnano i 3 minuti di Barrel of Leaves prima del finale con la traccia The Instrumental che, come suggerisce il titolo, è effettivamente un brano strumentale dove intervengono in lieve presenza dei fiati.
Si potrebbero aggiungere ulteriori considerazioni, analisi e commenti ma forse la cosa migliore è premere play e...iniziare l'ascolto!
Ascolto una loro canzone incuriosito inizialmente dal loro nome..il Silenzio è Sexy!
Scopro poi che devono la scelta ad una canzone del gruppo sperimentale-progressive EinstĂźrzende Neubauten.
Questo gruppo olandese ormai attivo da diversi anni sembra essere un pionere del web..difatti dal loro sito sono ascoltabili in streaming oppure direttamente scaricabili i loro 2 album; sempre on-line, offrono inoltre molto materiale da poter âprelevareâ gratuitamente per i piĂš svariati usi.
Il loro secondo album âThis Ainât Hollywoodâ cattura subito lâattenzione con lâiniziale âCome Back To Youâ , un brano di potenza con le chitarre e vari delay a rincorrersi;la voce del cantante Hendrik-Jan de Wolff inizialmente desolata si arricchisce in un crescendo fino al chorus âWhatever takes me away / i will come back to youâ.
Con lo stesso spirito vagamente indie(?!) come nel brano âNight Outâ ma allo stesso tempo accostandosi a gruppi come possono essere gli Interpol o Editors , i Silence Is Sexy traccia dopo traccia tessono un percorso ben definito unendo piĂš stili e lasciando scoprire brani per nulla scontati (â1984â).
La title-track âThis Ainât Hollywoodâ si sviluppa come una ballata che con incedere incerto esplode nel finale; altro brano che merita attenzione può essere âTalkâ , un pezzo in pieno stile âdecadenteâ dove sono le chitarre quasi a sostenere la voce che nel finale si duplica in una sorta di supplica (âI need you tonight/I need youâ).
Volendo trovare punti deboli allâopera si potrebbe puntare il dito forse sullâeccessiva âpacatezzaâ nei testi,pur sempre legati al rapporto, forse finito, tra partners ma scivolando in una situazione certamente ricorrente anche in album di artisti molto piĂš affermati.
A concludere lâalbum la traccia acustica âClosing Titlesâ che appunto porta ai titoli di coda dellâopera e con una vena malinconica cerca(forse!) di chiudere con il passato ringraziando per i bei momenti (âWeâll meet again and climb our ladder to the moon / This is almost homeâ).
Altro motivo che mi fa spezzare una lancia a favore di questi ragazzi olandesi è la cura dellâartwork!!
..si ok..siamo tutti dâaccordo che quel che conta è la musica però riprendere lo spirito con il quale si scrive la suddetta musica e riportarlo anche negli atteggiamenti e nella cura dei dettagli come può essere il booklet del cd (a me garba assai...) fa piĂš che piacereâŚentusiasma!
Quel che ne esce alla fine è un buon album, con un percorso ben delineato e che fa ben sperare sul loro continuo!
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Uno spaccato della carriera artistica di David Bowie nel periodo della sua permanenza a Berlino e la nascita di uno dei suoi album piĂš conosciuti :Heroes!
âŚuna batteria energicaâŚil bassoâŚed il cantato a completare
â lâensembleâ..âA che cosa pensi / quando non pensi a me..â
Si apre in modo diretto e dâimpatto il demo-album dei Linfa, trio modenese attivo dal 2005 e ormai noto in quel di Modena tanto da arrivare sui palchi personaggi della stazza di Paolo BenvegnĂš e Marta sui Tubi.
Ascoltando le tracce del demo sono evidenti i riferimenti musicali ai quali il nostro trio si poggia, il rock acido e graffiante 90â˛s tipico degli Usa , poi sviluppatosi anche in Italia grazie a numerosi gruppi italioti (per citarne uno..Verdena).
La traccia âArmiâ sintetizza bene lâaria che pervade lâalbum, ma citando le altre degna di nota è âCarverâ con il suo arpeggio inziale che lascia spazio ad un ritornello energico e potente;la batteria sempre presente su tutte le canzoni ma per questo mai invadente o pesante!
Il cantato, esclusivamente in italiano, viene bene interpretato e riesce a convincere sia negli episodi piĂš energici che in quelli piĂš pacati, quasi sussurrati;in questâultimi forse si evidenziano di piĂš i riferimenti di cui sopra.
Unâottimo debutto per i tre ragazzi al quale speriamo si abbia un degno seguito discografico nochè una presenza live assidua..anche se per quello vediamo che sono giĂ ârodatiâ!
Un sunto della storia di una delle band piĂš importanti degli ultimi decenni.
Dai primi album alla consacrazione con âLondon Callingâ  fino al successo con âSandinistaâ e âCombat RockââŚnon solo Should I Stay or Should I Go?.
âOut of itâ..ultimo album di questa band, o meglio one-man
 band canadese, con il piglio per lâelettro-pop!
 Infatti Brad, giovane canadese e veterano del web, si diverte
 da anni a comporre, registrare e produrre i suoi dischi,
 rendendoli completamente reperibili on-line gratuitamente,
 invitando inoltre i suoi fan a prendere le sue canzoni e§
 crearne nuove versioni remix!
Elettro-popâ..âPopâ per le concessioni alla melodia con un fare coinvolgente ed ironico ed âelettroâ per lâutilizzo di drum-machine, voci filtrate, sinth ben amalgamati con strumenti quali chitarre e batteria.
Lâiniziale âDropping out of schoolâ rende bene lâidea del genere sopracitato e di come si sviluppa buona parte del disco;un loop iniziale ed una chitarra acustica da apripista ad un ritornello su due voci che facilmente rimane in testa. Voce e testo che in certi episodi ricorda lâironia del Beck di âSexx Lawsâ.
Tra alcune tracce quasi esclusivamente acustiche troviamo una âTotal Breakdownâ e âUnderstood by your Dadâ dove invece a farsi sentire son le chitarre, maggiormente elettriche che in altri pezzi , tirando fuori dei brani energici e di impatto ma non per questo scontati o banali! Nella conclusiva Youâre not going anywhere si ha il pezzo intimista; il piano iniziale a sostenere la voce lascia spazio ad un lento crescendo di chitarre e fiati , con una seconda voce femminile quasi sussurante.
Uno dei pregi di questo album rimane senza dubbio il suo essere accessibile..il suo lasciarsi ascoltare in totale disinvoltura accorgendosi solo allâultima traccia di essere alla fine!
Molti diranno âNulla di nuovo sotto al soleâ!âŚforse!
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